venerdì 29 luglio 2016

LIBRI E RECENSIONI - RODRIGO HASBUN: ANDARSENE

ANDARSENE DI RODRIGO HASBÙN: MA NON C´É ARMONIA



Mi sono avvicinato con curiosità a questo  Andarsene dello scrittore boliviano Rodrigo Hasbún.

Fino a un certo punto mi è parso una sorta di Bignami, di concentrato di una saga familiare.

Abbiamo una famiglia tedesca che per i postumi della seconda guerra mondiale (il padre, il personaggio maggiormente riuscito) si trasferisce in Colombia. Un uomo, sua moglie, tre figlie.

Da qui inizia l´esplorazione, la guerriglia: pare che Hasbún voglia alludere a una caratteristica tedesca che vede questi personaggi sempre coinvolti, negli estremi, propugnatori di una visione cinematografica delle cose (il padre) che deriva da Leni Riefenstahl, da una volontà di conquistare, di dominare la natura, le cose, le nazioni o di una ribellione (Monika) che invece pare alludere alla RAF, ai movimenti terroristici tedeschi degli anni settanta.

Tutto questo, questa storia familiare accade invece in Bolivia: Hasbún imposta nella prima parte il romanzo come una saga familiare alla Thomas Mann, per poi rendersi conto di non volerla tirare per le lunghe, tanto che il libro può essere considerato un racconto lungo.

Per questo motivo la storia a mio modo di vedere non funziona, non é equilibrata, passa dalla descrizione della vita della famiglia tedesca in una situazione di esilio (voluto per il padre, forzato per almeno due delle tre figlie, fatale per la madre) alla descrizione delle guerre civili boliviane. Lo stacco é troppo drastico, questo fa del libro un´occasione perduta, sostanzialmente.

Hasbún è abile nella prima parte a ricostruire l´estraniamento di una famiglia tedesca, alle prese con le manie grandiose di un padre che non ha tanto nostalgia del nazismo, quanto delle possibilità che questo offre a chi voglia realizzarsi conquistando, filmando (ambedue le cose), dominando, Ma quando si tratta di chiudere e tirare le fila, mi sembra che la fretta immerga il romanzo (breve) in un susseguirsi di storie lioflizzate, concentrati, Bignami di una saga che -. vista la scrittura classica, tradizionale e non banale - poteva arrivare in luoghi ben più lussureggianti.

domenica 24 luglio 2016

LIBRI E RECENSIONI. STEFAN HERTMANS - GUERRA E TREMENTINA

HERTMANS E IL RICORDO EUROPEO


Guerra e trementina


Stefan Hertmans è scrittore belga di lingua fiamminga e questo Guerra e Trementina gli ha regalato un grande successo in patria e un certo riconoscimento internazionale dopo anni di onorevole servizio.

Si tratta di un "romanzo europeo del ricordo", un libro composito ed emozionante, che a una qualità di scrittura lirica e tradizionale unisce accorgimenti invece piuttosto up-to-date, come l´uso
dell´autofiction, la ricognizione contemporanea di luoghi del passato, l´utilizzo di materiali esterni (fotografie, dipinti, diari).

Hertmans parte dalla storia vera di suo nonno, una sorta di non-eroe che attraversa un secolo circa di storia belga, un´infanzia povera, l´esperienza di soldato nella macelleria della prima guerra mondiale (rievocata con una plastica espressività che fa pensare a certi film di guerra alla Salvate il soldato Ryan) fino a una maturità e vecchiaia finalmente pacificate, in un mondo che cambia, ma da scoprire ogni giorno con gli occhi di chi è grato di esserci ancora, a godere (anche) delle piccole cose.

Il nonno è stato per gran parte della sua vita pittore dilettante (ma abile) e proprio molti dei suoi quadri si trovano riprodotti nel libro, e racchiudono altrettanti misteri e snodi della storia, fungendo da Madeleine proustiane.

Lo scrittore prova a tenersi pudicamente in secondo piano, tranne le sue già citate ricognizioni in molti dei luoghi decisivi per la storia del protagonista e vissuti da Hertmans in funzione lirica, come altrettante epifanie che uniscono passato e presente.

La poetica e il tema sono chiaramente quelli del ricordo, delle impronte dei nostri antenati su di noi, ma quello che potrebbe essere tema personale si fa Belgio, si fa Europa, in controluce - ma senza mandare particolari messaggi - si parla delle vicende di una nazione e di un continente, travagliate rispetto ai nostri tempi relativamente placidi, come se fossero quelle generazioni - quelle del nonno di Hertmans - ad aver sgobbato e sofferto per consentirci di essere la realtà pur poco eroica e straordinaria che siamo diventati.

Come dicevo esiste un aspetto proustiano, e trovo qualche assonanza anche con la poetica dell´indizio e del pedinamento di Modiano, ma mentre nello scrittore francese si rimane volutamente nel vago e nell´onirico, a Hertmans interessa andare in profondità e anzi chiarire ogni dettaglio, provare a spiegare tutto (laddove in verità - e lo scrittore ne è consapevole -.non c´è niente da spiegare, la spiegazione diventa più proficuamente racconto).

Non è questo un romanzo che cambierà il mondo o che - nei confini e nei riferimenti fin qui nominati - porterà particolari innovazioni. Ma è una storia istruttiva e commovente, scritta con innegabile perizia,e che non meriterebbe di passare inosservata.

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Informazioni sul libro
Stefan Hertmans - Guerra e Trementina
Ed. Marsilio 2015
303 pagine.
Traduzione di Laura Pignatti
Attualmente in commercio
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sabato 23 luglio 2016

NEWS IN BREVE. EFFETTO STREGA SULLE CLASSIFICHE DEI LIBRI.

BOOM PER ALBINATI


Premio Strega 2016


Ero curioso di vedere che effetto-Strega ci sarebbe stato sulle classifiche quest´anno, posto che La scuola cattolica di Edoardo Albinati è un libro piuttosto corposo, se vogliamo "scomodo" (fisicamente, come oggetto) o che puó impaurire il lettore.

Dopo un ingresso tra i primi venti la settimana immediatamente successiva alla premiazione, questa settimana la classifica di Tuttolibri (La Stampa) lo vede al terzo posto assoluto, con vendite che potrei stimare attorno alle 7.000 copie.

Il libro era andato benino anche prima del Premio, appena pubblicato, probabilmente agendo su una comunitá di lettori forti che vanno a cercarsi il Grande Romanzo, quello che promette bene per ampiezza e ambizioni.

In ogni modo secondo le mie stime lo Strega ha permesso ad Albinati di raddoppiare le copie, ovvero all´incirca di fare in un paio di settimane quanto era stato venduto fin qui, situandosi ora tra le 15 e le 20.000 copie. Non poco per un libro cosí, e mi aspetto ancora un minimo di "onda lunga".

Quindi: l´effetto Strega esiste, come già lo scorso anno con Lagioia (altro romanzo non semplice). Evidentemente esiste una comunità di lettori - pur forti - che fanno guidare le proprie scelte dal Premio, che diventa come un momento di informazione, una cassa di risonanza o una vera e propria certificazione di qualità.

Tanto piú che questo riguarda sistematicamente il vincitore, altri due libri infatti si sono limitati a rientrare in posizioni molto di rincalzo (tra i primi trentacinque prendendo la classifica di iBuk-Circuito Arianna. Si tratta di L´uomo del futuro di Affinati e La femmina nuda di Elena Stancanelli.
Effetto limitato, quindi, e che tocca solo altri due libri della cinquina, a cui evidentemente viene riconosciuta una maggiore appetibilità direi commerciale (in un caso pare garantire l´editore,
nell´altro il cognome dell´autrice nonché una storia furba e attuale).

Questa è chiaramente una prima analisi parziale a caldo, in ogni modo mi pare interessante come sia stato premiato (in questo caso dal pubblico) un testo così poco maneggevole. L´altra domanda è - come sempre - quanti in realtà lo leggeranno. O rimane uno status-symbol da comodino?