THE SUNDAY CONVERSATION - PUNTATA 5

LA RUBRICA PIGRA E POLARIZZANTE

con Piperno, Brizzi e altri

 

 

 

Oggi sulla Lettura del Corriere c´é un´interessante intervista a Jo Nesbo. In un riquadro si parla di un autore norvegese - Karl Ove Knausgard - di cui peraltro avevo scritto qui  in tempi non sospetti, che sta mettendo in piazza la sua vita, senza filtri e apparentemente senza fiction (anche se poi nel momento in cui scrivi, diventa fiction lo stesso), sta mettendo in piazza la sua vita in piú volumi, per ora 6, e ognuno di essi ha venduto 500.000 copie in Norvegia, un paese di appena 5 milioni di abitanti.
In pratica nel trafiletto si dice che in Norvegia sia stato vietato di portarsi libri in ufficio per non nuocere alla produttivitá.
Paese che vai, usanze che trovi.

Dei paesi nordici mi piace come apparentemente eleggano i propri scrittori a eroi nazionali. Noi siamo piú per la polarizzazione. Camilleri forse si avvicina al profilo di eroe nazionale. La grande bellezza di sicuro no (ha parecchio polarizzato).

Ma non dico che un modello sia meglio dell´altro...l´importante é evitare discussioni tipo Guelfi e Ghibellini.

Tanto tempo fa avevo scritto questa cosa su Piperno, che é un gran polarizzatore. Ora, a me Piperno piace e finché si rimane nella logica di argomentare perché convinca o meno, ci sto.
Mentre rifuggo da cose del tipo "MA COME FA A PIACERTI PIPERNO?", purtroppo pare uno scrittore che suscita questo tipo di reazione.

Un altro polarizzatore per ragioni sbagliate é secondo me Enrico Brizzi. Mi trovai a discutere sul fatto che in realtá il fortunato "Jack Frusciante..." fosse stato scritto da qualcun altro. Ora, ai tempi lo scrittore era giovane e si affidó a Canalini e Transeuropa, e conoscendo il contesto di sicuro ci sará stato un robusto editing.
Da qui a immaginare che Brizzi abbia un ghost writer ce ne passa. Che poi: cui prodest? Cioé se io ghost writer bravo so scrivere un libro come il Frusciante, perché non espormi in prima persona? Sembra un po´la storia di Cyrano de  Bergerac. Forse ha il naso lungo, il Ghost Writer.

E di fatto il Frusciante é un gran bel romanzo adolescenziale. Poi Brizzi si era un po´perso, ma la recente trilogia ucronica (L´inattesa piega degli eventi - La nostra guerra - Lorenzo Pellegrini e le donne) é davvero convincente, a Brizzi riesce un´operazione da scrittore maturo ovvero creare un mondo parallelo assolutamente convincente, a farcelo vivere, digerire, mostrarcelo e non spiegarcelo.
E ne "La nostra guerra" riesce addirittura a far "lievemente" parteggiare per Mussolini.
Per dire a Roth nel "Complotto contro l´America" la cosa non era riuscita altrettanto bene (eresia? no, non credo).

Uno che polarizza ma di cui non parleró qui é Busi.
Uno che ha polarizzato sopratutto me, ma per colpa di D´Orrico che lo ha paragonato a Roth (a D´Orrico ogni tanto viene sta mania di paragonare gli scrittori a Roth) é Gaetano Cappelli.

Uno che vorrebbe polarizzare e che invece non si riesce e non se lo caga nessuno é Massimiliano Parente (che poi é uno bravo eh, almeno a tratti).
Il discorso é che Parente prova a polarizzare scandalizzando, ma ahimé non é piú l´epoca, lo scrittore in questo ha giá perso, che vuoi scandalizzare ormai, basta guardarsi in giro sul Web, e poi forse ha giá detto tutto quel geniaccio di Houellebecq...

***
un´altra discussione che trovo un po´inutile é quella del tipo selfpublishing/piccoloeditore vs. major.
I due estremi della discussione sono

1) solo il grande editore é garanzia di qualitá perché hai professionisti che seguono il libro, fanno l´editing etc...

vs.

2) il grande editore é invece sinonimo di storia edulcorata o sostanziale resa verso la commercializzazione e/o il marketing

Due grandi baggianate. Credo che alla fine decida la qualitá del libro.
Io sono stato comunque contento di aver fondato lo Sportello Emergenti con il suo giardinetto di autori.

Sono lento ma leggo tutto, do la stessa attenzione che presto ai libri che compro o leggo per mio puro diletto. Con modestia parlando, sullo Sportello non si trovano quelle recensioni per cui ti chiedi se il Blogger di turno abbia davvero letto il libro o la logica sia quella del do ut des.

Piccola panoramica affettuosa:

iniziai da Vimini di Donato Cutolo, un piccolo romanzo molto lirico, una storia per certi versi esile ma affascinante, e ben delinata sopratutto nell´ambientazione campagnola.

poi arrivó Quaranta ruggenti di Debora Maria Mondella. Un libro che - privo di vera trama e personaggi aveva tutte le caratteristiche per "Non parlarmi" - e invece mi ha parlato per la vitalitá della visione e la densitá della prosa. Una sorta di sete di vita che emerge in quasi tutte le pagine.

e poi qualcosa di storto e affascinante come Il vento non sa curvare di Vittorio Schiavone. Storto e affascinante perché ben poco tradizionale in trama e personaggi. Ai tempi mi vennero in mente riferimenti alti: Svevo, Perec, Pirandello.

e ancora Il lavoro della polvere di Fabio Pasquale, una sorta di noir riuscito e molto amaro, dove alla coerenza a orologeria della trama si sostituisce piuttosto un discorso disfattista e nichilista (amaro appunto) sull´identitá.

curiosamente si parla di identitá ai tempi di Facebook anche in Il ricordo di Daniel di Marco Candida, autore peraltro con diversi libri alle spalle pubblicati anche da editori medi, quindi meno emergente in senso stretto. Una sorta di affascinante rilettura noir del Truman Show, la sua opera, con un ottimo controllo su una trama non facile

last but not least, l´opera piú scanzonata finora presa in considerazione (e anche qui non essendo io un grande amante dell´umorismo e del fumettismo puro avevo i miei dubbi) ovvero Le mirabolanti avventure di Spazz Never di Nathan K.Raven (pseudonimo dietro il quale si nasconde...chissá chi...ma secondo me comunque qualcuno che di scrittura ne sa) tra il Benni della Compagnia dei Celestini e tutto un immaginario pop di film e cartoni e fumetti.
Peraltro Nathan é l´unico finora ad avermi chiesto anche una controrecensione/stroncatura, che volentieri gli concedo qui sotto

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