LIBRI IN USCITA
William Gaddis – Colpa del danneggiato (Il Saggiatore, 23 ottobre)
In un mondo perfetto, questa sarebbe una delle grandi uscite dell’anno, si tratta infatti di un grosso romanzo di Gaddis, uno dei re del postmoderno, per la prima volta tradotto in italiano (da Massimo Bocchiola): il titolo originale è A Frolic of His Own (del 1994) e la storia presenta un accumulo di vicende vagamente kafkiane, che si riassumono in una satira del sistema legale americana, e più in generale in un trionfo di entropia tra toni comici e aspetti più angoscianti (l’angoscia postmoderna, appunto).
Ora che Gaddis è stato tutto tradotto, non resta che rendere nuovamente reperibili Gotico americano e L’agonia dell’agape (quest’ultimo dovrebbe in effetti essere ripubblicato da Mondadori).
Quoziente lista: 10 su 10
Quoziente lista: 10 su 10
Alessandro Piperno – Gli scherzi della vita (Mondadori, 20 ottobre)
Nuovo libro per Piperno, ma non è il completamento della trilogia di Alessandro Sacerdoti (finora Di chi è la colpa e Aria di famiglia), ma un romanzo nuovo dallo spunto un po' da commedia degli equivoci cinematografica dove due personaggi molto diversi (un critico d arte e un divo hollywoodiano) si scambiano il sembiante, risvegliandosi uno nel corpo dell’altro.
Temo il peggio, ma si può anche aspettare il prossimo.
Quoziente lista: 2 su 10.
Thomas Pynchon – Il caso ombra (Einaudi, 20 ottobre)
Il nuovo romanzo di un Pynchon che a 89 anni - giustamente - non si arrende e continua a mettere in scena il suo spettacolo di trame centripete, generazione di idee postmoderne, canzoncine, satira, hard-boiled, decostruzione del senso, eccetera.
In una recente recensione, Emanuele Trevi suggeriva come il miglior Pynchon ormai sia ormai passato (dopo Contro il giorno) e che l’attuale sia una faccenda giocosa e in qualche modo manierata (manierista di se stesso) per suoi fan appassionati.
Ma anche così – e ci starebbe – ogni sua uscita merita di essere evidenziata e, se di maniera si tratta, è maniera di gran livello.
Quoziente lista: 10 su 10.
Incipit: I guai, in questa città, di solito arrivano lungo la North Shore Line. Col fatto che sono tempi duri, giù a Chicago, che il vento sta cambiando, con l’abolizione del protezionismo dietro l’angolo, e Big Al ingabbiato ad Atlanta dai federali, e gli affari della Ditta sempre più tesi e imprevedibili,
chiunque abbiamo bisogno di una scusa per schiodare alla svelta se la fila qui a Milwaukee, dove la tensione, al confronto, raramente supera il livello di uno screzio tra pescivendoli.
László Krasznahorkai – Pagnotta non c’è più (Bompiani, 21 ottobre)
Ecco il penultimo romanzo di Krasznahorkai, che, per motivi non conosciuti, esce in Italia dopo il più recente La sicurezza della nazione ungherese.
Si dice che potrebbero essere i suoi due ultimi libri, ma non ci credo molto.
Come ci si attende dallo scrittore, si va su satira, teatro dell’assurdo, toni surreali, invenzioni varie (tra cui un personaggio omonimo dell'autore stesso)..
Pagnotta, per doverosa cronaca, è un cane. Come vedrete dall'incipit, i punti fermi sono una rarità.
Quoziente lista: 10 su 10.
Incipit: Non aggiungerò più legna al fuoco.
Guardava le fiamme che ardevano dentro la stufa, e continuò guardarle e a fissarle ancora a lungo, fintanto che non si spensero del tutto, e disse no, e in nessun caso, e fino a qui e non oltre, perché non c’era più un dove e non esisteva più un perché, ciò che prima bruciava ormai si era raffreddato,
ciò che prima ardeva ormai si era spento…(continua)
Paolo Simonetti – Leggere Roth (Carocci, 23 ottobre)
Da un grande esperto rothiano (e di letteratura americana moderna), curatore tra l’altro del Meridiano Mondadori, un libro agile che facilmente entrerà a far parte dei miei “testi sacri” di critica e biografia degli scrittori.
Quoziente lista: 10 su 10
Deborah Levy – Il mio anno a Parigi con Gertrude Stein (NN, 23 ottobre)
La Levy si è “fatta strada” negli ultimi anni con la sua cosiddetta “autobiografia in movimento” (una trilogia, uscita in Italia per NN, e secondo me molto valida).
Questo nuovo libro viene considerato convenzionalmente un romanzo, seppure sospetto che dietro la scrittrice protagonista, “persa” (esistenzialmente) a Parigi per lavorare a un saggio sulla Stein, ci sia proprio la Levy. Ma non è poi tanto importante definire: possiamo pensare a una sorta di genere a parte, abbastanza vicino a ciò che fa Rachel Cusk.
Quoziente lista: 6 su 10

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