LIBRI E RECENSIONI.PAVEL HAK - TRANS

STORIE DAVVERO TESE


Trans (editore Transeuropa)



Avvertenza
Per me é importante essere sempre trasparente. Nel caso di questa recensione, credo chiaramente che il mio senso critico non abbia fatto cilecca, allo stesso tempo visto che parlo di storia "eccezionale" (nel senso che sotto chiarisco), ci tengo a dire che sono in conflitto di interessi, visto che l´editore (la valorosa Transeuropa che pubblicó gli Under 25 e Brizzi) é quello che tra un mese circa pubblicherà il mio esordio. Questo giusto perché appunto é romanzo così peculiare da fornirmi la sensazione che o ti attrae o ti respinge, per cui non vorrei che il mio apprezzamento fosse poi letto alla luce della mia vicinanza all´editore (che ripeto, é valoroso e l´ho sempre detto anche prima che ne diventassi un autore).



Storia eccezionale: ecco, da questo romanzo non aspettatevi narrativa tradizionale o trame a orologeria; é una corsa contro il tempo, é un calarsi nella violenza, una violenza continua e direi nata e cresciuta insieme all´uomo.
Di uomini si parla, ma soprattutto di corpi: corpi migranti e corpi in fuga, come quello di Wu Tse, che cerca di scappare da un regime totalitario e - come in certi cartoni animati giapponesi - sembra sempre cadere in una disgrazia o un pericolo peggiore del precedente. Migrante, quindi criminale e impossibilitato a fermarsi.

Hak é un autore ceco/francese, scrive in quest´ultima lingua ed é abbastanza discusso, proprio per il suo essere così profondamente anti-tradizionale, nei temi e nello stile.É fondamentalmente scrittore di guerra e (termine che ricorre in questa recensione, ma é inevitabile) di violenza.

Violenza continua. Lotta del lettore con i suoi nervi.

Con queste due frasi nominali qua sopra vi ho dato un esempio del suo stile, dove questo tipo di accorgimento viene usato quasi per aprire e chiudere le singole scene, come un attimo di calma apparente prima di rimettersi a correre (e come già ho cercato di far capire, al lettore viene richiesto di correre con i personaggi).

Il romanzo é un po´azione, un po´parabola, un po´allegoria: l´allegoria di un mondo nel quale i corpi valgono soprattutto in quanto merce, per la loro forza lavoro, unità di produzione e nel quale é impossibile un reale riscatto e se é possibile amare, il sentimento va rimosso subito, perché é destinato a creare ancora più sofferenza, come un piacere che va gustato una volta sola, prima che si guasti, sopraffatto dalla necessitá di sopravvivere e dall´obbligo di fare qualsiasi cosa, sacrificare qualsiasi sentimento o morale, per raggiungere questo scopo - destinato peraltro a non produrre alcun premio.

In questo e in altre caratteristiche, in primis per essere una storia che non si legge tutti i giorni, Trans e Hak mi hanno ricordato l´ungherese Krasznahorkai (che recensii QUI), che é addirittura più denso e filosofico, e che pure sfida il lettore, lo sfida davvero, gli richiede quel quid di fatica e partecipazione che fa scattare un fatidico clic, quello che ti suggerisce che tu stia leggendo qualcosa di eccezionale (nel senso di "eccezione" alla regola).

Un po´racconto di guerra e violenza, un po´Cuore di tenebra, un po´cartone animato virato pulp e Walter Hill, Hak richiede partecipazione, sopportazione e un po´di sospensione della incredulità (alcuni passaggi logici sono sacrificati alla necessitá di spingere in avanti, sempre in avanti, seguendo un protagonista che - lui in primis - non sembra credere pienamente a quello che sta vivendo) ma ripaga con una storia indubitabilmente tesa, inconsueta, originale.


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