L'INCOMPIUTEZZA DEL NORMALE
Di Manuela Monda
Dire e non dire. Dire quello che basta e dire quello
che serve. Così i diciassette racconti brevi di Stellario si fanno storie che
ci catturano dentro esistenze spaccate dal rumore essenziale del vivere. In
cui, il vivere è la sola verità che si può raccontare. Non un principio e una
fine. Ma il mezzo. Ciò che accade nel mentre. Uno spaccato. Uno scorcio di
quotidianità. Esperire l’attesa come quel tempo in cui è la parola la sola che
può decifrare ciò che è accaduto e ciò che potrebbe ancora accadere.
E raccontare le zone grigie. Quelle che non si vedono e che pure esistono. Dare voce all'istantanea fulminea di un ricordo. All'immagine improvvisa che scoperchia il passato mentre si guarda al futuro. Disagi emotivi che implodono mettendo in vetrina anime straziate dall'impossibilità, dalle nevrosi, dalle sofferenze ma anche dai desideri, dalle ambizioni, dalle nostalgiche consolazioni.
Stellari da stringere tra le mani sperando, a ogni preghiera, di essersi messi in salvo dal destino.
Pensieri magici come promesse. Speranze come incantesimi.
E raccontare le zone grigie. Quelle che non si vedono e che pure esistono. Dare voce all'istantanea fulminea di un ricordo. All'immagine improvvisa che scoperchia il passato mentre si guarda al futuro. Disagi emotivi che implodono mettendo in vetrina anime straziate dall'impossibilità, dalle nevrosi, dalle sofferenze ma anche dai desideri, dalle ambizioni, dalle nostalgiche consolazioni.
Stellari da stringere tra le mani sperando, a ogni preghiera, di essersi messi in salvo dal destino.
Pensieri magici come promesse. Speranze come incantesimi.
Alessandra Minervini fa dei suoi personaggi e delle sue personagge lo specchio della miseria umana ma anche la profetica attesa di una sua redenzione. “Colui che crediamo altro da noi, non lo è” dice Yasmina Reza ne La vita normale. E non può che non esserlo perché “veniamo da lontano, non sappiamo che ci prende”. Ma se nei tribunali, la Reza utilizza la pura cronistoria dei reati, per accendere, invece, i riflettori sulle densità genealogiche delle esistenze e sulla vita “normale” degli imputati e delle imputate, in Stellario la Minervini racconta l’incompiutezza della vita “normale” delle persone lasciandoci la cifra fondamentale dell’essere umanità e che ha a che fare, proprio, con le eredità genetiche che ci appartengono.
Incompiutezza che si tace. Eppure che non smette di parlare. E dice, proprio, quel che ha senso sapere. Edulcorare non serve, tantomeno eccedere. In queste pagine, parola dopo parola, entra in scena l’essere che è e che nient’altro può essere.
Superlife, Femminile Futuro, Il venerdì sono sempre innamorata, La puzza del lavoro, Dillo a tua sorella, Gli allori. Titoli che incarnano le contraddizioni e le disillusioni proprie dello stare al mondo. Storie che non sono nostre ma che, in qualche modo, ci appartengono, ci dividono e ci ricordano da dove veniamo.
Diciassette aperture entro cui guardare. Di sbieco. Quasi a spiare. Incedere lentamente nella narrazione che sa essere cruda e pure sensibile, rabbiosa e pure gentile. Diciassette vite storte che non temono la postura sbilenca che hanno e che invece ne accompagnano, desideranti, il profilo. Quasi a volerne mostrare a chi legge, con gloria e disincanto, tutte le imperfezioni di cui sono composte.
Esistenze che si legano tra loro e che legano sé stesse alla vita con il filo dell’amore. Amore che può essere tutto e non essere niente. Che può essere cura e può essere malattia. Che può essere morte e che può essere salvezza. Un fragilissimo filo che cuce i lembi delle loro ferite. Questo è l’amore in Stellario. Un filo che trapunta a volte creando cicatrici. A volte squarciandone la carne.
Perché “è l’amore quell'imperdonabile andirivieni di guai in peggio”.
Una narrazione realistica che non teme di farsi poetica quando a tenere la scena è il dolore. “L’acqua scende e le lacrime pure. Deve essere il linguaggio intraducibile dei morti con i vivi. L’acqua cade con le lacrime, sono i baci di mia madre dal cielo”.
Madri mancate. Come Antonia in Per chi sono questi fiori che “non perdona le stanze vuote dei figli mai nati”. Madri che tornano o che non sanno dove restare. Che cercano sé stesse o che vivono nei desideri di quei figli che arretrano davanti alla pretesa quotidiana dell’andare avanti. Anche da soli.
Quello che fa Alessandra Minervini, in questa raccolta, è raccontare l’amore, il desiderio, l’ambizione, il dolore e persino la violenza con la leggerezza descrittiva di una umana resistenza.
Perché se c’è una cosa che tiene insieme le vite diversissime in questi racconti è proprio la capacità di essere vite umanamente resistenti.
Aspettare un figlio che non arriverà o perderne uno, restare orfani di sé stessi nella mancanza di una madre. Diventare grandi aspettando una madre. Aspettando un padre. Aspettando la loro chiamata. Affacciarsi a una finestra che non resterà più chiusa. Perdere l’infanzia a una festa di compleanno. Amare chi uccide e uccidere chi si ama. L’amore che torna nelle sue forme e nei suoi versi. A rime baciate. Oppure incompiute.
Scrivere. Nonostante tutto ancora e solo scrivere. Nell'ultimo dei racconti Una bella fetta di torta troviamo l’autrice che interroga, spietata, la scrittura. “Perché scrivi, quante volte me lo hai chiesto. Amica io non lo so perché scrivo. Boh. Invento ogni volta una risposta diversa. Quando si scrive si smette di sapere (…) Scrivere è salvezza e malattia insieme, perdere e trovare nello stesso momento”.
Con uno stile libero dal pregiudizio e dall'imposizione chiusa e bigotta della morale i racconti di Stellario si leggono come se fossero un rosario di preghiere recitate a voce dimessa oppure urlate, con la grazia di restare nella testa nel sibilo di un ricordo da cui è difficile separarsi.
Anche dopo giorni e giorni dalla lettura.
-----------------------------------------------------
Informazioni sul libro
Alessandra Minervini - Stellario
Revolver 2025
148 pag.
Attualmente in commercio
-----------------------------------------------------
Commenti
Posta un commento