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RECENSIREMAGAZINE. Valentina Murrocu - Rimozione

RIMOZIONE 


Di Valentina Murrocu

Allo studio si accede passando per una sala d’aspetto dalle sedie rosse, non di rado occorre attendere venti minuti, ma quale fosse la differenza tra «attendere in vista di qualcosa» e «attendere qualcosa che non sapeva di aspettare» ancora non mi era chiaro. Immagini di ritrovarsi in una stanza buia e di dover pensare a una parola, senza associarla a un’immagine, quale sarebbe? Rimozione, senz’altro. Curioso, rimuoviamo porzioni di esistenza ad ogni attimo, nonostante gli sforzi di autoconservazione. Allora come sta? Normale, faccio per andarmene. Ripercorro la settimana addietro, poi qualcosa si inceppa, come una spaccatura nel cranio, non ricordo e so che in fondo mento, nascondiamo porzioni di verità a noi stessi prima che agli altri. Lo studio, dicevamo, C. mi fa accomodare, non so ancora perché mi trovo lì, vorrei nascondermi. Sa perché la mia consulenza sia stata richiesta? Rifiuto il dialogo, poi qualcosa cattura la mia attenzione, un fiocchetto verde tenuto insieme da una spilla da balia, se vuole è suo, ma la prego di rispondere ad almeno una delle mie domande: a cosa pensa? A dire il vero, alla logica in Leibniz. Scuoto la testa, possiamo dire che si fondi su due principi: il principio di non contraddizione e il principio di ragion sufficiente, cui corrisponde la distinzione tra verità di ragione e verità di fatto. È interessante, muove la penna sul foglio con brevi movimenti oscillatori, possiamo partire da qui, ma ho bisogno che risponda a un’altra domanda: le capita mai di sentire cose che sa non esistere realmente? Annuisco.

Non pensi a un orso polare, allora pensavo alla parola orso polare, ha barato. Credevo di conoscere abbastanza trucchi psicologici da arginare le domande di C., con P. le cose non vanno, insisto, è sposata. Ci incontrammo a Milano nel 2022, rifiutò ogni mio tentativo di sedurla, insomma, era bella, ma era pur sempre una dipendente affettiva. Solitamente, ci facciamo carico dei problemi altrui perché non siamo disposti a vedere i nostri, figuriamoci risolverli, ha omesso di esserci andato a letto, solo una volta e comunque è scappata subito dopo. Quale suo bisogno soddisfa? Mi sento accolto. Torniamo alle figure genitoriali, quando ha smesso di ottenere l’approvazione da parte di suo padre? Fui ricoverato nel 2017 per l’ultima volta, accerchiato dal dolore e dalla speranza, accesi o illuminati a intermittenza, gli spari nella notte di Capodanno decisero quale fosse il mio destino, scegliere la speranza sopra e contro ogni dolore del mondo. C. mi fissava con attenzione, sei pronto per il mondo vero, ammesso che una distinzione dal mondo falso sia plausibile. Pensare alle parole giuste da usare, a quelle finte o di facciata, insomma convenzionali, cullarsi con la musica inusuale. Ho pensato che le avrebbe fatto piacere sapere che ho una ragazza, non sa ancora della malattia, vorrei aspettare. Devi usarti la stessa sincerità che dai agli altri, siamo felici.




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