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LIBRI E RECENSIONI. ANTOINE VOLODINE - ANGELI MINORI

VISIONI POST-ESOTICHE

Angeli Minori


Lo scrittore francese Antoine Volodine appare o dovrebbe apparire in Italia ben tre volte, in questo 2016, dopo essere stato sì tradotto in passato, ma non con questa perentorietà.
Oltre a questo Angeli Minori (L´Orma)  è già uscito Terminus Radioso (66th and 2nd) e dovrebbe arrivare in libreria - annunciato da tempo ma non ancora concretizzato - Lisbona ultima frontiera (Voland).
Il primo è del 1999, il secondo del 2014, il terzo del 1990, a conferma di un´interesse se vogliamo gradevolmente disordinato, a macchia di leopardo, per uno scrittore che in Francia da una posizione indipendente e in parte provocatoria ha conquistato il suo proverbiale spazio.

Una delle sensazioni che l´ignaro lettore potrebbe avere è di trovarsi di fronte a un grande impostore, o a un abile creatore di hype. Volodine mantiene volutamente un certo mistero sulla propria biografia, scrive libri sotto altri pseudonimi e si professa creatore-seguace della letteratura post-esotica.
Non ho intenzione di provare a definire con parole mie qualcosa che qualcun altro ha già descritto in maniera (possibilmente) compiuta, per cui sotto questo Link dell´editore Clichy (che aveva già fatto uscire Scrittori e anche Undici sogni neri dove Volodine operava con lo pseudonimo di Manuela Draeger, ambedue sono del 2010 in originale) trovate qualche informazione su autore e su motivi e definizione del post-esotismo.

Ogni teoria - lo sappiamo - ogni strategia letteraria o pubblicitaria deve reggere alla prova della pagine, per cui mi sono accostato con curiosità e comunque senza pregiudizi ad Angeli minori. Che parte con una mini- descrizione o dichiarazione di poetica "Chiamo narrat dei testi post-esotici al cento percento, chiamo narrat delle istantanee romanzesche che fissano una situazione, delle emozioni, un conflitto vibrante fra memoria e realtà, fra immaginazione e ricordo"
E poi "Si troveranno qui quarantanove di tali momenti di prova".

La questione si fa quindi ancora più interessante o volendola vedere in negativo, maggiormente fumosa. Narrat? Non poteva chiamarli racconti, raccontini o frammenti?

Dove ci troviamo, intanto? Di cosa trattano i narrat? Di un mondo post-apocalittico, franto, vagamente escheriano, onirico. Un mondo che apparentemente va verso il proprio annientamento, dopo aver vissuto un sogno egualitario di stampo comunista, una deriva capitalista, un tentativo di rivoluzione, e una restaurazione della deriva appena citata.
Di questa restaurazione è corresponsabile l´uomo-pupazzo Will Scheidmann, per questo condannato a morte dalle sue nonne, le immortali vegliarde che lo hanno creato e ne sono state deluse. Ma Scheidmann evita l´esecuzione con uno stratagemma da Mille e una notte: inventandosi, o forse sognando, o forse semplicemente ricostruendo dei Narrat che hanno lo scopo
(o trovano l´opportunità) di rinverdire la memoria delle vegliarde, chiarire loro le idee sul proprio passato ormai eroso, dimenticato, o forse di suggerire loro un passato per nulla vero.

Scenari alquanto confusi, labili? Su questo si gioca la scommessa di Volodine. A dire il vero, non ci sono certezze, tanto che in un mondo dove si naviga per le strade, dove le identità sono insicure e dove tra memoria, realtà, immaginazione e ricordo i confini sono impalpabili, potremmo dubitare
dell´esistenza stessa di Scheidmann. O forse di quella di Volodine.

L´autore entra però con decisione nel quarantesimo Narrat, con una dichiarazione di poetica non più mini-, ma completa e piuttosto convinta, che mi pare coincidere con quanto compreso e spiegato
nell´articolo linkato sopra.
Si tratta insomma, di una faccenda seria. Oltre alla p di poetica, che vede un predominio del ruolo della fantasia e della creatività, abbiamo la p di politica, che può essere maiuscola o minuscola. Creatività, immaginazione, descrizione pan-naturalistica vengono mi pare visti come mossa di ribellione verso una realtà ingiusta, probabilmente verso/contro il predominio tecnocrate e di stampo finanziario dell´essere umano.
Contro di essi, lo scrittore post-esotico si diverte ad annegare l´uomo in un abisso di contraddizioni e confusione: non esistono vere identità (quelle dei 49 angeli minori qui descritte si confondono e contraddicono continuamente), la stessa immortalità (delle vegliarde) è più condanna che dono, e il protagonista non è altro che un pupazzetto di stoffa.
La narrazione - se possibile orale e solo in seguito trascritta - è una forma di riscatto, di sollevazione al dolore, e nel libro in effetti è presente un capitolo emblematico di deportazione (altro tema conduttore della narrazione) nei campi, dove il narrare, il raccontare storie distrae, salva, riscatta, asciuga le lacrime. Come in Anna Frank, come in molti narratori dell´olocausto.

Questa digressione teorica (anche se ho cercato di riferirmi al libro) può apparire pedante, ma come sfuggirvi vista l´incombenza di Volodine, che pare dare importanza a tale apparato quanto alla pura narrazione. Che - per intenderci - c´è. Volodine ha talento visionario ma anche controllo, nonostante il prevalere di tinte oniriche, allucinatorie, di tentazioni surrealistiche, c´è volontà di rigore, voglia e capacità di mantenere una solida base realistica (può apparire un paradosso) di non rinunciare a micro-intrecci e personaggi, di dare un contesto e una mappatura al mondo dove si svolgono le vicende; vengono inoltre utilizzati differenti registri (interessante ad esempio in quelli di ambiente marinaresco un ricalcare un realismo avventuroso alla Stevenson o alla Defoe) e in ultima analisi ogni narrat concede abbastanza al puro piacere della lettura e cosa più importante non presuppone affatto un´adesione "a freddo" alle teorie dell´autore: al contrario essere avvinti dalla pura narrazione porta poi a chiedersi quali siano le motivazioni e il disegno complessivo che l´hanno creata (cosa che non accadeva ad esempio in uno scrittore che mi pare percorra strade simili come VanderMeer).

In parole povere e riassumendo: un libro plastico,  movimentato e sostanzialmente azzeccato (con qualche sparuto dubbio su un certo autocompiacimento, come se teoria e opera costituissero una sorta di mausoleo che lo scrittore stesso punta a erigersi), di un autore interessantissimo, che certamente prova a dire qualcosa di nuovo, e molto probabilmente ci riesce.

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Informazioni sul libro
Antoine Volodine - Angeli Minori
Ed. L´Orma 2016
Traduzione di Albino Crovetto
213 pg.
Attualmente in commercio 
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