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LIBRI E RECENSIONI. STEPHEN CRANE - L' HOTEL AZZURRO

NOVELLA WESTERN


La bella collana Experience Light di Mattioli 1885 offre nel suo formato ridotto ed elegante, tra altre cose, novelle e racconti di alcuni autori americani del primo novecento oggi generalmente dimenticati dopo aver goduto in vita di grande successo popolare. Dopo Booth Tarkington e O.Henry è questo il caso di Stephen Crane, noto soprattutto per il classico Il segno rosso del coraggio, e qui rappresentato con il racconto L'Hotel azzurro. Crane morì giovane ed è probabile che non abbia completamente esaurito le proprie capacità o - per dirla con altre parole - compiuto la propria maturazione da scrittore; ciononostante fu appunto molto popolare, lo si trova comunque rappresentato in alcuni canoni della letteratura americana (ad esempio in quello di Bloom come esponente di spicco del naturalismo) e la mia impressione è che si tratti di uno scrittore di scrittori, di quelli insomma ammirati e letti dai colleghi (per esempio, qui la postfazione è uno scritto di Joseph Conrad). A confermare o avvalorare questo quadro ho saputo - in maniera del tutto casuale e in contemporanea alla mia lettura - che uscirà in Ottobre negli Stati Uniti una biografia di Crane a cura di Paul Auster (titolo "Burning Boy", editore Macmillan, 800 pagine circa).

A giudicare da questo fulminante "corto", Crane era un autore che sapeva intrattenere con grande intelligenza, efficacia e senza fronzoli: sembra quasi di essere davanti a uno Stevenson (qui) calato nella provincia americana e nel profondo West. Qui convivono infatti da una parte il ritmo e la ricerca della suspense tipici del racconto di avventura, dall'altra una forte dimensione morale e uno spiccato carattere di "parabola", tutte e due le cose non estranee (come ovvio) all'orientamento dell'autore verso il grande pubblico popolare (ambedue i termini da interpretare secondo i parametri dei tempi) delle riviste periodiche, dove L' Hotel azzurro era stato pubblicato originariamente.
Non si prenda questa breve descrizione come giudizio negativo o ridimensionamento: ai miei occhi questo è intrattenimento di buon livello, con un gusto quasi cinematografico (quindi molto visivo) per l'azione, per i caratteri e i tipi, anche fisici, e per la violenza, sensata o inaspettata. Nella storia di questi tre uomini che si ritrovano per caso a pernottare in un albergo in un paesotto del Nebraska, e in particolare nell'escalation allucinata di uno dei tre (potremmo chiamarlo "lo svedese") si vede in azione uno scrittore che mostra di conoscere il mondo di cui parla e di saperlo ritrarre con efficacia e perseguendo i propri intenti di maestro di cerimonie senza barattare troppa verità, ovvero senza rinunciare a una certa (qui sinistra) verosimiglianza dell'insieme.

Se mi sono dilungato un po' su un libretto tanto breve, seppur soddisfacente, è proprio per evidenziare che tesori nascosti si possano nascondere nella letteratura americana che fuori dagli Stati Uniti è passata di moda senza mai esserlo diventata. Tutto questo aspettando che si parli - e succederà - del libro di Auster, che magari rilancerà Crane e le sue opere più conosciute. Nel frattempo, questo si legge in mezz'ora di appagante divertimento.

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Informazioni sul libro
Stephen Crane - L' Hotel azzurro
Ed. Mattioli 1885. 2012
Traduzione di Francesco Franconeri
70 pag.
Attualmente in commercio

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