venerdì 23 settembre 2016

PORDENONELEGGE2016. PIERO RATTALINO - CELESTE E INFERNALE

BEETHOVEN SAPEVA VIVERE

CELESTE E INFERNALE. BEETHOVEN E LA MUSICA DEL CONGRESSO DI VIENNA




Questo con il musicologo (e grande divulgatore) Piero Rattalino e il suo Celeste e infernale  (Laterza) è stato uno degli incontri più interessanti e fruttuosi di Pordenonelegge2016.

Sotto forma di romanzo storico Rattalino racconta "la musica attorno al congresso di Vienna",
l´irresistibile ascesa di Beethoven, il coinvolgimento del pubblico in un momento in cui la classica si "apre" e smette di essere faccenda di pochi aristocratici, questo in virtù di una certa spettacolarizzazione delle sinfonie e di una vera e propria "ricerca del pubblico" che ad esempio Beethoven e Liszt mettevano in atto. Con la loro musica, ed essendo personaggi.

Il libro pare un´ottima occasione per conoscere il Beethoven personaggio, e non solo. Di lui Rattalino dice che "sapeva vivere", col mio moderno parlare io intendo che "si sapeva vendere" a differenza di Schubert (definito sfigato) e di Mozart - vittima della sua arroganza. Certamente visioni inedite e interessanti di tre geni della musica, che prima di essere quello erano ovviamente uomini.

Ma la presentazione é servita all´autore anche per fare il punto: se la musica classica in quel momento conquistò le folle, ora sembra essere tornata cosa per elite acculturate, e Rattalino dà alcune chiavi su come allargarne il pubblico.
Per esempio, i puristi e i critici sembrano snobbare Lang Lang, che invece mette insieme 20.000 spettatori a Milano in Piazza del Duomo. E per Rattalino questa forma di coinvolgimento, anche attraverso la spettacolarità di un personaggio quasi pop, sarebbe invece da lodare, replicare, estendere.
E ancora: si dovrebbe dare al pubblico quello che vuole, non l´ennesima Traviata, non suonare tutte le opere complete ma un "campionario" di arie o sinfonie dal forte potenziale di attrazione anche per un ascoltatore occasionale o non esperto.
Una tesi provocatoria e interessante, anti-elitaria e in questo senso per me immediatamente simpatica.

Rimangono poi, e li ho raccolti sotto alcuni spunti-consigli, eminentemente musicali. Che andrò ad ascoltare, testare, assaggiare, compulsare.

Per rendere atto alla simpatia e alla capacità di affabulazione di Rattalino un ultimo aneddoto su una concezione non elitaria e anti-cerebrale della classica. Si parla del compositore italiano Luigi Nono e del suo "La fabbrica illuminata". Siamo probabilmente negli anni ´70 e Nono va a suonarla proprio per un pubblico di operai, con un classico segue dibattito.
E proprio lì un operaio prende la parola e fredda così il compositore "Compagno, tu parli bene, ma suoni male".

Minimo Repository Musicale

Beethoven - La vittoria di Wellington. Quattordici minuti di fragore e virtuosismo, con per esempio le raganelle a imitare lo sparare dei fucili, gli eserciti francesi e inglesi che si presentano con due distinte melodie. Pochissimo rappresentata perché prevede appunto due orchestre che si fronteggiano a mo´di eserciti, e altre diavolerie coreografiche. In pratica, troppo costosa.
Un Beethoven patriottico e da riscoprire.

Chopin - Variaizoni sul Don Giovanni o - più propriamente - Variazioni su Là ci darem la mano del Don Giovanni di Mozart.

Beethoven - Sonata a Kreuzer

Immagino che leggendo il libro (e lo farò) gli spunti si moltiplichino. Non mancherò.

giovedì 22 settembre 2016

PORDENONELEGGE2016. EDOARDO ALBINATI - LA SCUOLA CATTOLICA

IL LIBRO GRANDE


La scuola cattolica


Ho già ampiamente parlato di Edoardo Albinati e de La scuola cattolica ma posso giudicare utile rifarlo alla luce della presentazione a Pordenonelegge2016, con il sempre acuto Filippo La Porta come moderatore.

In effetti la discussione (in un tendone gremito) ha consentito di entrare un po´nella cucina
dell´autore e illuminare meglio alcuni aspetti del romanzone.
Credo di aver chiarito la mia opinione: quello di Albinati è un good effort, un buon libro ma non
un´opera dirompente né particolarmente innovativa.

In effetti il primo sforzo di La Porta è stato mirato a definire cosa sia l´opera di Albinati. Un romanzo propriamente detto?
Con precisione e lucidità il critico ha parlato di un ritratto di maschi in un interno, di un´educazione sentimentale, di un diario personale scritto in 10 anni, di un ritratto di un quartiere, di una discesa nel male. Tutto corretto.

Ha poi sottolineato le tre componenti probabilmente comuni a ogni opera di narrativa e in particolare i pesi che queste hanno avuto in Albinati.
La descrizione - e ce ne è molta (la scuola, il quartiere, le abitazioni borghesi). La riflessione - ed è centrale (giustamente La Porta sottolinea come il romanzo consista di tanti e spesso illuminati microsaggi). Il racconto - e ve ne è solo "Un po´"(Q.B. verrebbe da dire).

Lo scrittore poi ha preso la parola e incisivamente ha subito messo in chiaro "Ma chi se ne frega se è un romanzo oppure no?". D´altra parte - sempre parole di Albinati - "Il romanzo romanzo è quel genere che non si capisce cosa è. Il romanzo domina e divora". Non c´è dubbio che il libro sia -. anche fisicamente - molto dominante.
Una delle chiavi importanti per questa che io avevo definito come una lunga elucubrazione d´autore la dà ancora lo scrittore parlando del libro come della "Storia di un romanzo che si sta facendo", elemento di posizionamento importante anche per la natura autofictionale di questo tour de force, in questo non dissimile al Ben Lerner di Nel mondo a venire e al solito Knausgard.

Come sempre quando si parla di questo scrittore, si deve sottolinearne l´intelligenza e La Porta lo ha fatto, evidenziando anche il rischio che questa rischi di sopraffare il lettore. Albinati si sente intelligente, si vede, ma lo fa pesare comunque con una certa discreta gradevolezza.

Tra tanti elementi con cui concordo e che mi hanno fatto pensare di aver imboccato una direzione giusta, ragionevole nella mia recensione, dissento invece dal giudizio di La Porta sui "Mostri del Circeo" descritti con il famigerato distacco da entomologo. O meglio: il distacco c´è,
ma l´osservazione di La Porta sembra suggerire un giudizio positivo sulla parte di libro più chiaccherata e che io ho trovato più debole.

In ultima analisi: il tendone pieno, lo Strega, il libro abnorme, lo scrittore stimato anche per le opere precedenti, il bel parlare e le ottime recensioni. Albinati verrà ricordato come uno dei fenomeni (letterari) del 2016, se questo basterà per le antologie e per la futura memoria bisognerà vedere, di certo il rischio (e ne hanno parlato i due sul palco) è che il libro sia più chiacchierato che letto, ma viste le vendite, immagino che allo scrittore e a Rizzoli vada bene così. Il tutto aspettando il nuovo di Giuseppe Montesano (per Giunti) che pare "cubi" 2.000 pagine.

PORDENONELEGGE2016. DANIELE BIACCHESSI E LE STORIE DI ROCK ITALIANO

NON SONO ANCORA STATE SCRITTE

Copertina di 'Storie di rock italiano'


Tra tutte le esperienze di Pordenonelegge2016 questa è stata particolarmente folcloristica, per una serie di motivi.

Intanto i Blogger entrano in una sala semivuota, e li approccia una gentile Angel/assistente che dice loro "ok, con questo pass voi avete diritto al POSTO IN PIEDI". Interessante gerarchia "addetti ai lavori e scrittori / accreditati stampa / pubblico prenotante / pubblico ritardatario e in fondo a questa immaginaria piramide i Blogger-paria". Si trattava chiaramente di un equivoco.

L´altro motivo di bonario folclore è stata la presenza - forte in tutti i sensi - del giornalista Daniele Biacchessi (non lo conoscevo) che presentava il suo libro Storie di Rock italiano (Jaca Book) una sorta di lettura parallela storico-musicale dei destini della nostra nazione.

Il rischio di una simile operazione - non evitato alla luce della presentazione - è di sfociare
nell´effetto nostalgia e nella pura antipatia per la nazione neo-melodica e infestata da Sanremo. A un certo punto sono state lette le classifiche dei gloriosi anni ´70 lamentandosi perché i vari Beatles e Stones si trovavano nelle posizioni di rincalzo. E fin qui ci siamo. Ma se ci proiettiamo nei tempi moderni, vediamo che purtroppo la robaccia commerciale sta in testa anche nei vari UK e US. Comunque non è questo il punto. Biacchessi è classe 1957, ed é rimasto logicamente legato ad esperienze per lui decisive come il prog-rock, i Genesis, la PFM, i Van der Graaf e così via, e ad esperienze antagoniste (oh, il Parco Lambro) di fruizione della musica nel nostro paese. Tutto molto istruttivo, anche se poi é un guardare indietro a rischio di autoreferenzialitá.
In ogni modo il lettore-ascoltatore aperto agli stimoli porta a casa spunti interessanti, ad esempio un po´di voglia di ripescare i primi album della PFM o del Banco viene, anche a chi come lo scrivente ha sempre avuto un po´in antipatia (da pesantezza preventiva) il rock progressivo.

Al di là di consigliare o meno il libro (io non l´ho preso, perché musicalmente sono troppo proiettato a compulsare i miei Mucchio, Rockerilla, Rumore, Blow Up di oggi, dei nostri tempi) Biacchessi ha comunque il notevole magnetismo di chi ne ha vissute tante (forse troppe), e con questo atteggiamento sciallato e la sua cadenza milanese ha coniato quello che per me è il tormentone
dell´anno ovvero il QUESTE CANZONI NON SONO ANCORA STATE SCRITTE.

È un gioco semplice: prendere nomi di band o cantanti degli anni ´70 (suggerimenti: Van der Graaf Generator, Eagles, CSN&Y) e poi pronunciare (mi raccomando la cadenza milanese) quanto segue: perché le canzoni degli xxxxx...non sono ancora state scritte. E quelle degli yyyyy....non sono ancora state scritte.

È bello, è terapeutico, è liberatorio. Provate anche voi. E grazie a Biacchessi.