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LIBRI E RECENSIONI. MICHELE VACCARI - UN MARITO

UNA STORIA SEMPLICE


Un marito di Michele Vaccari, è credo uno dei romanzi italiani importanti di questa stagione. Conferma e supera la vena diciamo apocalittica ben sviluppata nel precedente Il mio nemico, qui sviluppata con maggiore coerenza e compattezza.

Di questo romanzo mi piace l´occuparsi di Genova, mi piace l´idea finalmente massimalista, apprezzo come essa si risolva e sostanzia in una scrittura barocca, mi piacciono la distopia educata, e il non essere un romanzo a parabola, anche se sarebbe potuto sembrarlo.

Abbiamo una coppia esemplare, Ferdinando e Patrizia, che gestisce una rosticceria (gastronomia, si direbbe oggi) a Marassi, i due bastano a se stessi, tra delizie del genovesato e ammiccamenti amorosi da coppia completamente collaudata e ritirata dal consesso sociale.
Il Deus ex Machina di questo romanzo è, come sappiamo, un attentato terroristico a Milano, in Piazza del Duomo (il Duomo, se ho ben capito, rimane intatto, e per fortuna), che cambia gli equilibri della coppia, forzatamente, rendendo Ferdinando un uomo finito, eppure in qualche modo intatto.

Tornando ai miei primi apprezzamenti, credo ci sia talvolta bisogno di massimalismo, in letteratura, e Vaccari lo applica, l´idea delle scene madri, le descrizioni lunghe e in qualche modo pretenziose di cibi e luoghi, la lingua pastosa, la capacità di evocare un ambiente che coincide col presente ma si avvia verso un futuro di violenza e anarchia; allo stesso tempo questa non è una storia politica, né una parabola né un romanzo "a tesi", oserei descriverla come la narrazione di un amore e di un´ossessione, Ferdinando e Patrizia lo sono (ossessionati) in primis da se stessi e dalla loro amabile rosticceria, Ferdinando poi lo è da quella mancanza che si sviluppa dopo l´attentato, ma intorno a loro si sviluppano altre deviazioni, ossessioni, inesorabilmente.
Mi pare insomma che in questo libro si siano create condizioni virtuose, la storia, la lingua, la visione, complottano e fanno il romanzo, la scelta di far parlare ai due personaggi - che immagini modesti - un italiano "alto" e di dare loro una visione colta funziona, appena  ti rendi conto che è una decisione ponderata da scrittore.

Come il romanzo non è a tesi o a parabola, così anche la recensione non vuole intermediare un messaggio o un senso generale.
Si tratta o si potrebbe trattare di un inno di amore per Genova, o ancora di una dialettica Genova-Milano, con quest´ultima nel ruolo del gigante egoista, di una storia d´amore, come già detto, di un ritratto lancinante di solitudini condivise all´ombra della modernità, di una ricognizione in un possibile futuro livido e inconcludente.

Qualsiasi cosa sia, si tratta per me di uno dei piú notevoli romanzi italiani letti in questi ultimi anni, insieme a La vita riflessa di Ernesto Aloia e a Le cose semplici di Luca Doninelli.


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Michele Vaccari - Un marito
Ed. Rizzoli 2018
235 pg.
Attualmente in commercio   
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