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LIBRI E RECENSIONI. BRYAN WASHINGTON - PROMESSE

 VITA. MOVIMENTI

Promesse è il primo romanzo di Bryan Washington, un giovane scrittore di colore che in precedenza si era fatto conoscere anche in Italia coi racconti di Lot. 
È un libro notevole, sia tenendo conto dell'età dello scrittore che ragionando in assoluto (ovviamente, per quel che mi riguarda, è difficile prescindere dalla sua natura di scrittore praticamente esordiente e apprezzarne capacità e sicurezza).
Siamo abituati alle iperboli: in realtà non esiste un unico aspetto particolarmente dirompente nel lavoro di Washington, nonostante avessi letto pareri o recensioni che lo identificavano nel linguaggio o ancora in visione e struttura innovative. Direi tutte queste cose, ben mischiate.
Di base promesse potrebbe apparire un romanzo piuttosto tradizionale, di famiglie, relazioni, movimenti e sentimenti, ma il materiale è trattato con grande freschezza e un lavoro profondo ed incisivo su stile, lingua e rapporto tra i personaggi (si intende: il modo in cui essi si rapportano e si guardano, parlano tra di loro, in questo senso è illuminante la postfazione del traduttore Emanuele Giammarco, che peraltro di Washington è stato il primo editore - Lot è infatti uscito per Racconti Edizioni, di cui Giammarco è uno degli artefici).

Di cosa si parla? Ben e Mike sono due gay, ma questo non è (solo) un romanzo sui rapporti omosessuali. Ben è nero, Mike asiatico (giapponese) ma questo non è (solo) un romanzo sulle razze. C'è molta Houston, abbastanza "strada" (e gentrificazione), ci sono molti rapporti familiari, padre-figlio, madre-figlio, fratello-sorella, fratello maggiore-fratello minore. Il libro è tutte queste cose, un libro di movimenti fisici e sentimentali, di scazzi e di dialoghi smozzicati o significativi e talvolta smozzicati E significativi. Washington racconta la storia prima dal punto di vista di Ben, poi da quello di Mike, poi torna a Ben per un finale che è in sostanza un ulteriore (e per nulla finale) movimento in avanti. D'altra parte la vita si muove, la vita muove, procede, costringe all'azione, non aspetta. 
La lingua applicata da Washington è svelta, giovane, vagamente minimalista, la lingua del rimorchio, dello scazzo (nuovamente!), dei confronti a muso duro e delle persone che spesso non sanno (come) aprirsi. Ho l'impressione che quella di Ben sia leggermente più fiorita e meno laconica rispetto a quella di Mike, ma parliamo comunque di una sorta di slang molto al passo coi tempi ma anche molto flessibile quando si tratta di accogliere altre esigenze (la lingua dei genitori, quella dei bambini, il gergo tecnico della cucina asiatica - che ha un ruolo importante nel libro, saldando a sé almeno tre vite, fungendo spesso da unico vero momento di possibile riconciliazione).

Cosa succede, alla fine? Nel romanzo succedono molte cose che poi sono appunto i movimenti della vita: ci si mette insieme, si scopa, si trasloca, qualcuno si ammala, qualcuno muore, qualcuno si cura. Si accumulano ricordi selettivi, si pensano cose che non si dicono, si dicono cose che non si pensano. In tutto questo, la grande capacità di Washington è di non cercare di indirizzare il libro verso un gran finale romanzesco o di tingerlo di un (unico) significato ma di lasciare che gli eventi scorrano attraverso la sua scrittura e la sua lente (o quella dei suoi personaggi) scafata e innocente insieme. E non ha paura di commuoversi quando è il caso. Ecco, Promesse è un romanzo di cose che si muovono, in avanti, indietro, in volo intercontinentale. A volte corrono sul posto, a vuoto. Un bel romanzo, che testimonia un talento vero ma anche (già) un controllo solido dei propri mezzi. E chissà dove lo porterà. 

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Informazioni sul libro

Bryan Washington - Promesse
352 pagine
Traduzione di Emanuele Giammarco
NN Editore 2021
Attualmente in commercio

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