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RECENSIREPOESIA. SIMONA DE SALVO - LA CAMICERIA BRILLANTE DEI MIEI ANNI

BIOGRAFIA, SPAZIO, TRAGEDIA



Recensione di Valentina Murrocu

Simona De Salvo, già autrice di “La memoria” (Sigismundus Editrice, 2013) ha pubblicato la raccolta “La camiceria brillante dei miei anni” per Marco Saya Edizioni nel 2016, all’interno della collana “Sottotraccia”, diretta da Antonio Bux.

Il primo aspetto che colpisce il lettore è, senz’altro, la capacità dell’autrice di unire il momento biografico alla riflessione filosofica intorno al cosmo, senza tuttavia cadere nell’eccesso di intellettualizzazione del vissuto («L’universo semiotico si dilata nel sole concavo/ dell’Hannover, /entra l’odore di mare, pulito e forte/ed entrano altre narrazioni.»; «tu eri seduto dentro di me, sul trono materiale/io ero seduta dentro di te, sul trono metafisico.»), quasi che «la polarità continua tra vita e morte» sentita e descritta dall’autrice avesse sede nello stesso procedere delle cose, essendo queste ultime segnate da uno strappo o una angoscia, riconoscendo la quale l’autrice si colloca nel solco della poesia confessionale (penso a Sylvia Plath o ad Anne Sexton); eppure, la natura orrenda delle cose e lo spaesamento avvertito dall’autrice non portano la stessa a quel pensiero emotivo o facile sentimentalismo collocato spesso al centro dello spazio letterario della poesia: «Nella mancanza di lirismo, vidi/il passato sgretolarsi. / Fuori dalla biologia e fuori da ogni legge.»

Lo spazio e il paesaggio («a fissare lo scorrere del paesaggio/post-industriale dipinto/negli zaini, pochi, del rientro.»; «la strada si svuotava e riempiva/ e la stessa vita proseguiva, dentro una boccia/di pesce rosso/portata in treno.») abitati da questo soggetto frammentato e lacerato, quando non allucinato («Delle volte, invece, raramente si toglie il cappello/molto triste/ allaccia la cintura al lampione/e partiamo assieme verso il manicomio.»), aprono uno spazio per un io che si scherma di continuo, quasi a voler riaffermare la distanza tra quanto percepito e quanto descritto, narrato, trasposto in versi dall’autrice: «Come un getto di luce arancione, ma senza/musica/un primo piano sull’occhio stravolto/sui nodi delle falangi a rovistare nella spazzatura.» La priorità della percezione, allora, rende questo soggetto insieme fratturato e ironico, con uno sguardo lucido e disincantato aperto al divenire del mondo, alla sua morte perpetua: «sembrava un fenomeno interstellare/quel bacio quasi mancato/quello strazio di chitarra ancora da accordare/lasciata sul pavimento dove tutto finisce/in qualche modo.»; «tutto il cosmo si apriva, nero e intatto/e io vi scivolavo dentro.» La tragedia viene dunque riconosciuta come cifra dell’esistenza, ma non è utilizzata, né dal punto di vista estetico né da quello ontologico, a fini consolatori; semmai, è lo stesso soggetto a farsi carico di questa orribile visione del presente che abita, innalzandosi nel momento in cui prende la parola: «il peso degli oggetti è diminuito/drasticamente.»; e peraltro anche priva/di coerenza metrica/la vita era/ “Comprerò chili di rumore e di risate con il mio primo stipendio.”»

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Informazioni sul libro

Simona de Salvo - La camiceria brillante dei miei anni
Ed. Marco Saya 2016
74 pag.
Attualmente in commercio

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Valentina Murrocu (1992) è laureata magistrale in Storia e Filosofia presso l’Università degli Studi di Siena. Nel 2018 è uscita la sua opera prima di poesia, “La vita così com’è”, per le Marco Saya Edizioni.Suoi testi inediti sono apparsi su Poesia del Nostro Tempo, Mediumpoesia e Nuovi Argomenti.

 



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