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LIBRI E RECENSIONI. I MIEI LIBRI TOP 2018. IN TESTA ALOIA E JOHNSON.

AND THE WINNER IS

Risultati immagini per la vita riflessa aloia

Vicini alla fine di questo 2018, il consueto appuntamento con i miei libri top dell´anno, come sempre divisi in stranieri e italiani, i primi tre + uno rimasto di poco fuori dalla tripletta vincente.
Criterio: libri di narrativa usciti in Italia per la prima volta nel 2018 e da quest´anno anche ristampe di libri già usciti ma finiti fuori commercio. Insomma, uscite del 2018, ma in senso estensivo.

Inizio con gli italiani perché per la prima volta da quando esiste questa mia ovviamente molto parziale, limitata classifica, che va vissuta come un invito a scambiarsi opinioni su testi che sono piaciuti, è proprio un italiano il vincitore assoluto.

Parlo di Ernesto Aloia con La vita riflessa (Bompiani). Alcuni quando vedranno - più in basso - il top estero saranno magari stupiti. La vita riflessa ha prevalso sia per la qualità compatta, scorrevole ma mai banale della scrittura (si legge o si può leggere quasi come un thriller), ma anche perché sta benissimo nei suoi tempi, affrontando il tema del rapporto dell´uomo moderno con la tecnologia e i Social Media, e su questo terreno accidentato stracciando i tentativi di Franzen in Purity di elaborare sullo stesso argomento, e - prendetela con beneficio di inventario - sospetto stracciando anche, per come ne ho sentito parlare da lettori di cui mi fido, Il cerchio di Eggers.
Premio anche un romanzo di cui si è parlato davvero troppo poco, tanto che, secondo me scandaloso in una classifica dove comparivano moltissimi libri,alcuni di qualità quantomeno dubbia, non ha racimolato neppure un voto nella valutazione finale dei top del Corriere Lettura.

Al secondo posto un altro romanzo che sa stare bene nei suoi tempi, ovvero Un marito di Michele Vaccari (Rizzoli). Uno scrittore che sceglie una storia di ossessione amorosa, se vogliamo una storia antipatica, e la tratta con massimalismo linguistico, proseguendo nella scia (parzialmente) apocalittica iniziata con il precedente Il mio nemico. Confesso che nel buono e meritato posizionamento ha anche influito nel mio caso un bias locale, ovvero la maniera in cui questo romanzo vive e fa vivere la città di Genova, le sue periferie (infinite, Genova è una città fatta di periferie, fin dal concetto stesso di "delegazione") e la sua ricchissima gastronomia.

Al terzo posto una riedizione, ovvero Città Distrutte di Davide Orecchio per Il Saggiatore, sei storie di cui cinque basate su personaggi realmente esistiti, vissuti ai margini della Vera Notorietà, narrati tra precisione storiografica e voluta elusività, racconti che hanno in qualche modo il respiro del "piccolo classico" e che vivono mi pare di riferimenti letterari forti, tra Mitteleuropa e sudamericana di livello.

La quarta nomination va a Sonno bianco di Stefano Corbetta (Hacca), che alla seconda prova fa notare dei progressi rispetto al già buon esordio de Le coccinelle non hanno paura. Corbetta si cimenta con una storia delicata in tutti i sensi, nella materia ma anche nel significato di difficile da trattare (abbiamo una malattia che porta a una serie di ricatti emotivi all´interno di una famiglia in via di disgregazione), e riesce a evitare qualsiasi patetismo e a dominare tematiche appunto non facili.

Arriviamo agli stranieri. Ecco, qui tre nominati su quattro sono prime edizioni o riedizioni italiane di libri non usciti nel 2018. Annata quindi forse non eccezionale per le novità estere, o forse mi sono perso il meglio, non saprei.

Al primo posto Jesus´son di Denis Johnson, per Einaudi, semplicemente racconti che spaccano, i migliori letti negli ultimi anni insieme a quelli di Saunders, di Antrim e del libro che troveremo qui sotto al secondo posto.
Uno scrittore che mi sembra un maestro del genere, una penna dolente, spiritosa e pietosa, assolutamente da scoprire o riscoprire. Sul perché alla fine Aloia abbia prevalso, mi sono espresso prima. D´altra parte, queste sono sempre anche classifiche sentimentali, dove a volte contano l´intuito o l´ispirazione di un momento.

Secondo arriva James Purdy con Non chiamarmi col mio nome (Racconti edizioni), altra voce da scrittore di razza assolutamente da riprendere e riscoprire. Una lingua acidula e brulla, ma capace anche di preziosismi quasi fitzgeraldiani, un autore che mi pare parta appunto da Fitzgerald per poi atterrare dalle parti di Yates o Cheever, narratore di famiglie frante, di sogni americani impossibili da realizzare, e bravissimo a procedere nelle sue storie con continui e minimi scarti che portano verso l´inevitabile incomunicabilità o distruzione di qualsiasi illusione.

Al terzo posto l´unico romanzo del quartetto uscito realmente quest´anno, ovvero Asimmetria di Lisa Halliday (Feltrinelli).
Il romanzo è risultato antipatico a molti, e ne aveva ben donde, la presenza di Philip Roth, la scelta di vendere come romanzo, appunto, quella che è di fatto una raccolta di tre racconti lunghi. Eppure la Halliday è semplicemente bravissima a scrivere, la sua penna nobilita e dà valore aggiunto alle sezioni dove compare lo scrittore di Newark, ma come conferma della sua bravura vale il secondo racconto, che non c´entra nulla con Roth, dove si immagina la storia recente di una famiglia irachena, con grandissima capacità di mimesi e anche di documentazione "filologica".
Che la Halliday insomma insista e ci regali un romanzo vero, con o senza Roth - più probabilmente senza.

La quarta nomination è per un libro appena letto, ovvero Aharon Reuveni con In principio, confusione e paura (Einaudi), prima parte di una trilogia, un possibile classico della letteratura moderna israeliana, con il respiro e la densità del miglior romanzo mitteleuropeo di Storia e Idee alla Musil o alla Zweig.
Sono quasi certo che avrebbe avuto anche posizione migliore se letto in toto, ovvero insieme alle altre due ante della trilogia di cui sopra.

Voglio comunque onorare almeno un altro libro uscito propriamente nel 2018, quindi faccio un´altra nomination per Lo sport dei Re di C.E. Morgan, un´altra scrittrice massimalista, barocca e rifinita nella lingua, che non si nega niente a livello di tematiche (il razzismo, il rapporto genitori/padri e in generale con il proprio passato familiare) e a un certo punto nel romanzo ne infila un altro di formazione "sulla strada" che altri autori sarebbero stati felici di scrivere e pubblicare "a prescindere dal resto".

Come di consueto una nota anche per il migliore romanzo letto in assoluto nell´anno indipendentemente dall´uscita, ovvero Rudin di Ivan Turgenev (Mursia), una vera chicca, un gioiellino nascosto, assolutamente da riscoprire e che per me credo farà da ottimale introduzione per altre più note opere del russo.

Chiudo qui: chi mi conosce sa quale è il libro che mi é piaciuto meno nell´anno, ma evito di nominarlo ancora. Se vogliamo includere una delusione reale, perché stimavo l´autore sulla base di altre opere, direi lo scombiccherato e diseguale Un estate di Leonardo Colombati (Mondadori).

Spero che questo mio umile ranking possa dare spunti per qualche lettura o confronto. Tra poco parte il 2019, e la mia lista è peraltro già piena di anticipazioni. Stay Tuned.