REALISMO INDIANO
Kiran Desai è una scrittrice dai tempi lunghi: intendo qui dire che lei se li prende tra un libro e l'altro, un po' come Donna Tartt, ed ecco che questo La solitudine di Sonia e Sunny, finalista al Booker Prize, esce a quasi vent'anni di distanza dal precedente Eredi della sconfitta (che invece del Booker era stato vincitore). Il tempo può essere tiranno o benefattore: in questo caso ha prodotto un romanzo fluviale, pieno di cose e personaggi, stratificatosi nella mente dell'autrice a partire da alcune sue iniziali intuizioni e storie, che a sua volta vincola il lettore al suo ritmo e al prendersi, anche lui, il giusto tempo (certamente non vent'anni).
Il libro segue le vicende dei due protagonisti, due ragazzi indiani emigrati (momentaneamente?) negli Stati Uniti, tra un tentativo di matrimonio combinato, una relazione tossica, e tanti altri fatti che sono poi quelli che fanno muovere la vita (e di conseguenza il romanzesco). Siamo nel contesto della fiducia nel romanzo tradizionale: quella che la Desai mostra di avere con l'uso del narratore onnisciente, la moltiplicazione dei personaggi, le storie nella storia, gli intrecci, i montaggi paralleli, il semplice gusto della narrazione; ma l'autrice inserisce almeno due altri livelli: quello in senso lato politico, un discorso acuto e destinato a non avere una risposta univoca sui rapporti tra paesi sviluppati e terzo mondo (Stati Uniti e India, per esempio), sulla visione di sé stessi e sulla propria razza, e sulle altre, sul tentativo di integrazione che rischia di diventare una disintegrazione di sé, e uno se possibile ancora più acuto sul proprio lavoro da scrittrice, sulla possibilità e l'opportunità di raccontare una storia, e su come raccontarla, quindi sull'uso dell'esotico (che è tale per noi occidentali), sulle apparizioni fantasmatiche di una verità in qualche modo costantemente sfuggente ed elusiva, e sull'opportunità stessa di abbandonare alcune premesse del realismo puro per accostarsi a quello che, con espressione che la Desai non apprezza, viene definito comunemente "realismo magico" (e, di nuovo, sembra essere tale soprattutto per un occhio occidentale/europeo).
Il tempo di esecuzione dell'opera è evidentemente servito alla scrittrice per mescolare a amalgamare e compattare tutte queste cose: e le è riuscito, in un libro che rinforza o rinvigorisce la fiducia nel romanzo-romanzo, e lascia che ci si appassioni alle vicende, ma appunto presenta un'ulteriore e non del tutto edita, quindi piuttosto nuova, riflessione politico-metaletteraria. La riuscita, una volta entrati nelle sue spire e abbracciate le sue volute, le curvature, i rettilinei e gli ostacoli, è eccellente.
Mi rimane qualche riga per sottolineare come nella relazione tra Sonia (che in molti aspetti è un alter-ego dell'autrice) e Ilan, artista manipolatore e innamorato di sé, la Desai abbia voluto ritrarre la sua, breve ma molto chiacchierata sulla stampa letteraria e oltre, con il Premio Nobel Orhan Pamuk. Ovviamente tutti speriamo che Pamuk non sia realmente così.
Voto: 7.63
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Informazioni sul libro
Kiran Desai - La solitudine di Sonia e Sunny
Traduzione di Giuseppina Oneto
Ed. Adelphi 2026
762 pag.
Attualmente in commercio
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