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LIBRI E RECENSIONI. JAMES PURDY - NON CHIAMARMI COL MIO NOME

FAMIGLIE E FALLIMENTI



In particolare grazie a un certo rigoglio di editori indipendenti e creativi, questi anni sono ricchi di "lanci" di scrittori statunitensi da riscoprire, quelli che un po´brutalmente si potrebbero definire minori.
Questo apre un discorso più complesso, ovvero se la seconda definizione coincida con la prima, escludendo quindi un sostanziale debito di qualità, che costringe all´appartenenza alla categoria. Immagino si debba giudicare caso per caso. Per quanto ho avuto da leggere, esistono minori che rimangono tali perché semplicemente meno bravi dei "colossi" e altri dove il dubbio sussiste: la minorità potrebbe derivare ad esempio da una tendenza a essere outsider, che a sua volta potrebbe significare semplicemente una ritrosia, una difficoltá a stare al centro della scena, visto che prendersela è eccitante, ma anche terribilmente faticoso (o potrebbe esserlo, a seconda delle inclinazioni).

L´introduzione vale in generale, e come approccio alla raccolta di tutti i racconti di James Purdy (1914-2009) pubblicata da Racconti edizioni col titolo di Non chiamarmi col mio nome.
In effetti si tratta di short stories di qualità quasi costantemente notevole, e dotate di uno spiccato tratto di personalità.

Partiamo mi pare da presupposti simili a quelli che muovono la narrativa di un Yates e un Cheever, fin troppo ovvio constatare come il ruolo dello scrittore consista anche nel disvelare le contraddizioni insite nel sogno americano, e questi scrittori lo hanno fatto concentrando la propria attenzione sull´istituzione della famiglia, affrontandone le nevrosi, la caduta dei valori, l´impossibilità di comunicare, la coazione al consumismo e l´ossessione per la scarsità (o l´abbondanza) di denaro.

Da qui mi pare parta anche Purdy, che in questo contesto si distingue per alcune peculiarità: le sue storie si svolgono prevalentemente in interni e ,quando non è così, gli esterni appaiono costantemente scuri, polverosi, notturni, minacciosi; vi è un gusto del dialogo corrosivo e tendente talvolta al surreale molto americano e piuttosto cinematografico; le sue storie nascono principalmente da uno screzio, uno spostamento in negativo, un inizio di incomunicabilità all´interno di quelle che potrebbero essere normali dinamiche familiari. Questo spostamento talvolta apparentemente banale pare far prendere coscienza ai personaggi del sostanziale fallimento delle proprie vite, e - nonostante età anagrafiche dei protagonisti che vanno dai venti ai cinquant´anni - della minacciosa imminenza della morte.

È così per esempio nel racconto che dà il titolo alla raccolta, dove lo screzio nasce da una moglie che non accetta di venir chiamata col cognome del marito (per la cronaca, Klein). Abbiamo poi, per esempio, un marito invalido e una moglie che cerca di ridurne le sofferenze parlando troppo (a volte inventando) e un contrasto che nasce attorno all´acquisto di un corvo che lei apparentemente vorrebbe comprare. O ancora un´insegnante che gira nuda per la città e trova riparo a casa di un suo ex-studente, elemento dal quale nasce un fitto scambio di domande e dolori e non detto, che solo nel finale trova una sintesi in un apparente impeto di solidarietà.

E ancora, quello che mi pare possa essere il vertice qualitativo della raccolta, la novella 63: Palazzo del sogno, quasi un rovesciamento del Grande Gatsby, virato bassifondi e decadenza, dove con pochi archetipi giocati benissimo e con un continuo spingersi in un territorio ai confini con l´onirico, Purdy crea una tensione continua, sinistra e sinistramente conturbante.

Accanto al particolare gusto del dialogo, sottolineo anche la capacità di questo scrittore di essere anche classico, scolpire frasi icastiche (quelle da sottolineatura), ma allo stesso tempo mantenendo una certa laconicità di fondo, facendo insomma sbocciare queste immagini preziose dal terreno accidentato e brullo (ma mai trascurato) delle sue descrizioni di interni, del suo constatare la sciatteria o il fallimento dei personaggi.

Come avrete capito, una raccolta che merita assolutamente l´attenzione degli appassionati del racconto (che poi per forza sono appassionati di letteratura) e di americana. Bella e curata anche l´edizione, con una mia piccola presa di distanza che trovate sotto il secondo post-scriptum.

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Informazioni sul libro
James Purdy - Non chiamarmi col mio nome
Traduzione di Floriana Bossi
Ed. Racconti 2018
228 pg.
Attualmente in commercio
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Primo Post-Scriptum: qualcosa di quest´autore aveva già raggiunto le librerie italiane, lasciando un attimo da parte le edizioni ormai vintage segnalo i romanzi Rose e cenere e Cabot Wright ci riprova, entrambi per la "vecchia" Dalai, ma entrambi tuttora disponibili.

Secondo Post-Scriptum: l´introduzione di David Means mi pare molto utile per ricostruire alcuni motivi di "outsiderismo" di Purdy, e per delinearne brevemente i tratti caratteriali. Mi pare invece fuori fuoco (o forse troppo tendenziosamente autoreferenziale nell´avvicinare Purdy a se stesso) quando parla delle sue poetica e scrittura, con un paragone addirittura al grunge (!), che mi è parso davvero arbitrario.