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LIBRI E RECENSIONI. GIAN MARCO GRIFFI - FERROVIE DEL MESSICO

IL MONDO AD ASTI

Si è detto abbastanza, forse molto, su questo Ferrovie del Messico, di Gian Marco Griffi, un romanzo atipico nelle dimensioni e nelle ambizioni e anche, forse proprio per questo, un discreto successo di critica e pubblico "partendo dal basso", dall'editoria indipendente, in questo caso la collana Fremen di Laurana diretta da Giulio Mozzi.

Quello che non si è detto tra lettori o recensori viene esposto da Marco Drago nella compatta ma esaustiva postfazione, dove si colloca molto bene il libro nel filone postmoderno e nelle narrazioni "a incroci" e a rilancio continuo, potenzialmente interminabili, e vengono fatti i riferimenti secondo me giusti, compreso quello a Pynchon (ma ci sono anche Calvino, Borges e altri ancora), che effettivamente è stato il primo a venirmi spontaneo, subito dopo poche pagine, ma addirittura come suggestione preventiva.

Non resta quindi niente da dire? Forse non andando su categorie critiche o abbozzando una vera recensione, ma è sempre possibile dare un parere di lettura corredato di alcuni consigli. Intanto: il romanzo è grosso, enciclopedico e (nella trama) non lineare, ma la scrittura pur ricercata e addirittura virtuosistica, ai limiti del manierismo, nelle numerose elencazioni tecniche e non solo, è tutto sommato cordiale, con questo voglio dire che al di là della stazza il libro "si legge bene". L'ambientazione varia tra astigiano (!), Messico e Germania, ai tempi della Seconda guerra mondiale, direi quasi nei suoi ultimi ma dolorosi fuochi: quel mondo, anzi quei mondi sono ricostruiti con perizia tecnica e forte empatia, con un gusto plastico che riesce a farli vivere al di là della distanza temporale. Il libro è caratterizzato da un forte citazionismo (cripto-citazioni, omaggi espliciti, parodie) ma ovviamente sta al singolo lettore scegliere se "svelarle" una ad auna o semplicemente assaporarne l'atmosfera generale senza soffermarsi su questo aspetto. Il registro prevalente è comico, naturalmente con inserti drammatici, tocchi di realismo magico e vere e proprie scene di azione quasi cinematografiche.

Tutto a posto, quindi? Il libro è decisamente notevole per dimensioni e qualità, un amico-lettore avveduto si chiedeva però in altro luogo a cosa serva (brutalmente) un libro del genere, un divertimento (in)finito e molto costruito (direi quasi nel significato etimologico del verbo), in un momento in cui sembriamo minacciati da siccità, virus e guerre nucleari. In effetti personalmente vivo Ferrovie del Messico come un libro "conservatore", come conservatore può e sa essere il romanzo, come sostanzialmente conservatore, ai nostri occhi iper-moderni, è forse lo stesso postmoderno classico. L'autore o un suo avvocato potrebbero però far notare che qui si parla di guerra, amore, morte, gioventù, miseria, dolore - non sono forse i temi di tanti romanzi, di tutti i romanzi?

In questo senso, Ferrovie del Messico "serve" a intrattenere in maniera inconsueta e torrenziale, a istruire e riproporre come sa fare il romanzo-mondo, quello che aspira a contenere tutto, e forse a far ritrovare fiducia nella possibilità stessa dei romanzi di essere tali e riprodursi ancora, ancora e ancora.

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Informazioni sul libro
Gian Marco Griffi - Ferrovie del Messico
Ed. Laurana 2022
824 pag.
Attualmente in commercio

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Commenti

  1. Siamo minacciati da guerre nucleari approssimativamente da 70 anni. Le siccità e i virus hanno imperversato per approssimativamente 30 secoli. Azz... millenni di letteratura che non servono a niente.

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