LE ANTICIPAZIONI. MIRCEA ELIADE - CHINUA ACHEBE - JACOB WASSERMANN - ERNST VON SALOMON

CHICCHE E CURIOSITÀ



 

Direi che questa volta le anticipazioni (alcune posticipate, quindi di libri giá usciti) possono essere definite delle "chicche", libri scoperte e riscoperte che mi paiono curiose e meritorie, E tutte cose da piccoli editori, o editori indipendenti (in un caso in senso lato, come vedremo).

Inizio da un accoppiata che non poteva che farmi alzare il sopracciglio, come si suol dire. Mircea Eliade e Calabuig (che ha una linea editoriale mi pare variegata e interessante). Da poco in libreria una prova narrativa del "Pensatore" (chiamiamolo così) rumeno, ovvero Gli Huligani, corposo romanzo del 1935.
La radice è proprio quella della parola inglese che sta a indicare un teppista da stadio, e che nell´est europeo pare in generale voler definire un modo di essere anticonformista,una sorta di teppismo più ideologico che fisico, se ho ben inteso le accezioni.
Eliade parla - come si legge nel sito dell´editore - di una giovane e borghese generazione rumena, affascinata dal fascismo, antisemita, sedotta da un´ideale (un atteggiamento) di volitività, risolutezza, interventismo, violenta irrequietezza,
Mi pare tutto molto mitteleuropeo, e decisamente interessante.
Creo un collegamento interessante: la parola Huligano ritorna in un più recente romanzo di un altro scrittore romeno, Norman Manea (Il ritorno dell´Huligano).

Continuo il reparto chicche con uno scrittore africano, un grande scrittore africano di lingua inglese, probabilmente uno dei padri fondatori della letteratura africana, non per niente "portato" (citato) da Ta-Nehisi Coates: parlo di Chinua Achebe di cui La nave di Teseo  (appunto un indipendente poco "piccolo")  ha riportato in libreria Le cose crollano (Things fall apart), la parabola di Okonkwo, un libro che pare vivere nelle dicotomie: due storie con lo stesso protagonista, cultura tribale e colonialismo, lingua inglese e africana, ascesa e crollo, un´opera che è stata seminale e fondante e rischia - si spera - di far parlare ancora di questa sua nuova edizione.

E poi ecco, ecco finalmente la Germania.

Il primo è Jacob Wassermann, di cui Fazi sta proponendo Il caso Maurizius, Wassermann (1873-1934) era bavarese di origine ebrea, scrittore fortemente impegnato, di quelli che non disdegnano dipingere i propri romanzi di ideologia, di tesi, e forse per questo sostrato intellettualistico anche in queste zone - in Germania - è stato ampiamente dimenticato.
Eppure questo suo romanzo per Fazi affascina, per la struttura utilizzata (il poliziesco), il dilemma morale di un padre-giudice che rifiuta di ammettere un proprio errore di valutazione, e la storia del suo contrasto con un figlio represso, recluso. Atmosfere cupe, direi tipicamente tedesche (dell´epoca, il romanzo è del 1928, in piena crisi economica e repubblica di Weimar).
Le enciclopedie, online e non, ci rivelano come il libro fosse stato rivalutato e rilanciato da Henry Miller e mi pare che in seguito a questa riscoperta si stia conquistando anche una certa attenzione dai lettori italiani.

Il secondo è Ernst von Salomon, scrittore (1908-1972) legato a una sua istanza autobiografica, al libro I proscritti (lo si trova per Baldini e Castoldi) che descrive - in maniera pure fortemente mitteleuropea - le vicende dei cosiddetti Freikorps, una sorta di esercito spontaneo ed eterodiretto che ebbe un ruolo gregario ma non secondario nelle vicende della prima guerra mondiale e nelle sue immediate adiacenze.
Ma non è di questo libro che parlo: invece voglio commentare Un destino tedesco, pubblicato da Ghibli. A parte l´opera principale, questo scrittore viene soprattutto pubblicato da piccoli editori, con il sospetto di simpatie di estrema destra, e in effetti Von Salomon ha storia e posizioni particolari, il suo libro di maggior successo in Germania si chiama "Il questionario" (Der Fragebogen) e tratta in maniera critica il modo nel quale gli americani volevano assicurarsi - appunto tramite rassicuranti questionari - la denazificazione del paese.
Qui invece assistiamo a una biografia romanzata di Von Salomon; non darò giudizi politici finché non lo avrò letto, ma lui in patria e altrove passa come uno che mai ha rinnegato le sue idee nazionalistiche (anche se mai aderì al nazismo), Il libro può essere quindi letto in maniera documentaristica, come testimonianza, o anche apprezzando una prosa che la critica tedesca giudicava di valore  (pur mettendo in discussione il sostrato ideologico che la muoveva). Può anche essere il modo di riscoprire un autore che ai tempi aveva provocato un vivace dibattito, vista la prevalenza del senso di colpa nel dopoguerra contrapposta al suo tentativo di promuovere un´identità tedesca forte contro i tentativi di "pulizia" (normalizzazione) di quello che Von Salomon viveva come un nuovo invasore.

Mi fermo qui per il momento, ma non sono le ultime dell´anno, prometto.

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