Passa ai contenuti principali

LIBRI IN USCITA A INIZIO OTTOBRE. MEACCI, ZWEIG, DONOSO E ALTRI

LIBRI IN USCITA

Giordano Meacci – Anarchica la morte (La Nave di Teseo, 2 ottobre)


Giordano Meacci


Un sospirato ritorno per uno scrittore secondo me tra gli italiani più talentuosi in giro: il mio giudizio si basa, ovvio, su Il cinghiale che uccise Liberty Valance, del 2016, uno dei pochi libri con un animale protagonista che io sia riuscito ad affrontare, e notevole, tra le altre cose, per una lingua ricca e immaginifica.
Questo nuovo romanzo è ambientato in un “sud” immaginario che mi pare somigliare al Sudamerica, e ha caratteri – a leggere la sinossi – magici ma anche vagamente Bolaniani, oltre che interessanti ed esplicite suggestioni meta-letterarie (si veda un protagonista poeta dal nome di Balthazar Páramo).
Spero non ci sia troppa magia (a dire il vero ce ne era anche nel cinghiale), o comunque quella che si scatena in uno sfondo realistico, come piace a me.
Quoziente lista: 8 su 10 riservandomi di sfogliare.
Incipit: Quando l’ultimo tramonto bussò alla porta del cielo deserto, il colpo fu talmente forte da far penetrare spazi di notte nel cuore arancione del crepuscolo.
Una stella s’affacciò per un momento con un barbàglio, un puntaspilli di luce, un riccio luminoso e rotante come i lumini della processione del giovedì santo.

Stefan Zweig – Un debito pagato in ritardo (Palingenia, 25 settembre)
Incredibile, vero, bello: esistono ancora novelle, opere di Zweig, sommo scrittore specie nella misura breve, mai tradotte prima in italiano.
Eccone una, arrivata ora con curatela e traduzione di Raoul Precht e nelle sempre ben curate edizioni di Palingenia, qui con testo in tedesco a fronte.
Di Zweig non si dovrebbe perdere niente.
Per chi ha un approccio filologico e vuole verificare, il titolo originale tedesco è Die spät bezahlte Schuld.
Quoziente lista: 10 su 10
 
Ivica Dikic – La Bosnia profuma di pane (Bottega Errante, 23 settembre)
Nuova uscita per lo scrittore bosniaco Ivica Dikic, autore – tra gli altri – del reportage Metodo Srebrenica.
Questo è un interessante romanzo corale (così viene descritto) e, a vedere la trama, una storia di redenzione, ricordio pregiudizio, ritorno.
Dell'incipit mi ha colpito la frase finale, il rovesciamento di quel "come tutte le altre persone perbene"; spunto da gran scrittore.
Quoziente lista: 7 su 10
Incipit: Il cameriere Nikolica aprì la porta della cucina del ristorante. “Capo, un uomo ha bisogno di lei” disse con un filo di voce.
Lavorava lì da appena qualche settimana. Si era diplomato neanche un anno prima. Era ancora troppo presto per determinare con certezza se da lui sarebbe venuto fuori un cameriere o se sarebbe finito in Germania, in una squadra di cartongessisti, come tutte le altre persone perbene.
 
David Thomas – Ovunque gli altri (Playground, 2 ottobre)
Thomas è uno scrittore francese, attivo tra le altre cose nel  racconto brevissimo il cui genere descriverei con la definizione di “micro-fictions”, e mi pare peraltro che in questo Thomas sia arrivato prima del più conosciuto (almeno da noi) connazionale Regis Jauffret.
Questo libro raccoglie una sessantina di micro-racconti, di stampo mi pare realistico, un realismo della vita comune (ovvio) e a tratti attraversato dalla potenza distruttiva del caso. Premio Goncourt per il racconto nel 2023. Se non vi piace il frammentario, lasciate perdere.
Quoziente lista: 5
 su 10
 
José Donoso – L’osceno uccello della notte (Gramma Feltrinelli, 22 settembre)
Da lettore che ancora si gingilla con gli inserti letterari dei quotidiani, uno dei libri più visti e recensiti (bene, molto bene) del moment, un romanzo che viene riproposto nella nuova traduzione di Francesca Lazzarato (l’edizione italiana precedente è del 1973).
Grande attenzione di critici e recensori, come detto, per quello che è 
considerato un classico moderno e una pietra miliare della letteratura sudamericana, in quanto supererebbe sia il classico realismo magico, che il romanzo politico-sociale di stampo puramente realistico.
La magia, va detto, non sembra mancare, per cui sta al lettore scoprire “come” questo libro si distacchi dalle due grandi tradizioni latino-americane citate sopra.
Grandi dimensioni (quasi 700 pagine) e suggestioni della trama aumentano la legittima curiosità.
Quoziente lista: 7 su 10
Incipit: Misia Raquel Ruiz pianse moltissimo quando la Madre Benita le telefonò per annunciarle che quella mattina avevano trovato morta la Brígida. Poi si calmò un poco e chiese altri particolari.
 
Stephen Harrigan – Alamo (Del Maino, 19 settembre)
Con Del Maino l’americanista e traduttore Nicola Manuppelli fa rinascere un marchio di grande tradizione nell'editoria italiana, e ne fa “veicolo” per la propria visione della letteratura,
che però, va detto, non si limiterà solo alla narrativa statunitense.
Ma la prima uscita, in qualche modo rappresentativa in quanto pietra miliare di un nuovo inizio, è proprio americana e con le sue grandi dimensioni e l’afflato western fa proprio pensare a quei libri, quelle “scoperte” in cui Manuppelli è particolarmente versato. E la traduzione è ovviamente sua.
Potrebbe piacere ai seguaci di McMurtry. E la casa editrice è secondo me da seguire.
Quoziente lista: 5 su 10
 
Li Yiyun – Le cose in natura semplicemente crescono (NN,  22 settembre)
Questo libro ha vinto l’ultimo Pulitzer per il memoir, e in maniera dolorosa è un po’assurda si collega al precedente Dove le ragioni finiscono. Come quest’ultimo “elaborava” l’esperienza del suicidio del primo figlio dell'autrice, questo parte dal suicidio del secondo. Un’elaborazione ovviamente complessa, lancinante, partendo dall'ovvio complesso di colpa, per poi “aprirsi” appunto all’esplorazione dell’insieme di cause e delle conseguenze per chi resta, per finire, sperabilmente, in una parziale accettazione.
Quoziente lista: n.d. (per me non è momento di memoir di questo tipo – in senso letterario intendo, nulla di personale)-

Commenti