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LIBRI E RECENSIONI. RACHEL CUSK - ONORI

L'ARTE DI SPARIRE

Con Onori ho chiuso la mia lettura della trilogia di Rachel Cusk (Resoconto – Transiti, e appunto Onori, in originale Kudos), che le ha assicurato un notevole consenso critico e di pubblico.
Ho già argomentato recensendo i due capitoli precedenti quali siano le caratteristiche di questi romanzi, per quali motivi li ho apprezzati e per quali, allo stesso tempo, riconosco loro meno valore di innovazione di quanto alcuni critici abbiano rilevato. Onori non mi ha sostanzialmente fatto cambiare idea su questi due aspetti (apprezzamento e innovazione) ma mi porta a qualche considerazione ulteriore.
Partiamo dall'ultimo aspetto: a leggere alcune recensioni, sembra che la Cusk abbia apportato una sorta di rivoluzione nella narrativa contemporanea, ma ecco, non è così, mi pare un'iperbole senza troppo fondamento, eppure ai libri della trilogia va almeno riconosciuta una natura non ordinaria, nel loro modo di rifuggire sia dalla pura fiction che dalle soluzioni più frequentate dell’auto-fiction o del genere autobiografico, posizionandosi in una terra di mezzo non completamente nuova, ma comunque “in fuga” rispetto alle normali costruzioni ibride o memoriali o autofictionali che si trovano in libreria.
 
Questo diventa molto più evidente nell'ultimo libro della serie, che mi pare il più radicale, il più “programmatico” (quello in cui l’autrice ci svela di più sulle sue intenzioni e sulla sua poetica) e forse il più faticoso (o il meno scorrevole), seppure il risultato finale sia qualitativamente allo stesso livello dei precedenti.
 
Ciò che accade è che la persona che dice “io” (Faye, considerabile un approssimativo alter-ego della scrittrice) si mette definitivamente in secondo piano, in modo (direi) molto Sebaldiano, assumendo una sorta di ruolo da ascoltatrice, da “fonografo” che registra i discorsi attorno a sé, che a loro volta si distanziano da una delle dimensioni presenti in Resoconto e Transiti, quella di cicaleccio di fondo o di buzz mondano. 
E cosa diventano?
Onori si svolge fondamentalmente nell'ambiente della scrittura, tra convegni e festival letterari, Cusk riporta i discorsi di altri scrittori (altri da Faye, naturalmente), dove si uniscono prevalentemente teoria della letteratura e racconti dalle loro vite. Qui stanno molte delle sue dichiarazioni di poetica: la scrittura è inganno, sembrano dirci i suoi (fittizi, ma plausibili) compagni di percorso, ma anche la vita lo è. Come raccontare una vita di inganno, se anche la scrittura lo è (perché presuppone un lavoro di selezione tra le esperienze, o tra l’autobiografico e l’invenzione)? È concepibile una scrittura di denuncia? E una scrittura come riscatto? Come far stare insieme l'inganno e un ruolo morale (o se non altro non immorale) dello scrittore?
Direi che non emergono vere e proprie risposte definitive (o forse non sono stato io bravo a coglierle), ma una possibile sta o potrebbe stare proprio nel metodo qui praticato: farsi fonografo e registratore e, gradualmente, finire per rinunciare a una vera e propria presenza autobiografica e documentata. Sparire nel libro, disperdersi nella non-trama. Riportare. Dedicarsi alla voce degli altri, testimoniando senza giudicare e senza ricattare il lettore con una garanzia di verità, di realtà riportata e certificata dallo scrittore cronachista.
Si tratta naturalmente di una semplificazione, perché Rachel Cusk sta continuando a scrivere, e anche in direzioni differenti da quelle della trilogia). Che però mi pare essere centrale nella sua produzione, oltre che molto studiata e molto pianificata (ambedue le cose in senso positivo).
 
Ma usciamo dall'analisi e torniamo al libro: chi ha letto Resoconto e Transiti troverà anche qui soddisfazione, seppure, come detto, con alcuni importanti e ulteriori spostamenti rispetto ai primi due. Chi non conosce i libri, dovrebbe – va da sé – partire dal primo. La Cusk mi pare una presenza ormai importante nella letteratura contemporanea, con Onori mi sono ulteriormente convinto che ci incontreremo ancora.
 
P.S: nella mania comparatistica ho notato che nella recensione a Transiti affermavo come la Cusk spazzasse via “tutte le Rooney di questo mondo”. Non ricordo perché: sono due scrittrici molto diverse, come programma e anagraficamente. Per onestà non cancellerò quella frase: esteticamente, gli esiti della trilogia e dell’ultimo della Rooney, Intermezzo, sono comparabili. Ma come detto, hanno così poco a che fare l’uno con l’altro (se non una certa qualità analitica nello stile, nella visione) che potete ignorare bellamente quel mio giudizio tanto tranchant. Magari ero di malumore.

Altro aspetto che mi preme sottolineare: alla serie è stato dato, mi sembra a posteriori e mi pare solo in Italia, il sottotitolo di Trilogia dell'ascolto. Il fatto di non averlo sottolineato dove parlo del ruolo di Faye come fonografo è voluto, visto che risponde a una mia lettura ignara di questa (azzeccata) scelta editoriale di "naming".

Voto: 7.5

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Informazioni sul libro
Rachel Cusk - Onori
Traduzione di Anna Nadotti
Einaudi 201i
181 pag.
Attualmente in commercio
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