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LIBRI E RECENSIONI. LE BIOGRAFIE DI PHILIP ROTH

FUORI DALLE BOLLE

Senza un vero piano o una vera ragione, il 2021 sta diventando un anno rothiano, con l'uscita di un paio di libri su Philip Roth, che si aggiungono quindi a Roth scatenato di qualche anno fa (era una biografia letteraria, la vita attraverso i libri, per riassumere).

È già rimbalzata sulla stampa internazionale la prossima uscita in inglese - in Italiano per Einaudi nel 2022 - della monumentale biografia ufficiale curata e scritta da Blake Bailey. La ricerca dello "scoop", il sensazionalismo e in generale la costernante tendenza a non leggere, non approfondire e non informarsi, ha fatto in alcuni casi passare l'idea che queste novecento pagine possano essere riassunte in "Ma Roth era veramente misogino?", questo trascurando alcuni fatti piuttosto semplici e a mio modo di vedere incontrovertibili:

1. Blake Bailey non è un giovane giornalista senza scrupoli in cerca di visibilità a buon mercato, ma uno scrittore esperto e stimato, che ha ad esempio al suo attivo le biografie - apprezzate - di Cheever, Yates, Jackson (Charles).

2. Si tratta come dicevo sopra del biografo ufficiale di Roth, che - con lo scrittore in vita - ha avuto appunto l'incarico, ha potuto parlare con lui, ha avuto accesso ai suoi archivi.

Quello che quindi è passato come titolone buono per i tempi (piuttosto miseri) di discussioni spesso "ottuse" (nel senso: chiuse a un vero dialogo) è invece probabilmente uno scambio, una discussione, un'indagine aperta e problematica su alcuni punti che hanno reso Roth controverso: ricordiamo oltre al rapporto con le donne, anche quello con gli ebrei, e in particolare con la comunità ebrea americana.

Per quanto concerne il primo, la seconda moglie Clare Bloom ha descritto  l'ex-marito nella sua autobiografia Leaving a Doll's house come un uomo nevrotico, ipocondriaco, adultero, innamorato solo di se stesso e della propria scrittura. Da parte sua Roth ci ha messo due libri - pieni di vere e proprie bordate - per liberarsi dal fantasma della prima moglie Margaret Martison Williams; resa personaggio romanzesco in Quando lei era buona (non a caso uno dei libri meno convincenti dello scrittore) e descritta senza infingimenti (o almeno con questa promessa e premessa autoriale) nella breve ma densa autobiografia I fatti. Per inciso in quel libro Roth dice senza troppi giri di parole di essere stato contento della sua morte in un incidente stradale (per capire il contesto di ricatti, patologie, "agguati" va appunto letto il libro, è a discrezione di ciascuno quanto credito dare alla versione rothiana).

Le cose sono insomma più complicate di quanto sembrano, nel libro di Bailey ce ne saranno un sacco che non hanno a che fare con il rapporto di Roth con le donne, ed è bene sia così, e per quanto riguarda quello, probabilmente per ogni ex-moglie o amante convinta nell'accusarlo di essere un mostro manipolatore e narcisista, troveremo altrettante amiche o ancora ex-amanti (come la Halliday in Asimmetria) pronte a raccontare quanto invece "Philip" fosse carino, gentiluomo, colto e affascinante, generoso.

Non vogliamo in questo contesto dimenticare un altro libro, più piccolo ma che appare pure molto interessante, ovvero Siamo ancora qui di Benjamin Taylor, un resoconto dell'amicizia tra Taylor (tra le altre cose curatore dei saggi di Saul Bellow) e Roth, in uscita a Maggio per Nutrimenti con la traduzione di Nicola Manuppelli.

Alla fine, credo sia naturale per gli appassionati di Roth (ma soprattutto per i - diciamo - profani) andare a cercare nei libri geografici sullo scrittore di Newark anche il dettaglio piccante e/o l'insight scandalistico. Sarebbe però limitativo fare solo questo, così come sinceramente censurabile ridurre la biografia (e le biografie) dell'autore a una contrapposizione binaria ai tempi del #metoo. Ma sono certo che questo non sarà né il mio caso né quello dei lettori del blog.

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