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LIBRI E RECENSIONI. JAMES PURDY - ROSE E CENERE

IL CENACOLO DEGLI SPIANTATI

Rose e cenere

Come forse sapete, ho letto e ampiamente apprezzato i racconti di James Purdy, raccolti da Racconti Edizioni (impresa valorosa) sotto il titolo Non chiamarmi col mio nome.
La voce dello scrittore mi risultava tanto nevrastenica, peculiare, inventiva, profonda, da averla considerata una lettura di quelle importanti ed essermi incuriosito per il resto della narrativa di questo esordiente tardivo - era il 1956, aveva 42 anni . e averne recuperato un paio di romanzi, tra cui questo Rose e cenere.

Quando sono andato a vedere l´anno di uscita negli USA sono rimasto un poco colpito. Nel 1967. Bellow aveva giá pubblicato Herzog, Roth era al suo terzo romanzo, e non era ancora Roth come-lo-conosciamo, di Pynchon erano usciti V e L´incanto del Lotto 49, DeLillo avrebbe esordito quattro anni dopo con Americana.
Queste note un po´frivole per dire che il romanzo è ambientato ai tempi della (Grande) depressione, è autobiografico, mostra diversi riconoscimenti e omaggi sia a un certo tipo di Fitzgeraldismo che a strutture direi teatrali, un dialogato di interni violento, vivido e caratterizzante, e per questo forse (forse) l´impressione che suscita è un po´fuori dal tempo, rispetto ad atmosfere e voci dei racconti, che fondamentalmente si collocano mi pare in un´America tormentata e falsamente ottimista, nel dopoguerra.

Rose e cenere è romanzo di conversazioni letterarie e filosofiche e di amori promiscui, domina la figura di Eustace "Ace" Chisholm - scrittore o poeta avido di racconti altrui e programmaticamente deluso da se stesso - e del proprio entourage fatto di ex-mogli pentite, pittrici spiantate, putti omosessuali e omosessuali repressi. Una roba autobiografica, sospetto, qualcosa che Purdy deve avere sperimentato a Chicago, in quegli anni. Un cenacolo di spiantati con grandi ambizioni, un circolo non completamente dissimile da quello descritto da Don Carpenter nel suo bellissimo I venerdí da Enrico´s ma in qualche modo più scorbutico, molto meno pacificato e nostalgico.

Esiste una forte differenza di intensità tra la prima e la seconda metà di questo romanzo: troviamo inizialmente un tono ironico e un turbiglione di personaggi tra dramma e commedia, con al centro la figura di Amos, il putto omosessuale (suo malgrado?) sopra descritto.
Proprio dal suo rapporto con Daniel, colui che gli affitta una stanza, nasce quella vibrazione che rende la seconda parte del romanzo molto più potente. Ed evito spoiler perché va vissuta.

Ritengo il Purdy dei racconti di cui sopra superiore al romanziere di questo pur notevole Rose e cenere. D´altra parte è stato signore prolifico e non vi è garanzia che da noi siano arrivati i suoi frutti più prelibati. Ma di certo non mi è passata la voglia di approfondire. Proprio no.

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James Purdy - Rose e cenere 
Traduzione di Attilio Veraldi
Ed. Dalai 2010
211 pg.
Attualmente in commercio ma fate presto che Dalai mica esiste più  
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