LIBRI E RECENSIONI. SAVYON LIEBRECHT - PROVE D´AMORE

I RICORDI CHE PUNGONO

scrittrice israeliana



Comincio a spuntare la mia lista di Scrittori israeliani contemporanei e lo faccio curiosamente e casualmente partendo dall´ultimo che avevo citato, la scrittrice Savyon Liebrecht, nata a Monaco e trasferitasi in Israele bambina.

Ho letto "Prove d´amore", una storia suggestiva: lei e lui, ambedue sposati, si conoscono in ospedale dove assistono i genitori (madre, padre) ambedue gravemente malati, si innamorano (forse).
Fortissmo il gioco di richiami tra presente e passato: madre e padre prendono il ruolo della memoria, una memoria privata e pubblica. Privata perché soprattutto nel caso di lei - Hamutal - il rapporto con una madre fredda e assente viene rievocato alla luce della malattia, che rende per una volta la madre stessa dipendente dalla figlia. Pubblica nel momento in cui nei ricordi confusi della malata entra la Shoah. Con alcune tra le parti più sentite e terribili del libro.
É una storia di amori, casualità, incomprensioni e solitudini, in fondo siamo strani, nel nostro aggrapparci a certe situazioni, estremizzandole, cercando vie di fuga che si chiuderanno in maniera repentina, cosi come repentinamente (forse selvaggiamente) si sono aperte.
É anche una storia triste, e amara, che si chiude comunque con un filo di speranza e ottimismo, su una vita se vogliamo stereotipata, fissa nelle proprie convenzioni, ma per una volta compresa meglio soprattutto dalla protagonista femminile, che nei deliri della madre trova schegge del suo passato, come in una seduta psicanalitica "fuori ordinanza" (non a caso lei lavora in una rivista di psicologia e si occupa di interpretazione di sogni).

Lo stile é fortemente israeliano, evocativo, allusivo, trattenuto, simile a quello di Yehoshua, le persone vengono ritratte nel loro dinamismo e poi la lingua le rende improvvisamente fisse e archetipiche (quell´uomo che....quella donna che...), i personaggi si uniscono alla loro azione come certe statue a cui la mano dello scultore abbia saputo infondere dinamismo.

Un libro in assoluto non originalissimo, ma che rientra in una tradizione di letteratura israeliana che sa farsi domande (e darsi risposte) in maniera non banale, non rinunciando a descrivere fatti privati che potrebbero essere accaduti a Roma o Chicago, ma immergendoli in maniera lieve, naturale, non forzata in tutta la densità della questione ebraica.

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