venerdì 19 agosto 2016

LIBRI E RECENSIONI. CROCIFISSO DENTELLO - FINCHÉ DURA LA COLPA

UN BUIO DI CARTA

Finché dura la colpa



Mi sono accostato con interesse a questo esordio di Crocifisso Dentello, Finché dura la colpa, vista la buona (quasi ottima) ricezione critica su inserti, giornali e fogli che non sempre spiccano per attenzione nei confronti di opere prime per piccoli editori.

Esperita la lettura, al romanzo non mancano motivi di interesse, un forte elemento positivo di coerenza e "conclusività" e alcuni altrettanto forti dubbi su struttura ed equilibri. D´altra parte è un esordio.

In sé la storia non è originalissima: il ragazzo-lettore-adolescente disadattato, le cui eccellenti letture difendono dalle minacce di un mondo circostante volgare, livido, ossessionato dalla brianzola "cultura del fare".
Il pensiero mi è andato all´in qualche modo "seminale"* Tutti giù per terra di Giuseppe Culicchia, ma qui appunto sottolineo la grande differenza e l´elemento positivo.
Il romanzo e il personaggio non abbandonano mai un forte nichilismo, un elemento di quasi totale negazione dell´esterno e del prossimo (il quasi si definisce nei personaggi di Anna e di Agosto, pur abbastanza evanescenti) e Dentello non ha avuto timori nel disegnare in Domenico un protagonista che definirei con un ossimoro potentemente inerte, fortemente e volutamente sgradevole e che con questo certamente rischia di allontanare il lettore, magari alla ricerca di qualche squarcio di luce.
Ma luce non ve ne sarà, e la claustrofobia di alcune scene di interni, la figura di questo padre deluso, sconfitto, volgare, riottoso e terribilmente disperato (a mio parere una sorta di eroe positivo involontario del romanzo) sono tra le cose migliori dello scritto.

Veniamo alla struttura e agli equilibri: giustamente per non farne una pura raccolta di episodi di disadattamento del protagonista, Dentello ha inserito una sorta di "deus ex machina" risalente
all´infanzia del protagonista e una minima sottotrama gialla, che provoca poi un´accelerazione nella seconda parte del libro.
Ecco, questa trama mi pare poco approfondita e un po´apocrifa, difetta mi pare di alcuni elementi di coerenza logica, ha il merito di "costringere" Domenico suo malgrado ad agire, cosa che crea alcune prime interazioni interessanti ma a mio modo di vedere non sufficientemente approfondite, per poi arrivare a un´ ultima "spallata" con un finale nuovamente evocativo, suggestivo, potente e terribilmente scuro. Ma in mezzo non tutto funziona e il lettore rischia di trovarsi un po´spiazzato, se non insoddisfatto.

La mia ultima nota va allo stile, plastico e capace di squarci visionari, modellato su un italiano alto e vagamente démodé a creare un altro attrito tra la trama, le ambientazioni e l´interiorità isolata ed estraniata del protagonista.

Penso che - come per molti esordi - questa fosse la storia (probabilmente in parte autobiografica, gli auguro il meno possibile) che Dentello aveva in testa e non potesse essere scritta in maniera molto diversa da così. Credo che, specie se non crederà al cento per cento ad alcune esaltazioni e peana che ho letto in giro, lo scrittore possa ulteriormente crescere e aprirsi a prove più complete, variate e magari baciate da un soffio di speranza (ma questo sarà lui a deciderlo).

Nel frattempo registro un interessante inizio di percorso, promosso, seppure con le riserve che dicevo sopra.


*seminale il romanzo di Culicchia lo è stato a mio modo di vedere in quanto facente parte di una sorta di rinascita delle scritture giovani italiane (best-seller in contemporanea o quasi al Jack Frusciante) e in quanto proponeva una scrittura piana e accessibile, e uno sguardo direi "normale" dando speranza a chi non avrebbe magari condiviso certe frenesie del Pulp che era sul punto di palesarsi

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Informazioni sul libro
Crocifisso Dentello - Finché dura la colpa
Ed. Gaffi 2015
243 pg.
Attualmente in commercio 
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mercoledì 17 agosto 2016

LIBRI E RECENSIONI. JAMES SALTER - UNA PERFETTA FELICITÀ

RIMANERE NEL PASSATO

Una perfetta felicità


Alla mia terza esperienza con James Salter - nonostante il parere di Richard Ford riportato in copertina, nonostante il tentativo di creare il fenomeno, nonostante una scrittura limpida, lirica -
l´impressione rimane quella di trovarsi di fronte a un buonissimo scrittore, ma non a un grande. Per fortuna un Blogger può dirlo, può sbilanciarsi.

La vita di James Salter si è fatta scrittura dopo la sua esperienza nell´esercito americano, come pilota di arei da caccia, esperienza raffigurata in The Hunters del 1957 e recentemente pubblicato in Italia con il titolo Per la gloria.

Da quel momento e ritiratosi dalla vita militare Salter ha scritto, ha scritto romanzi e lo ha fatto per il cinema, senza mai sfondare ma continuando a essere il classico segreto ben custodito della letteratura, ed essere ammirato e visto come maestro da Richard Ford effettivamente non sembra poco.

Questo Una perfetta felicitá è del 1975, anno nel quale lo scrittore stava divorziando dalla prima moglie (lo evidenzio perché questo tema risuona nel romanzo), in originale si chiama Light Years e pur avendo pagine magnifiche, frasi abbacinanti, conferma sostanzialmente quello che dicevo
all´inizio.

Intanto: Salter è davvero fuori dal tempo, nel bene e nel male. Si legga Un gioco e un passatempo (del 1967), oppure questo, o ancora Tutto quel che è la vita, suo gran finale del 2013. Sembra di essere nella stessa epoca, dove gli uomini sono veri uomini e bevono whisky o Martini, le donne paiono Lauren Bacall, i vestiti di entrambi i sessi sono impeccabili, le case solide, la natura avvolgente e strani esotismi come Internet, i cellulari, la simultaneità, il postmoderno, e tante altre diavolerie non osano entrare.

In altri termini, Salter prosegue tradizioni alla Fitzgerald, alla Hemingway (qualcuno nomina anche Miller) ma non le attualizza, anzi direi che le distilla, alla ricerca della frase perfetta, dell´estasi,
dell´immagine che non si dimentica.
In questo esercizio penso che sia sincero, Salter è scrittore nostalgico e probabilmente reazionario, lo immagino - come i suoi personaggi - innamorato delle tradizioni, ostile alla maleducazione, alle urla, al rumore, alla sguaiatezza. Può andar bene per una commedia o tragedia in costume, può dare
l´impressione di una certa artificialità, se pensiamo che nel 1974 Roth scriveva La mia vita di uomo, Bellow il Dono di Humboldt.

Salter è molto a suo agio, e questo romanzo lo dimostra, con i rimpianti e le disillusioni: la storia di Viri e Nedra - Una perfetta felicità - è la descrizione dell´impossibilità
dell´amore, di come ogni desiderio sia destinato alla frustrazione, di come la libertà confini con solitudine, disperazione e malattia.

Il titolo italiano è particolarmente azzeccato perché suona come un ironico rovesciamento delle vicende: una coppia apparentemente perfetta, un mondo sano e luminoso e poi le incrinature e i declini, i colpi di testa che pure avvengono in maniera soffusa e mai si trasformano in dramma.

In alcune pagine gli scorci e le illuminazioni di Salter sono rivelatori, in alcuni frasi si nascondono dei mondi, vite destinate al rimpianto come in certe inquadrature di Sergio Leone, si veda ad esempio la fase romana di Viri con la giovane amante Lia.

Ma allo scrittore manca l´immaginazione per andare oltre, i suoi sono romanzi borghesi dove tutti i personaggi parlano come libri stampati, condividono la sua voce, dove non solo non entra una dimensione maggiormente sociale e - ohibò - politica, ma nei quali soprattutto ha esclusiva voce in capitolo  un´umanità che non sembra affatto essere cambiata nei propri comportamenti (anche quelli più concreti, intendo, tipo guardare la televisione, trasgredire la legge, urlare, bestemmiare, esprimere pensieri razzisti incontrando un nero, essere rapinati, criticare Nixon o Carter) da quei romanzi degli anni trenta nei quali evidentemente Salter trova i suoi riferimenti. Ma l´impressione da lettore è che il mondo nel frattempo sia cambiato e che e´se desidero quello allora Fitzgerald è più vivace, colorato, lancinante.

Ci si gode comunque la scrittura davvero virtuosistica e quelle non poche pagine di bruciante verità, che qui scottano ancora di più rispetto agli altri romanzi già citati. Non è poco, lo ammetto ma - nonostante Ford - ancora non abbastanza per fare un classico.

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Informazioni sul libro
James Salter - Una perfetta felicità 
Ed. Guanda 2015
Traduzione di Katia Bagnoli
371 pg.
Attualmente in commercio (disponibile anche in edizione economica)
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lunedì 15 agosto 2016

LIBRI E RECENSIONI. CRISTOVAO TEZZA - LA CADUTA DELLE CONSONANTI INTERVOCALICHE

LA VITA NON È SOLO LINGUAGGIO



La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza


Questo romanzo, La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovao Tezza incuriosisce già dal titolo italiano (quello originale è un più normalizzato "O Professor") e rischia di allontanare il lettore che conosciute le prime venti-trenta pagine si senta lievemente irritato da quella voce vanitosa e autocompiaciuta, o magari dai continui incisi e parentesi o dalle numerose citazioni in portoghese arcaico rese meritoriamente dal traduttore Daniele Petruccioli in italiano volgare.

Consiglierei quindi al lettore avveduto e ben intenzionato di non fermarsi lì perché il romanzo acquista significato quando si comprende come sia di fatto una tragedia - banalizzando e parafrasando Bertolucci verrebbe da dire la tragedia di un uomo qualunque - resa sulla pagina in toni ridanciani da commedia.

Il professore del titolo è Heliseu, filologo specializzato nello studio della caduta delle consonanti intervocaliche che segna la separazione del portoghese dallo spagnolo.
Per Heliseu la filologia, il puro significato della parola, ha un valore distanziatorio e vagamente capzioso.
"Il linguaggio mi calma" - dice a un certo punto il protagonista. Non a caso.

Di calma in effetti Heliseu ha grande bisogno, anche se non si comprende subito, necessita di calma, coraggio retroattivo e riappacificazione armonica; lo conosciamo a settant´anni, mentre si sveglia e si appresta a preparare mentalmente il discorso di ringraziamento che terrà all´Università per
 l´onorificenza - un premio alla carriera - che sta per ricevere.

La vicenda si svolge quindi all´interno della mente del protagonista in quelle poche ore di risveglio e preparativi,  nei tentativi di Heliseu di decidere cosa dire e nell´obbligatorio bilancio della propria vita che cerca di fare. Qui credo sia il cuore del romanzo, il motivo della calma e della pace da provare a trovare, forse fuori tempo massimo (perché non bastano bilanci e buone intenzioni).
La vita di Heliseu è stata banale senza esserlo: le piccinerie, gli amori, l´infedeltà punita due volte, le speranze abbandonate forse troppo presto, un figlio omosessuale e altre cose che penso sia più produttivo che il lettore scopra da solo. E poi questo suo aggrapparsi tra lo snob e il disperato alle sue parole, la sua filologia, una scienza da lui intesa nella sua declinazione più pura, non sporcata da tentazioni sociologiche o storiche.
Un comodo rifugio per un uomo a volte sgradevolmente reazionario, o forse chiuso in se stesso, pauroso di mostrare di sé la verità, forse incerto se questa verità esista, un uomo che troppo spesso si rifugia nella boutade, nella risatina vagamente sardonico-isterica e nell´obbligatoria citazione dai testi storici per la formazione della lingua portoghese.

Probabilmente chi legge in traduzione non potrá cogliere significati e risonanze di quest´ultimo aspetto, ma non credo sia decisivo, fondamentalmente questo è un romanzo moderno (ma di intonazione e metodi molto classici) sul destino, l´identità e la vita sprecata.
Posso capire che l´editore Fazi abbia puntato sulla mossa facilmente pubblicitaria azzardando un paragone con Stoner, ma la moralità e la fame di rinunce di quest´ultimo è quanto di più diverso ci possa essere dall´epicureismo destinato a fallire di Heliseu.
In realtà, volendo creare qualche riferimento, ho trovato qualche similitudine con l´andamento a volte saggistico e la voce euforica di certo Bellow (Herzog o anche Il re della Pioggia) e l´uso della lingua può invece ricordare un Aldo Busi molto meno fissato su se stesso, il che da parte mia vuol essere elogiativo.

Infine, un romanzo bello e originale, che andando avanti con la lettura sostituisce le risatine e le irritazioni iniziali con dosi notevoli - ma si spera curative (perché cerchiamo sempre il peggio nel prossimo, anche nel prossimo di carta) - di dolore e umanissime angosce.
Consigliato.

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Informazioni sul libro
Cristovao Tezza - La caduta delle consonanti intervocaliche
Ed. Fazi 2016
Traduzione di Daniele Petruccioli
234 pg.
Attualmente in commercio
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