I MIEI SCRITTORI. PAUL TORDAY E I SUOI ROMANZI

PAUL TORDAY - NARRATORE DI RAZZA (1946-2013)

QUI  avevo presentato in tempi non sospetti (non c´entrerebbe ma l´espressione ci sta bene e mostra che tutto sommato io so scrivere anche in maniera banale, se mi impegno) Torday come "prodotto" (ah, questa è ancora peggio - mercificazione di un autore) adatto agli orfani di Jonathan Coe.

Paul Torday é morto il 18 Dicembre del 2013. Sapeva da tempo di essere malato e in un articolo del Guardian si scrive esplicitamente della sua "corsa contro il tempo", per scrivere la storia perfetta, il romanzo perfetto. E in un paio di casi secondo me - se parliamo di storia, con l´unico intento di intrattenere ed emozionare il lettore - c´è davvero andato vicino.
Alla luce della malattia si capisce anche meglio  - ahimè - lo scadimento degli ultimi romanzi. Fretta di finire, probabilmente. 

Io sono arrivato a leggere l´intero corpus (diciamo così) di quest´autore e continuo a vedere alcune analogie con Coe, ma la principale è quella che poi rischia di creare confusione nella mente di lettori pieni di speranza.
Insomma si tratta secondo me di due ottimi narratori situazionali, nel senso che non hanno un set di temi omogenei, riconoscibili da un romanzo all´altro da proporci, bensì paiono concepire una storia e innamorarsene e allora volercela narrare adattando la propria voce al tipo di storia, ma allo stesso tempo mantenendo omogeneo (questo sì) un certo modo di guardare ai propri personaggi, una certa modalità di costruire e sviluppare il Plot.

In altri termini: io speravo dopo la Famiglia Winshaw e la saga della Banda dei brocchi che Coe diventasse un ambizioso e dickensiano narratore dell´Inghilterra di oggi, ma si è sviluppato (secondo me purtroppo anche per calo di ispirazione) in maniera decisamente differente.

Di Torday speravo a un certo punto uscisse un qualcosa di più lungo e più (nelle intenzioni) ambizioso. Insomma lo scrittore è bravo a descrivere ambienti, società e tic della modernità - e allora perché non applicare queste doti a un quadro più complesso al famoso romanzo "totale" che vuole descrivere un trancio di realtà. A un Underworld in chiave UK per esempio. O a un atteggiamento nei confronti del narrato simile a quello di un postmoderno illuminato alla Richard Powers.

Ma questo upgrade a Torday evidentemente non interessava. Voleva appassionarci con le storie che gli venivano in mente, e - ragazzi - lo ha fatto fa benissimo, prima degli ultimi due, oggettivamente più deboli. Ah, io non sapevo naturalmente della malattia. Guardate come si conclude questo mio articolo. No, non lo avrò più.

Vi dico subito che sono in uscita nei tascabili LIT "La vita avventurosa di Charlie Summers" e "La ragazza del ritratto". Ecco - approfittate del basso prezzo e comprateli, rubateli, fateveli prestare. Insomma merita

A completamento volevo autoincensarmi e collocare qui le mie 5 recensioni dei libri di questo autore, cosa che spero possa essere utile a chi ama quel tipo di narrativa che qui (nella mia modestia immodesta) avevo definito così (parlando di un altro autore, cioè l´israeliano Eshkol Nevo)

autocit: ..."(si tratta)... di dare finalmente un nome a un genere. e io sarò ormai bollito ma è un genere che al di là della provenienza israeliana dell´autore é sopratutto anglosassone - è il genere leggibile ma che allo stesso tempo non abdica a determinate ambizioni di un Coe, un Nicholls, un Torday.
come chiamarlo? "in betweener" Mainstream (cioè a meta tra il mainstream e qualcosa di più ambizioso)? NWORRML (new wave of the romanzo romanzo ma leggibile)?"


Inizio da L´irresistibile eredità di Wilberforce  (a cui ho dato quattro stelle, ma ne meriterebbe cinque)

"Un libro straziante, che non parla - almeno credo - di alcolismo, ma piuttosto di solitudine, scelte e libero arbitrio. la costruzione a flash-back spiazza e allo stesso tempo riempie di senso le prime - in un certo senso più "tradizionali" - novanta pagine, ambientante nel presente del protagonista. una rivelazione, e un libro che lascia un sapore strano di rimpianto e solitudine."

Aggiungo che sono ben presenti nello sfondo alcuni elementi "di romanzo sociale". l´alienazione, il contrasto tra ricchezza materiale e povertà spirituale, la ricerca di un senso nella vita (qui sostituendo l´amore per le persone con quello per i vini).

Poi il mitico Pesca al salmone nello Yemen (anche qui il giudizio andrebbe rialzato da quattro a cinque)

"Incredibile ma vero: si può scrivere un romanzo appassionante sul tema oggetto del titolo di questo romanzo. Uno legge le prime tre pagine e si chiede come proseguirà, si chiede se seriamente possa essere quello l´argomento; ed esattamente come per i personaggi del romanzo, la cosa si fa seria e appassiona. Torday è uno scrittore eccellente: lo consiglierei a tutti coloro che apprezzano Jonathan Coe, anche qui si trovano satira, capacità di dominare l´intreccio, ottimo uso della tecnica del montaggio parallelo e tanta umana "pietas" - apprezzamento per l´uomo e le sue debolezze, passioni. a un certo punto, come capita ai personaggi, ci si appassiona per l´avventura di voler popolare i fiumi yemaniti di salmoni nord-inglesi...non so se sia questo il maggior merito di Torday, o se invece consista nel fatto di  - appena sfogliata l´ultima pagina - voler inutilmente cercare una sorta di ulteriore epilogo, come se la storia dovesse continuare."

Poi Torday meets thriller -  e a me ha fatto discretamente paura! La ragazza del ritratto

"Questo è uno scrittore che mi appassiona decisamente: la sua è una poetica della normalità turbata / della solitudine in eccesso / del peso dell´immaginazione sulla vita reale, che trovo declinata qui nel segno del thriller / giallo psicologico di marca solidamente british, così come in "Pesca al salmone..." era virata sul registro ironico e (blandamente) satirico-sociale, e in "L´irresistibile eredità..." (volendo simile a questo) sul tema specifico dell´alienazione e l´incapacità ad adattarsi al mondo moderno. Leggendo diversi romanzi, vengono fuori notevoli similitudini tra i protagonisti: persone (apparentemente) fin troppo normali, che senza aver iniziato ancora a vivere sembrano già alla fine del loro percorso, con consorti (quando ci sono) un po´ bigie e in difficoltà a creare un vero rapporto con loro, con pochi o nessun amico. se questo tipo di "topos" mostrerà la corda nei prossimi di Torday (intendiamoci: i prossimi che devo ancora leggere) non so, ma di sicuro ci troviamo di fronte a un narratore davvero di alto livello, che con economia di mezzi sa creare (in questo caso) un atmosfera di sospensione e inquietudine davvero da ghost story cinematografica. il tutto con osservazioni affatto banali su cosa sia la follia - e cosa la normalità. per orfani di Coe, ma ormai non solo."


Andiamo avanti con il 4° romanzo, ovvero Vita avventurosa di Charlie Summers (quattro meritate stelle) - l´ho letto cronologicamente dopo l´ultimo (e abbastanza deludente) Hartlepool Hall

"E con questo ho finito la mia personale tordayede. autore scoperto quasi per caso, su cui ho riposto speranze di rendermi meno orfano del Coe migliore, narratore di grande livello ma senza le ambizioni di romanzo sociale che Coe aveva all´inizio (ma in fondo, non importa) e vista la qualità di questo Charlie Summers, mi si invera la tesi che l´ultimo debole Hartlepool Hall sia stato scritto su insistenza dell´editore per sfruttare la (relativa) hype del film salmonato.
A dire il vero qui di romanzo sociale ci sono alcuni elementi. diciamo che è la Torday´s take sulla crisi finanziaria, descritta in maniera peraltro ben circostanziata anche se senza andare troppo in profondità. C´è il mischiare ironia, sentimenti e (in senso lato) thriller tipico di questo autore - così come tipici sono i suoi classici personaggi sempre un po' alienati, sempre in difficoltà a capire cosa davvero volere dalla vita, e sempre in qualche modo schiavi di un evento passato. il romanzo è godibile e avvincente anche se dal punto di vista della suspense si ferma un passo sotto al Ritratto e a Wilberforce, e da quello dell´ironia non raggiunge le vette dei Salmoni. paradossalmente è proprio il personaggio principale citato nel titolo a rimanere per 3 quarti di romanzo un po´ sfocato per poi giustificare la sua esistenza (sia in senso romanzesco, che per quanto riguarda l´economia delle esistenze dei protagonisti) nelle pagine finali."

Per cui già ho dato uno spoiler sul fatto che l´ultimo (penultimo alla luce dell´uscita di Una luce nella foresta, di cui parlo sotto) Il destino di Hartlepool Hall mi abbia lasciato perplesso fino a pensare a un´operazione commerciale...
Nel giudizio di tre stelle sono stato generoso. Come si suol dire "voto di stima"

"Oh finalmente il primo Torday "Men che perfetto". anzi piuttosto meno che perfetto. insomma che lascia a desiderare. per la prima volta questo autore mostra un po' la corda, sfornando una trama un po' telefonata e personaggi che - seppure echeggino in parte (es. il protagonista solitario) le idee precedenti - proprio non entrano nel cuore, tanto che alla fine paradossalmente rimangono più impressi i vilains (si insomma, i personaggi negativi) della situazione. il tutto con le atmosfere very british a cui ci ha abituato l´autore, con la sua peculiare poetica dell´"eredità" (in tutti i suoi romanzi il protagonista pare avere un fardello proveniente dal passato - forzando un po´ nel "Salmone" direi forse l´assenza di un passato di rilievo e quindi la volontà finalmente di vivere) e una indubbia capacità affabulatoria che però in questo caso basta solo per le 3 stelle."

E purtroppo anche l´ultimo Una luce nella foresta pur iniziando bene (avevo sperato...) non è al livello dei primi tre. All´inizio lo avevo visto come un tentativo di tornare alla atmosfere inquietanti di La ragazza del ritratto...qui sotto la mia recensione.

"Ahimè, già orfano di Jonathan Coe, mi tocca constatare che dopo la tripletta iniziale (Salmoni, Eredità e La Ragazza del Ritratto - simile nei climi brumosi e nordici a questo), due degli ultimi 3 vanno nella categoria dal deludente all´appena sufficiente (questo, deludente su tutta la linea era Hartlepool Hall, bene invece Charlie Summers), e quindi diventerò doppio orfano, e prenderò in mano ben presto John Lanchester (ne parliamo un´altra volta, di questo). Lo spunto era ottimo e fino a un certo momento condotto molto bene: sparizioni di bambini, un burocrate abbandonato a se stesso e che cambia pelle, la presenza del soprannaturale, vite di famiglie distrutte, ingredienti più che mai romanzeschi che  - come ne la Ragazza del Ritratto  - Torday domina bene e creando un´atmosfera indubbiamente di inquietudine. Poi però - non so perché, fretta, poca ispirazione? - si lascia andare; alcuni personaggi vengono abbandonati, lo spunto soprannaturale non viene chiarito, il finale viene buttato un po´lì, ed è un peccato, se si pensa invece alla tensione quasi-Poe con cui viene risolto l´intreccio nella Ragazza del Ritratto.
E´ un libro che si legge con scorrevolezza, intendiamoci, e che intrattiene per qualche oretta, ma da Torday vorrei di più, e chissà se lo avrò mai di nuovo..."

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