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LIBRI E RECENSIONI. BERNARD MALAMUD - UNA NUOVA VITA

SEYMOUR LEVIN, INVOLONTARIO RIBELLE


Una nuova vita


Una nuova vita mi pare non sia considerato tra i "maggiori" di Bernard Malamud e ci restituisce uno scrittore diverso, meno austero e se vogliamo meno profondamente ebreo rispetto ad esempio a Il commesso.

Ciononostante, si tratta di un grandissimo romanzo, di sentimento, ironia e raffinatezza psicologica, che mostra uno scrittore maturo, in piena forma, e nella categoria dei grandissimi - nella prefazione Lethem traccia un paragone tra questo, il Roth di Lasciarsi andare, e lo Yates di Revolutionary roads, i tre libri sono usciti a pochi mesi di distanza nel 1961 e sono secondo Lethem romanzi del contrasto tra desiderio e responsabilità.

Forse lo status di minore deriva dall´ambientazione fortemente caratterizzata: si parla di Seymour Levin, ex-alcolizzato, che cerca una direzione iniziando a insegnare come assistente nell´immaginario college di Cascadia e tutta la storia si svolge negli spazi relativamente angusti della cittadina e degli ambienti universitari.
Levin è un grande personaggio, nella sua continua dialettica tra moralità e peccato, debolezza e quella classica e americana volontà di autorealizzazione, insignificanza fisica e seduzione.
In Levin probabilmente Malamud ha ritratto qualche caratteristica di se stesso, giovane insegnante a Corvalis, nell´Oregon.

Il personaggio principale va a scompaginare abitudini e convenzioni della molto conservatrice comunità, ma non immaginiamoci un ribelle, se Levin lo diventa lo fa in minore, lo fa a volte per eccessivo istinto, tormenti inferiori, goffaggine e per la sana (?) voglia di amare ed essere riamato.

Nel rapporto tra lui e gli altri personaggi nascono scene felicissime: l´apparentemente insulso ma
tutt´altro che banale direttore di comparatistica Gilley con le sue ambizioni, la sua moglie sensuale e insoddisfatta, il convitato di pietra Leo Duffy - lui sì autore di atti di ribellione due anni prima e per questo allontanato dal college - e poi gli altri professori e assistenti, travet dell´insegnamento con le loro rare grandezze e frequenti piccinerie.

Non mi pare - ed è altamente benefico - che vi sia una tesi dietro l´agire di Levin, il suo sparigliare le carte della propria vita e di quelle degli altri, i suoi continui dilemmi morali quasi sempre risolti opportunisticamente a proprio favore (ma è un proprio favore che rischia sempre di rovesciarsi nel suo contrario e quindi di illuminare di una luce di riottosa grandezza e senso del dovere il protagonista).
Ci sono il gusto di una narrazione fortemente americana (anche nello spiccato senso di comunione/contrasto con la natura, che si risolve in descrizioni fortemente liriche) e una raffinatezza psicologica spesso sublime che ci riporta ai migliori Roth e Bellow, grandi compagni di percorso di Malamud e pure la parte più strettamente legata a politiche e logiche universitarie la trovo attuale (per esempio il paragone/conflitto tra discipline tecniche e umanistiche) e tutt´altro che invecchiata.

In ultima analisi, un grandissimo romanzo, probabilmente un capolavoro, e un ottimo modo per conoscere un Malamud forse lievemente meno rigido rispetto alle sue opere più propriamente ebree.

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Informazioni sul libro
Bernard Malamud - Una nuova vita
Ed. Minimum Fax 2007
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Prefazione di Jonathan Lethem
442 pg.
Attualmente in commercio
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