IL PICCOLO CAMPO
Bracconieri dello scrittore austriaco Reinhard Kaiser-Mühlecker è considerabile il secondo libro della trilogia "contadina" dell'autore, che comprende il primo Fremde Seele, dunkler Wald (non tradotto in italiano) e il terzo Campi ardenti (per Carbonio, come questo), ma può essere letto tranquillamente come romanzo a sé stante (d'altra parte, a meno di non conoscere il tedesco, non c'è molta scelta).
La trilogia si svolge appunto in un'Austria tanto contadina quanto vicina ai distretti urbanizzati, e vede come fulcro riccorrente una famiglia di agricoltori e allevatori, e qui personaggio principale Jakob, il fratello minore, che cerca (e apparentemente trova) un suo ruolo nel mondo ereditando la fattoria alla morte della nonna e conoscendo una donna molto diversa da lui, Katja, che viene dalla città, dipinge, conosce il mondo e riesce in tutto ciò che fa.
La qualità di Kaiser-Mühlecker è di dire e mostrare con pudore cose talvolta terribili, di non giudicare mai i propri personaggi, di mantenere un filo di tensione inquietante, talvolta quasi morbosa, anche quando la storia in sé sembra aprirsi a un certo ottimismo del quotidiano. In questo, sono magistrali (e forse disturbanti per qualcuno), le descrizioni di un quotidiano nella fattoria dove gli animali sono fondamentalmente strumenti di profitto (oppure ostacoli allo stesso).
I riferimenti che vengono in mente sono austriaci e fin troppo ovvi, Bernhard (specie per il dialogo interiore del protagonista e per un diffuso nichilismo) e la Jelinek (per la praticata entomologia sociale). In una scena particolarmente azzeccata, Jakob immagina di essere negli Stati Uniti e non in Austria: questo è in effetti un romanzo universale, dove viene presupposta la globalizzazione e la diffusione di comportamenti comuni, il timore del futuro, i cambiamenti climatici, le App di dating, la dialettica urbanizzazione/campagna che è anche quella tra modernità e tradizione.
Jakob è uno dei personaggi più forti degli ultimi tempi: un pessimista fattivo, un loser vincente, un nichilista che vive facendosi vivere e non da meno sono alcuni dei non-protagonisti, in particolare la sorella Luisa, qui vera antagonista e resa letterariamente piuttosto odiosa (ma è Jakob stesso che giudica, non lo scrittore) e destinata a riscattarsi o se non altro a uscire dalle strettoie del ruolo di "vilain" in Campi ardenti.
La grande letteratura europea realistica, quella che apprezzo maggiormente è così, si ricollega a radici nobili per rinnovare con occhio distaccato, analitico, disilluso, un mondo frantumato, pieno di istanze contrastanti e difficili da comprendere, dove il senso della vita sembra oscillare tra auto-distruzione e realizzazione nel capitalismo e nella ricerca del guadagno. Insieme a scrittori come l'olandese Arnon Grunberg e al sommo Karl-Ove Knausgard (in modo certamente differente) Kaiser-Mühlecker è uno di quelli che "lo fa meglio".
P.s:: il libro è ancora in commercio nonostante la chiusura dell'editore Carbonio. Io ho letto in tedesco, ma nel caso siate interessati suggerisco di affrettarsi.
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