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UN ANNO DI LETTURE. IL BILANCIO 2025

UN UMILE BILANCIO

Di FronzoBracconieriBest of 2025


Il mio crescente scetticismo nei confronti delle liste di fine anno mi ha già negli ultimi anni condotto a compilare un semplice bilancio delle letture effettuate nel corso dei 12 mesi appena passati: di solito mi soffermo sui romanzi usciti nell'anno stesso, in modo da fare un focus particolare sulle novità, sempre considerando che giudicheremo e giudichiamo novità i libri usciti nella nostra lingua, il che però non significa si tratti di novità assolute. Anzi (questo ha creato ad esempio paradossi al limite dell'assurdo, come veder comparire nella classifica del supplemento La Lettura, relativa ai migliori degli ultimi 25 anni, Vita e destino di Grossman). 

Voglio poi dare a quest'anno spazio a quei libri che in qualche modo mi hanno maggiormente sorpreso e mi sono sembrati, se possibile, diversi, originali. Non il solito McEwan, insomma (a parte che l'ultimo, pur gradevole, non è ai suoi vertici). Potevo mettere Szalay, ma lo hanno messo già tutti o quasi. Va bene, considerate che ci sia, effettivamente è molto bello.

La tripletta che mi sento di nominare vede a pari merito L'insieme delle parti di Ivan Vladislavić (Utopia) e Bracconieri di Reinhard Kaiser-Mühlecker (Carbonio), un pochino indietro, ma comunque notevole, La sfinge di Gabriele Di Fronzo (Einaudi).

Il primo, uscito appunto molti anni fa in originale e solo nel 2025 in traduzione italiana, è un tourbillon postmoderno, sudafricano e graffiante che potrebbe ricordare il miglior DeLillo. Il secondo, da uno scrittore austriaco, riesce a parlare con grande presa e una lingua molto interessante e composita (pastosa quando tratteggia paesaggi bucolici, laconica quando restituisce i pensieri o i dialoghi dei protagonisti) di molte cose importanti che stanno succedendo in questi anni, il tutto attraverso l'ambientazione in un Austria rurale ma certo non arcadica.
Per quanto riguarda Di Fronzo, mi hanno colpito le ambizioni elevate, la lingua molto precisa, il non aver timore di trattare temi "massimi" (vita, morte, casualità, arte), insieme all'andamento  profondamente saggistico.

Non ho letto libri strettamente brutti o deludenti, il che mi dà la chance di parlare solo in positivo e non in negativo. Al limite posso pensare che l'ultimo di Yasmina Reza abbia ricevuto lodi troppo sperticate rispetto all'impressione che ne ho avuto io, comunque positiva.

Se parliamo di "grandi firme", solo benino McEwan, bene Adichie e Vuong, tenuto conto che "bene" non corrisponde né a un capolavoro, né a un "ottimo", né a un libro che magari ti ispira due o tre pensieri nuovi, cosa che mi è invece successa con quelli di prima.

Un nuovo anno inizia: si vive di novità ma non solo, me ne ricorderò e, purtuttavia, il prossimo pezzo sul blog sarà proprio quello che prova a dare una panoramica delle principali uscite del 2026. Più che la coerenza, fa l'entusiasmo.

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