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LIBRI E RECENSIONI. SALVATORE SCIBONA - IL VOLONTARIO

STORIA DELLA VIOLENZA


Ci sono all´improvviso fenomeni di hype che montano e poi si sgonfiano, per essere sostituiti dall´ennesima imperdibile novità editoriale, in cicli di vita libraria sempre più repentini, e mi è sembrato il caso, qualche tempo fa, per Il volontario dello statunitense (di origine italiana) Salvatore Scibona, che a un certo punto sembrava uno dei grandi romanzi americani da avere nell´anno passato, nel 2019 e poi secondo la mia percezione è velocemente sparito dai radar.

Ecco, sarebbe un peccato se passata la breve stagione degli articoli entusiasti questo romanzo fosse dimenticato, perché è notevole pur non assomigliando a quella costruzione postmoderna che alcune recensioni facevano pensare. In effetti mi pare che, pur nell´ampiezza, nell´ariosità, nella complessità della struttura e del racconto, Scibona abbia in primis fiducia nei mezzi del romanzo tradizionale: la costruzione dei personaggi, i montaggi paralleli, i flash-back, il ribaltamento dei punti di vista, e di vagamente postmoderno, tra Pynchon e DeLillo, rimane l´idea di una storia recente costellata di misteri, manovre sotterranee e organizzazioni pare-governative/para-militari in grado di prendere l´iniziativa e muoverne i meccanismi.

Quella del Volontario del titolo è la vicenda di tre generazioni ed è la storia di come la violenza e la guerra plasmino il destino dell´individuo. L´incipit - molto suggestivo - nel setting dell´aeroporto di Amburgo introduce a sviluppi successivi se vogliamo più diretti e meno allusivi di quanto si potrebbe pensare sospesi nel mistero di quel bambino incapace di parlare qualsiasi lingua conosciuta, abbandonato negli spazi anonimi di quel luogo tedesco. Poi troviamo in effetti cose concrete: tanta guerra (il Vietnam, e gli interventi americani più recenti in medio-Oriente), tanta America dal basso, sia urbana che rurale, tanti destini che sembrano fuggire via in poco tempo, anni buttati o dimenticati, appunto sacrificati all´altare della violenza (o al suo rifiuto, il che è quasi la stessa cosa). Scibona ha in questo una penna felicissima e un respiro quasi classico, ciononostante ho avvertito qualche rallentamento nella sezione centrale, quella ambientata nell´america profonda e dove si descrive il grande (?) amore del volontario, d´altra parte il libro ha dimensioni corpose (450 pagine circa), ci può stare.

Questo romanzo merita molte delle lodi che ho sentito, come detto è più tradizionale di come me lo ero immaginato, ma questo non significa nulla, la voce di Scibona è mi pare di quelle importanti nella narrativa americana contemporanea, è possente, aderente, quando serve controllata, sa cambiare registro e narrare - e penso non debba passare inosservata.

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Informazioni sul libro
Salvatore Scibona - Il volontario 
Traduzione di Michele Martino
Ed. 66th and 2nd
439 Pag.
Attualmente in commercio

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