LIBRI E RECENSIONI. UNA MONOGRAFIA SU JO NESBO

JO NESBO E HARRY HOLE


su Recensireilmondo


Vi ho già "intrattenuto" in un altro post, sulla bibliografia di Jo Nesbo, quindi la sequenza esatta dei suoi romanzi. Nel frattempo ho concluso la lettura dei suoi libri con Harry Hole (al netto dei primi due, vedi considerazioni finali) e trovate qui le mie recensioni.

Nesbo è bravo, proprio bravo. Ottimo controllo della trama, capace nei cambi di ritmo, aderente alla "legge" del giallo scandinavo, ovvero la costruzione lenta e circolare del "caso" ma molto piú Rock - if you understand what i mean - di altri scrittori del genere.
E poi c´é il personaggio Harry Hole: un vero e proprio uovo di Colombo. Nel senso: tutti siamo capaci a concepire l´ennesimo bel tenebroso ex-alcolizzato tormentato dai demoni ma incredibilmente giusto e morale, no? Si, ma bisognava pensarci. Nesbo ci ha pensato e lo ha reso - nei limiti di un genere che richiede un po´ di sospensione di incredulità -  vero.

Certo: la serialità. La serialità miete vittime. Difficile portare avanti una saga per 6-7-8 romanzi e non accusare alcun cedimento. In effetti andando avanti Hole diventa sempre più supereroe, le trame si americanizzano a botte di effetti speciali, alla perfezione formale del primo (in senso lato: è stato fino al 2014 il primo della sequenza a uscire) "Il pettirosso" - con elementi di descrizione della società norvegese - si sostituisce il ritmo e la preponderanza del personaggio principale.

Vediamo libro per libro, ciò che si può dire, a mio parere.

Il pettirosso è come dicevo un "thriller scandinavo" davvero molto riuscito, con quegli elementi archetipici dei thriller dal profondo Nord che abbiamo "Imparato" ad apprezzare (il passo lento, la costruzione graduale, il solido ancoraggio nella realtà, l´ambizione sociologica) e un qualcosa in più dato in questo caso da una storia norvegese molto interessante (e a me fino questo momento sconosciuta) e molto ben integrata nella trama. Solo nel finale - come comprensibile - Nesbo si occupa poi di sensazionalizzare il tutto con un pó di mestiere "all´americana" ma senza rovinare niente, anzi direi che insieme al primo Larsson e al terzo Persson (In caduta libera...) questo è il miglior thriller scandinavo che io abbia mai letto. ***** Cinque Stelle.

Seguiva Nemesi, dove già si assisteva alla "Holizzazione" della serie. Hole che è allo stesso tempo alcolizzato, supereroe, tenerone e impacciatamente seduttore - e naturalmente incorruttibile nella sua lotta contro il Principe Waaler (grande personaggio, secondo me). Il romanzo funziona perché Nesbo tiene sotto controllo rigoroso la trama, come sempre azzecca i personaggi e non salta passaggi logici - come detto si assisteva alla deriva verso la sensazionalizzazione di Hole - ma scusabile visto che comunque parliamo di un prodotto di (ottimo) intrattenimento. **** Quattro Stelle

Avevamo poi La stella del diavolo. Anche qui a rischio di ripetersi, Hole sempre più "allmighty", ma comunque grande trama, ottimo intreccio, tempi morti sapientemente evitati, personaggi di contorno davvero riusciti. **** Quattro Stelle

Ecco, arrivati a La ragazza senza volto si deve notare che anche i più bravi ogni tanto perdono colpi. Chiaramente quando uno scrittore DEVE "continuare", DEVE "serializzare" a un certo punto immagino abbia la tentazione di andare di mestiere e pilota automatico, laddove ispirazione e voglia non bastano.
Tutto questo per dire che il libro è abbastanza godibile ma deboluccio, oppure abbastanza deboluccio ma godibile. Funziona la tematizzazione di un argomento inconsueto come L´esercito della salvezza, sono (come di consueto) ben sbozzati i personaggi, Hole resta "un figo", per il resto in molti passaggi manca un po´ di logica e qua e là la trama si destruttura e Nesbo cede alla tentazione di giocare un pochino sporco con le aspettative del lettore - ben sapendo di avere il coltello dalla parte del manico.
Solamente *** Tre Stelle


Con Uomo di Neve (che però a molti è piaciuto, e che nei libri successivi viene continuamente citato e ripreso da Nesbo, come se dovesse avere un´importanza particolare nella serie) mi sono "finalmente" trovato a dire boh. Spenderò qualche parola in più visto che parliamo del primo Nesbo con HH secondo me decisamente poco riuscito.
La trama sarebbe in realtà solidamente "nesbesca" con il suo carico di colpi di scena, personaggi con le loro tare, e va bene, funziona, siamo qui per divertirci come in un thriller televisivo e quindi possiamo passare sopra ad alcuni passaggi un po´ di grana grossa. I personaggi e l´ambientazione sono in qualche misura sfocati rispetto ad altre prove di questo scrittore, ma rimane la potenza del protagonista a caricare su se stesso il peso del romanzo.
Ció che mi ha lasciato perplesso é una drammatica carenza di editing che a volte fa sospettare addirittura errori logici o di traduzione. Ma siccome é il primo in cui ciò succede, credo che il tutto sia ascrivibile alla versione originale, visto che (appunto) si parla sopratutto di vere e proprie incongruenze nella trama che ti costringono a tornare indietro e vedere se eventualmente hai tu preso un granchio.alla fin fine nulla che comprometta al 100% lo svolgersi dell´intreccio, peró una sensazione di sciatteria e di fastidio che influisce sul piacere della lettura.

E poi: Nesbo non va mai particolarmente per il sottile ma in questo libro si respira un´ atmosfera misogina in parte attribuibile alla trama, ma che non viene "rilassata" da nessuna considerazione o alcun personaggio che bilanci in senso contrario.
In buona sostanza lo scrittore seriale è per sua natura soggetto chiaramente a usura in quanto non esistono mille trame a prova di bomba in cui accompagnare il lettore, per cui di volta in volta si deve insistere su un´ingrediente particolare (l´horror, la violenza,il sesso, la ricchezza di colpi di scena) ma il tutto si fa qui tanto meno accettabile, quanto manca proprio quella cura formale che il lettore sovrano meriterebbe.
Alla fine **. Due Stelle (per il mestiere di Nesbo e per Harry)

Si andava avanti con Il Leopardo. Faccio qui notare che il destino ha voluto che Stieg Larsson interrompesse la sua serie al Nr. 3. Invece un altro autore intelligente come Leif Persson si é auto-limitato interrompendo la saga di Johansson al Nr. 4.
Nesbo non si ferma e a costo di ripetermi é chiaro che madama serialità ci mette lo zampino.
La tensione viene sostituita dal mestiere, la tenuta delle trama dai colpi di scena continui (un classico: sottofinale o finale; o come direbbe Rossini, finale primo e finale secondo). Oh, il lettore gira pagina ma si va avanti quasi per inerzia. E il Serial Killer è uno dei meno interessanti che Nesbo abbia mai escogitato.
Alla fine comunque ***. Tre Stelle.

Ma...ma...il colpo di coda. Arrivato al settimo, qualcosa si rivitalizza. Forse perché Nesbo non era mai andato così a fondo in Hole, nella sua psicologia, e nei suoi affetti (Rachel, il figlioccio Oleg).
In Lo Spettro trovo un Nesbo convincente come non accadeva da Nemesi e dalla Stella del Diavolo.
La trama è forse una delle sue più ingegnose, certo a una discreta quantità di critica sociale e descrizione della società norvegese dei primi e maggiormente riusciti gialli qui si sostituisce (ancora una volta) il thriller puro, azione pura, con un Harry Hole che diventa sempre più "preponderante" negli equilibri.
Questo è appunto il "romanzo" di Hole - per eccellenza, e sono proprio le ultime 150 pagine, martellanti e forti anche dal punto di vista dei puri sentimenti (si sonda tra l´altro il rapporto tra Hole e Oleg) che fanno (o farebbero) conquistare a questo penultimo Nesbo con Harry (finora) la fatidica quarta stelletta.
Molto riuscito anche l´approccio nei confronti di un tema abusato come la droga e le dipendenze. E strazianti alcuni momenti di introspezione di Harry.
Quindi ****. Quattro Stelle.

Chiaramente nel gran finale Nesbo spettacolarizza il tutto e gioca con le aspettative del lettore; e dopo Lo spettro ecco quindi Polizia, libro di cui è complicatissimo parlare senza fare spoiler.
Dico solo che molti lettori avevano dato Hole per morto alla fine del romanzo precedente.
Qui Nesbo ci prende per il naso per diverse pagine, per poi accelerare enormemente, fare il gioco che gli riesce meglio - ovvero mischiare le carte, confondere le acque - e costruire una serie di finali, falsi finali e sotto-finali magari un po´disonesti ma tecnicamente perfetti.
E lo dico avendo sfogliato e risfogliato, cercato riscontri. Tutto logico, tutto concluso in se stesso.
I temi sociali qui sono solo un ricordo, siamo nel puro giallo-thriller alla ricerca del colpevole e nella pura ammirazione della capacità di Nesbo di creare eroi positivi, negativi, qualunque.
E leggendo fino alla fine, un paio di carte in tavola ci sono, per proseguire - indipendentemente da Hole.
Quattro stelle. **** - anche qui.

Eccomi arrivato all´ultimo Sete. Come dire: Hole è vivo e vegeto, solo un pochino più pacificato. Il libro è abbastanza divertente e godibile, ma non all´altezza dei migliori, la trama si sviluppa in maniera un po´meccanica, viene seguito lo schema ormai tipico di Nesbo (crimine-scioglimento-dubbio-confusione-sorpresa) e alcune svolte della trama sono abbastanza telefonate. In positivo un Hole che ormai gigioneggia alla grande quasi da attore consumato, il ruolo più ampio e a tutto tondo dato a un personaggio interessante come quello della Bratt, e qualche accenno critico - e decisivo per lo sviluppo del romanzo - al ruolo dei social media nelle nostre esistenze.
Posto che il mestiere di Nesbo è ormai indiscutibile, questo Sete non arriva a essere fiacco ma certamente è meno teso e vibrante dei due precedenti (che vivevano chiaramente della presunta e annunciata morte di Harry e poi della sua ricomparsa).
Tre stelle abbondanti. ***

Come notate, mancano i primissimi due, ovvero Il pipistrello e Scarafaggi, da noi e in generale sui mercati non scandinavi pubblicati solo a serie in corso, e da alcuni giudicati ancora acerbi, ma recupererò, così come non vedo l´ora di gettarmi su Sete, uscito recentemente e che mi sto "conservando" per una lettura eminentemente estiva.

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