lunedì 30 maggio 2016

LIBRI E RECENSIONI. TOMMY WIERINGA - UNA MOGLIE GIOVANE E BELLA

LA MALATTIA DEL MASCHIO


Una moglie giovane e bella



Senza spoilerare troppo, il messaggio di questo libro sembrerebbe essere "Attento a prenderti la malattia del Manager"*.
Questo è un piccolo romanzo incisivo e crudele, che descrive il rapporto di Edward, quarantenne virologo di successo, tombeur de femmes quasi per inerzia, e della bellissima Ruth, di quattordici anni più giovane. I due si conoscono, piacciono etc...etc...
Tutto qui? Tutto qui.

La penna di Wieringa è precisa ed entomologica e fa diventare questa vicenda tutto sommato banale (e direi fortemente realistica) una sorta di discesa agli inferi per un Edward che in un passaggio emblematico, a un certo punto nota come attraverso questo rapporto non sia stato lui a ringiovanire, bensì lei a invecchiare.

Wieringa riesce a far emergere un certo tipo di ipocrisie, menzogne e infingimenti che sembrano diventare o essere diventati la vera sostanza di cui sono fatte le relazioni (certe relazioni) e usa abilmente la professione di virologo del protagonista (che sperimenta con cavie e animali vari) per affrontare "in parallelo" i temi del dolore e della sofferenza. L´iniziale cinismo di Edward (e le pagine in cui si parla della sperimentazione animale e dei grandi allevamenti sono particolarmente dure e terribilmente "esatte") si scioglierà in una posizione ben più problematica. Specie per sé stesso.

Un po´come in McEwan o nel pure olandese Grunberg un certo tipo di distacco, la grande lucidità esatta (faccio ricorrere volutamente questo termine) della prosa e la crudeltà dello sguardo ben lungi dal raffreddare il materiale e la storia li rendono ancora più efficaci, come una stilettata ben assestata diretta nelle parti più vulnerabili del Maschio Moderno Occidentale - ma il libro credo divertirà e farà riflettere i lettori al di là delle differenze di genere.

*Definisco Malattia del Manager quando un maschio di (variabile) successo e benestante arrivato attorno ai 40-45 anni lascia la moglie e/o si fa l´amante più giovane, acutamente Wieringa fa qui notare che dopo un po´ i ruoli tendono a ri-sovrapporsi e questa nuova routine diventa "tollerabile solo prendendo un´amante ancora più giovane"

giovedì 26 maggio 2016

LIBRI E RECENSIONI. VLADIMIR NABOKOV - LA VERA VITA DI SEBASTIAN KNIGHT

LIBRO DI LIBRI DI LIBRO DI LIBRI





Non è che venti o trent´anni fa tutti leggessero subito o subito e solo o solo classici. È che non esistevano i Blog.
Non esisteva quindi questo incessante dichiarare le proprie letture e propensioni, che vale anche come ammissione di limiti.

Per cui, questo è solo il mio terzo Nabokov, ed il terzo capolavoro, da cui deriverei che Nabokov scrivesse solo capolavori, o di dover leggere solo Nabokov.

La vera vita di Sebastian Knight passa per essere il suo primo romanzo scritto direttamente in Inglese, e in effetti qui si parla di uno scrittore russo che scrive i propri romanzi in inglese. Ma questa è anche l´unica lettura semplicistica che si possa dare del romanzo.

Nella postfazione - utilissima - Manganelli parla di una "macchina" (romanzesca) "complicata e inutile". Oh, quanta verità. Te lo chiedi, da lettore ingenuo, incolto e immerso nella contemporaneità, cosa abbia spinto Nabokov a scrivere di un personaggio che - non scrittore - cerca di ricostruire la nebulosa biografia del fascinoso e sfuggente fratellastro - scrittore - pescando peraltro a mani basse nei suoi bellissimi libri (immaginari) di cui vengono citati profusamente ampi passi (con una scrittura, come dice Manganelli, ben più colorata di quella sobria e quasi raggelata che Nabokov attribuisce allo pseudo-autore della pseudo-biografia).

(Il bravo recensore deve specificare che Knight significa Cavallo, come negli scacchi, che il protagonista porta l´iniziale V. come Vladimir e chiaramente ci sono tanti altri di quei giochetti che Nabokov amava ma che per fortuna non cauterizzano e calmierano la sua scrittura).

Dove eravamo? Roba da far venire il mal di testa a Calvino.Libri nei libri, giochi di trame etcetera. Nabokov comunque dispiega qui il proprio talento a piene mani, quello comico, quello tragico, le scene di massa (memorabile il viaggio in treno del fratellastro nel finale), gli equivoci (onnipresenti), gli infingimenti e scambi di persona,i doppi, le lingue spurie messe in bocca ai personaggi, Di cosa voleva parlare veramente Nabokov? Voleva farci avere le sinossi dei libri che non ha avuto il coraggio di scrivere? Giocare? Fare la parodia del formalismo russo - il che pare una frase di una canzone di Battiato (e secondo me le due cose c´entrano)?

Non lo so. Ma questo è un libro raffinatissimo, ricco di intelligenza e di emozione, che credo abbia influenzato generazioni di scrittori (ne dico uno perché lo so: Amis) e che va letto. V. a letto.

mercoledì 25 maggio 2016

LIBRI E RECENSIONI. SIMONE INNOCENTI - PUNTAZZA

I PROVINCIALI





La nostra provincia è un ricettacolo di storie, che vanno raccolte e probabilmente raccontate.
In Emilia abbiamo i lunatici e i pazzi di Celati e Cavazzoni, per esempio.
Se mi sposto in Toscana - che fu mia terra adottiva - il pensiero si fa piacevolmente confuso e laterale: potrebbe partire da Tozzi (Federigo, non Umberto) per arrivare a certe atmosfere dei Baustelle (avete presente la canzone "Le Rane"?) passando magari per la Versilia rock di Fabio Genovesi.

Questa breve introduzione per aiutarmi a parlare di Puntazza, esordio con racconti del giornalista (tra le altre cose cronaca nera, robe da uomo da marciapiede - in senso positivo e non hoffmaniano) toscano Simone Innocenti.

Sono nove racconti che vedono perlopiù la presenza di emarginati, disperati, disgraziati, ma non c´è da temere toni cupi o lugubri o la tentazione di guardarsi ombelico o punta delle scarpe. La penna di Innocenti è umana, ruspante, variegata e sempre ironica. Sa essere delicata senza cadere nella tentazione di assolvere queste sue creazioni tenere o bislacche o violente o a volte pateticamente vendicative, scenari dove le due P (Passato e Provincia) complottano per far vivere sempre un po´con l´affanno, con il fiato grosso, come se il meglio non dovesse davvero venire, ma fosse già dietro le spalle. Come se non ci fosse mai stato, un meglio.

In alcuni racconti - tra cui quello molto felice che dà il titolo alla raccolta - si notano anche credo i trascorsi e il presente giornalistico di Innocenti, il che aiuta a dare un tocco di (s)garbato realismo alla raccolta. A ricordare dove siamo o potremmo essere, una Toscana minore non turistica ispida e selvatica.

In sostanza (e di sostanza ce ne è) un esordio azzeccato per Innocenti, una raccolta che mostra buona penna, buona ispirazione e compiutezza di intenti, tanto da far pensare magari a un prossimo cimento con la misura più ampia del romanzo.