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LIBRI E RECENSIONI. FABRIZIO CORONA - NON MI AVETE FATTO NIENTE

IL SEMIDIO NARCISISTA


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È probabile che se sulle pagine di questo Blog compare Non mi avete fatto niente, la biografia di Fabrizio Corona, qualche mio lettore si faccia delle domande. Se io sia impazzito, o se come minimo abbia prevalso la voglia di fare il bastian contrario o l´originale a ogni costo.
In tedesco esiste un espressione semplice quanto pregnante. Ich will es wissen. Voglio saperlo. Suona come dire: voglio saperlo io, voglio scoprirlo da solo. E questo è stato il mio atteggiamento nei confronti del libro.

All´uscita, si sono alzate alte le grida di protesta. Da una parte lo si accusava, scuserete i termini che sono costretto a riportare di Essere scritto di merda. E già qui mi è partito un moto di stupore, posto che il libro sarà stato scritto o quanto meno fortemente rivisto da un ghost writer, cosa avrebbe dovuto spingere Mondadori ad affidarlo a un ghost writer scarso, incapace?

Poi se ne metteva in dubbio la legittimità, e qui ho vita facile, visto che la biografia del personaggio famoso è un genere a sé, e certamente non inventato nel nostro paese dal cattivo editore di Segrate.

Infine ne veniva messo in discussione il valore morale, insomma Corona sarebbe un criminale, in quanto tale indegno di attenzione e addirittura a rischio di diventare un cattivo esempio per i giovani e per i lettori meno avveduti e attrezzati. Evidentemente chi scrive così ignora come in questi anni siano uscite biografie (romanzate e non) di Breivik, libri sui delitti del mostro di Firenze, sul caso di Natascha Kampush, ricostruzioni dei delitti di Charles Manson, e mi fermo qui, non volendo ricostruire tutta la ricca bibliografia storica e non dedicata ai gerarchi nazisti, su su nella linea di potere fino a Hitler.

Insomma, volevo capire con la mia testa e pur di farlo ero disposto a buttare via (metaforicamente) il libro dopo le prime cinque pagine, fosse stato così corrivo e schifoso come si paventava.

In realtà, non è successo, si tratta infatti di un testo piuttosto vivace e divertente, e in particolare il primo quarto è un convincente dramma carcerario, un ritratto realistico e non banale della vita in prigione, vista da prospettiva Corona, ovvero da un ragazzo, da un uomo, evidentemente malato di disturbo narcisistico di personalità ouvert. Ma su questo torneremo.

Dicevamo la scrittura: pur nei toni del leggibile e del franco che contraddistingue questo tipo di operazioni evidentemente rivolte a un pubblico sperabilmente ampio, non si rinuncia a una certa elaborazione, mi pare ricalcando in primi stilemi americani di tipo giallo-noir, frasi brevi, uso dello spezzato, ritmo alto, spiccata auto-consapevolezza e auto-esaltazione del personaggio, quasi un Scarface in minore, rimandi che potrebbero andare a Ellroy o Winslow, debitamente demoltiplicati. Comunque sia, certo non una scrittura sciatta, e lontana anche dall´estrema linearità e referenziare che io, a torto o a ragione, associo a questo genere.

Al limite dopo il convincente inizio carcerario, si può addebitare al libro una certa mancanza di struttura, insomma un andamento a episodi, che nasce dalla necessità di alimentare il gossip e inserire tutti gli ultimi sviluppi delle vicende (che io non esiterei a definire tragiche) del protagonista. Ma fa parte dell´operazione, e comunque, specie finché Corona è in scena, moderno autoproclamato Dio, presenza allo stesso tempo sulfurea e apollinea, ci si diverte molto.

Per quanto concerne la moralità, mi pare evidente che il protagonista, con tutti i suoi denari e i suoi successi femminili (contraddistinti peraltro da un´anaffettività che lui stesso riconosce, e che lo rende, di fatto, uno sfigato), sia malato, per cui il libro vale come ricognizione nel disturbo di cui sopra, ma anche come auscultazione di un certo sottobosco italiano di starlette, star vere, calciatori, discoteche, prestazioni in nero, relazioni combinate, e - ancora - anaffettività e impossibilità di amare veramente, laddove la vita è solo quella che si svolge a favore di telecamera o paparazzo, che mi pare si presti invece a una lettura realmente morale, un monito, altro che cattivo esempio. D´altra parte in Italia chi è che finisce in carcere per robe del genere? Solo Corona. Un invito a non fare come lui. E d´altra parte lui si autodefinisce maestro, Dio, segnando in questo modo una voluta distanza con i possibili imitatori.

Non vi spaccerò questo libro per imperdibile o capolavoro, ma diciamo che si tratta di una biografia in qualche modo rivelatoria dello stato delle cose (come nell´ambito della fiction, e fermandosi al costume, non certo alla qualità letteraria, poteva essere Lionel Asbo di Martin Amis) e decisamente divertente da leggere, come dicevo prima. Il resto, i pregiudizi, li lascio a chi polemizza, probabilmente in buona fede, non riuscendo a distinguere i contesti nei quali si muovono libri come questo. A loro consiglio ad esempio di prendere il Meridiano dedicato da Mondadori a Lawrence Sterne. Eh sì, il cattivo editore pubblica anche quello.

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Informazioni sul libro

Fabrizio Corona - Non mi avete fatto niente
Ed.Mondadori 2019
146 pg.
Attualmente in commercio

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