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THE FLOW. IL NUOVO MARKLEY E RIFLESSIONI SU SALLY ROONEY

MARKLEY, ROONEY, HANDKE

Anche per questo inizio di settimana è The Flow (la rubrica) che si presta a qualche novità e riflessione librario/editoriale.

Iniziamo con una novità piuttosto importante: a Gennaio 2023 esce negli Stati Uniti (in Italia qualche mese dopo per Einaudi) il nuovo romanzo di Stephen Markley, The Deluge (Il diluvio), quasi mille pagine di libro dalla trama distopica/scientifico/postmoderna che potrebbe ricordare Powers. L'esordio di Markley, Ohio, era stato un successo di pubblico e critica, anche se almeno qui aveva un po' diviso i lettori, si tratta di un libro non scevro di difetti (molto carico, ad esempio) ma che in qualche modo mostrava una sorta di ritrovata fiducia nel romanzo e romanzesco puro. 


Sugli ultimi due numeri del Corriere-Lettura (parliamo di fine Aprile 2022) l'ineffabile D'Orrico (quello per cui Gaetano Cappelli sarebbe stato il nuovo Philip Roth) si è dedicato alla stroncatura dell'ultimo libro di Sally Rooney, Dove sei, mondo bello.
Questo é ovviamente legittimo, gli addebiti sono però piuttosto tipici (dei critici della Rooney stessa) e li ritengo interessanti ai fini di un discorso su questa autrice.

1) Il nostro intanto lamenta ("mmmh, interessante, vero?" - citazione quasi letterale dell'ironia d'orrichiana) quei momenti descrittivi di passaggio in cui i personaggi mettono le cuffiette, tirano fuori lo smartphone, aprono una app di messaggistica etc.
Ovviamente perfino D'Orrico sa che il romanzo e il romanzesco sono anche costituiti da "movimenti" minuti o addirittura statici, altrimenti cosa dovremmo pensare delle paginate di descrizioni in Proust?
Ma sospetto che in questa sua osservazione ci sia un fatto generazionale o di "visione"; insomma, che descrivere persone intente a entrare nella propria dimensione social venga considerato "letterariamente" meno degno di descriverle - che so - mentre osservano gli alberi o intavolano dialoghi con il vicino di metropolitana.
Sia come sia, la Rooney a me pare una scrittrice che parla di quello che conosce e che si rivolge a persone che conoscono quello che conosce lei (o che sono disposte a conoscerlo). Per cui questa secondo me è una strategia narrativa (ascrivibile al realismo, che poi è indubbiamente il registro della scrittrice) che va a costruire uno sfondo o una cornice plausibile e riconoscibile, diciamo "vera" alle sue storie. Un po' il corrispondente di quello che potrebbe essere, in un romanzo ottocentesco o novecentesco, la descrizione di un personaggio borghese intento a indossare ordinatamente panciotto e giacca e comunicare alla domestica che non rientrerà per cena. Interessante anche quello?

2) Ci sono nel libro queste e-mail tra Alice ed Eileen dove le due parlano - diciamo - di massimi sistemi. Letteratura, arte, politica, marxismo, vita.
D'Orrico cita un trancio di e-mail e liquida quelle parole, quelle visioni, come banali. Ma io credo che l'intenzione della scrittrice non fosse quella di far passare le proprie idee e "sistemare" (rendere sistematica e compiuta) la propria visione del mondo, ma di riportarci la visione "velleitaria" di come i giovani (probabilmente i giovani di ogni tempo, ma qui diciamo i millennial) si illudano di poter interpretare, categorizzare e/o addirittura prepararsi a cambiare il mondo. Quando magari (vedi Eileen) a malapena riescono a interpretare la propria vita o a definirne e categorizzarne efficacemente i confini pratico/materiali.
In altri termini, leggendo per esempio Augie March di Bellow, prenderò quelle che sono di fatto - per gran parte del libro - espressioni di manie di grandezza intrise di filosofia e storia un po' rimasticate come espressioni del pensiero dell'autore a cui richiedere coerenza razionale e fattuale, o concluderò che Bellow volesse dirci qualcosa di (anche autobiografico) su come il personaggio abbraccia (da ebreo di seconda generazione) il sogno americano?

Rimane legittimo non gradire la Rooney, a qualsiasi autore andrebbe forse fatto il favore di non confondere la strategia narrativa con le intenzioni, o le idee, ma anche con la capacità tecnica dell'autore. Se - per dire - Siti è bravo a descrivere modi di pensare e di muoversi e di esprimersi dei borgatari romani, non significa che le sue modalità espressive siano - con tutto il rispetto - da borgataro, o si fermino lì

Un'ultima spigolatura: sta per uscire in Italia il nuovo romanzo di Peter Handke - molto breve - una novella (ma senza le forme strutturate della stessa): La mia giornata nell'altra terra (Guanda). L'ho già letto in tedesco e trovato un libro davvero bruttino e attraversato da un simbolismo un po' greve. Proverò a spiegarmi meglio in questi giorni. Alla critica tedesca è peraltro piaciuto poco: vedremo cosa succederà in Italia, sono davvero curioso (anche se non pronto a ricredermi).

Commenti

  1. Sono loggato al mio account Google, però qui pare di no. Grandissima notizia quella su Markley di cui cercavo qualcosa di nuovo già sei mesi dopo aver letto "Ohio" (che è uno dei miei romanzi americani preferiti). Enzo Paolo - PS grazie mille!

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