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LIBRI E RECENSIONI. PAUL AUSTER - 4 3 2 1

IL CAPOLAVORO (NON) SFIORATO

Ho letto con interesse e a tratti con un po´di fatica questo 4 3 2 1 di Paul Auster. Ovviamente se uno scrittore come Auster attorno ai settanta pubblica un libro di circa novecento pagine, l´idea è che stia facendo uscire il suo bilancio di una vita, il suo capolavoro, o il tentativo di lottare per il titolo di Grande Romanzo Americano.
Mi sentirei invece di dire che questo è un ottimo romanzo, dove lo scrittore fa i conti con se stesso, immagino, con le sue infanzia e adolescenza, senza però diventare un masterpiece di quelli da inserire in canoni presenti o futuri.

Nel libro vengono immaginate quattro storie alternative di un personaggio chiamato Archie Ferguson, un personaggio che per certi versi potrebbe coincidere con Auster stesso (che ovviamente è scrittore navigato, ed evita la completa identificazione fattuale e quindi la caduta nella pura autobiografia).
Ho trovato qui un primo impedimento: l´idea della storia a bivi non è nuova, e i quattro Ferguson vanno a parare tutto sommato in territori simili, la fanciullezza ebrea, il carattere resistente, la relazione coi genitori, la smania di scrivere, l´amore per Amy, capisco il tentativo e anche - senza spoilerare - la filosofia retrostante, ma c´era realmente bisogno di novecento pagine per descrivere quattro storie alternative che tutto sommato si assomigliano molto? O in altri termini c´era bisogno di quattro storie alternative per compilare novecento pagine, a tratti avvincenti, di vicende picaresche, fanciullezza newyorkese, storia antagonista degli Stati Uniti, descrizione convincente, coinvolgente, di una passione (quella per la scrittura), una sorta di versione personale di un altro possibile Augie March?

Spero di non essere lettore che cerca paragoni forzati: certamente la descrizione di una formazione newyorkese fa pensare al romanzo di Bellow, così come il  tono torrenziale e picaresco. Dove Bellow, mente superiore, riempie il suo romanzo di densità, pensiero e filosofia (alcuni capitoli o anche frasi potrebbero costituire materia fondativa per altrettanti ulteriori romanzi), Auster applica un controllo superlativo sulla struttura romanzesca ma pecca secondo me di spontaneismo per quanto riguarda la lingua, che pur ispirata si ferma in superficie, così come il continuo filosofare di Ferguson, del protagonista, non si fa mai davvero pensiero-mondo, non riempie insomma tutti i vuoti, non gonfia il testo di profondità ed elevazione, rimanendo nella pur lodevole dimensione della descrizione di una adolescenza movimentata, ispirata, come molte altre. Ma questo, appunto, è il risultato empirico con un libro superiore di uno scrittore superiore, non va preso come Pietra del paragone.

In altri termini e in conclusione, il libro di Auster è ampiamente godibile, un bel piece of work, ma si ferma parecchio prima dall´essere il capolavoro annunciato che alcuni hanno acclamato, o che comunque ci si poteva aspettare. Per il Grande Romanzo Americano, abbastanza (per esibire questa frase) ma troppo poco (per concorrere).

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Informazioni sul libro

Paul Auster - 4 3 2 1
Traduzione di Cristiana Mennella
Ed. Einaudi 2017
939 pg.
Attualmente in commercio

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