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LIBRI E RECENSIONI. IAN MCEWAN - QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE

IL MONDO CHE SARÀ

Ian McEwan

Ian McEwan, come altri grandi scrittori, ha molti fan, lettori che si procurano (e sperabilmente) leggono tutto ciò che l'autore produce, e diventa in questi casi naturale costruirsi delle preferenze, un proprio piccolo personale canone, con libri di cui si è innamorati e altri ritenuti meno riusciti, come quando di una persona amata si accettano anche i piccoli difetti.
Quello che possiamo sapere non è un McEwan di cui mi sono innamorato e non finirà tra i miei preferiti, seppure sia libro sostanzialmente degno. Altri invece ne saranno entusiasti, e queste differenze vanno accettate con serenità non normativa. Una premessa che sentivo in qualche modo utile. 

Qui capita un po' il contrario di quanto era successo con (per esempio) Chesil Beach: là un tema tutto sommato usuale, "piccolo", veniva reso appassionante in termini di scrittura, narrazione, qui alcuni temi straordinari (la catastrofe climatica, un nuovo mondo di isole che sostituisce quello che conosciamo noi, il ruolo dell'arte) non riescono secondo me a rendere tale anche il libro.

La storia consiste sostanzialmente in una quest: nel mondo post-catastrofe, uno studioso di letteratura del passato cerca di trovare un poema, una "Corona", del grande poeta del 21° secolo (sarebbe da dire: dei tempi nostri) Francis Blundy. Pur nel fascino della distopia e dell'idea "umanistica" e nobile della conservazione della memoria del passato, di un forte afflato nostalgico, mi sembra che il libro batta un po' in testa e McEwan si ripeta spesso e volentieri (schema: cerco il poema, non trovo il poema, sono ossessionato, cerco meglio - e così via) e i personaggi in questa fase, che permane per un buon 60% del romanzo, siano burattini nelle sue mani, senza una vera profondità. Ciò non significa che sia tutto da buttare: funzionano ad esempio gli elementi di satira nella descrizione della società letteraria dell'epoca, e poco a poco (a furia di sentircelo ripetere) anche noi ci appassioniamo un po' alla ricerca.

La parte finale, di cui non vorrei anticipare nulla (posso dire che si tratta di una sorta di confessione di uno dei personaggi), mi è sembrata decisamente più riuscita, ritmata, all'altezza del McEwan migliore, oltre a consentire al personaggio in questione di assumere una dimensione finalmente plastica, sfaccettata.
Quello che possiamo sapere rimane un buon libro, alla fine, per fare un altro esempio, è migliore del legnoso Solar, si tratta di un romanzo pieno di idee non sempre "accompagnate" da un trattamento narrativo all'altezza, è un libro che ha pagine divertenti e affascinanti, descrizioni avvincenti, e anche zeppo di cultura letteraria e amore per il medium della scrittura  - per l'arte della narrativa e poesia,
Noi fan di McEwan leggeremmo comunque tutto - chi lo conosce meno, può magari partire da altro (Lezioni? L'amore fatale? Sabato?).

Voto: 7,38

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Informazioni sul libro
Ian McEwan - Quello che possiamo sapere
Traduzione di Susanna Basso
Ed. Einaudi 2025
376 pag.
Attualmente in commercio
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