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LIBRI E RECENSIONI. KARL-OVE KNAUSGARD. LA PIOGGIA DEVE CADERE

I FURORI DEL GIOVANE KARL-OVE

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La pioggia deve cadere, quinto capitolo della saga autobiografica di Karl-Ove Knausgard è mi pare il primo della serie dove si mostra minimamente la corda, sicuramente il meno curato a livello editoriale (non parlo della versione italiana, ma di alcuni difetti di logica credo risalenti all´originale) e sicuramente il più indispensabile per entrare nel merito delle scelte letterarie dell´autore.

Il libro inizia dove finiva il precedente Ballando al buio. Karl-Ove, dopo aver lavorato da insegnante in una scuola di un paesino del Nord della Norvegia, aver cominciato a cullare sogni letterari, ad approfondire i suoi rapporti con l´altro sesso e ad abusare qua e là di alcol, si trasferisce a Bergen dove è riuscito a entrare in una scuola di scrittura creativa.
Sul mostrare la corda credo abbia appunto un po´influito la continuità col libro precedente: pur assistendo a una certa maturazione dell´uomo e scrittore Knausgard (non necessariamente nell´accezione positiva del termine) lo schema si posiziona su una direttrice abbastanza risaputa, già vista, con i tre fili conduttori, quello appunto letterario (sogno-tentativo-frustrazione), quello amoroso-erotico (infatuazione-raggiungimento-abbandono), quello alcolico (timidezza-sbronza liberatoria-senso di colpa) che seppur in maniere e accezioni varie e differenti, si erano palesati nel quarto libro.
Certo ci sono scene godibili o toccanti o addirittura vertiginose (il momento ad esempio della morte del padre, in cui improvvisamente questo romanzo va a "toccarsi", a incrociarsi con il primo, come una telecamera che riprendesse le stesse scene, ma da angolazioni diverse, con luci differenti) ma in generale ho sentito un´urgenza un po´inferiore, qua e lá una sensazione di stanchezza.

Il libro è però molto importante (e, nuovamente, godibile) nel seguire l´evoluzione dello scrittore, dai primi tentativi, ai confronti coi "grandi" contemporanei della scena norvegese (perlopiù ahimè da noi non pubblicati, ma con l´eccezione ad esempio di Jon Fosse) che compaiono in diversi cameo chiamati ovviamente per nome e cognome, all´esordio e al relativo successo del suo primo romanzo Fuori dal mondo (da noi anche mai pubblicato).
Scrivere per Knausgard - lo dice la retro-copertina - è questione di vita o di morte, e questo lo si motiva ampiamente, è una sfera che va a investire il contesto sociale e affettivo del protagonista, che sembra riuscire a essere se stesso - convesso - solo nella scrittura, e invece torna a plasmarsi, concavo, in funzione degli altri (fidanzate, amici, fratello) dove o appena si concede "all´esterno". Una visione radicale, ma che appare fortemente vera e sentita, e sofferta, e che probabilmente spiega la scelta di scrivere un opus monumentale-cronachistico terribilmente schietto e dettagliato sulla propria vita, come una sorta di esorcismo e catarsi, come se solo fare coincidere vita e scrittura consentisse di "Liberare" la propria anima e tornare (o diventare) essere umano.

Molto interessante anche dal punto di vista diciamo "filologico" il racconto della gestazione e della nascita del primo romanzo, dove uno Knausgard già in possesso di una propria voce diciamo esistenzialista e in un certo modo "radicale" (nella descrizione minuta di ambienti e vicende di vita qualunque) non si fida però di rendere il tutto completamente autobiografico e cambia il nome del protagonista per non "farsi identificare". Ma già nelle ultime pagine si assiste secondo me all´insorgenza di quella visione che produrrà infine i libri che sto recensendo.

Sui passaggi logici poco da dire, ce ne sono due o tre su cui sono dubbioso ma uno verso il finale sbagliato in maniera piuttosto grossolana, parliamo di un´opera da 4.000 pagine complessive e più, ma finora il livello qualitativo dell´editing era stato impeccabile, per cui mi è saltato all´occhio fastidiosamente.

Con Knausgard ovviamente non valgono le considerazioni tipo "lo consiglio/lo sconsiglio", "questo sì/questo no", per cui chi lo sta comprando in toto leggerà anche questo e come detto ne trarrà le sue soddisfazioni, attendendo il gran finale in uscita in autunno.


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Informazioni sul libro

Karl-Ove Knausgard - La pioggia deve cadere
Traduzione di Margherita Podestà Heir
Ed. Feltrinelli
656 pg.
Attualmente in commercio 
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