LIBRI E RECENSIONI. DON CARPENTER - LA SCENEGGIATURA.

IL TYCOON, IL REGISTA E LO SCRITTORE


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La letteratura nordamericana è tanto ricca di voci e di cassetti eventualmente ancora da compulsare, che quello del Grande Romanzo Nascosto, del Grande Autore Dimenticato rischia o potrebbe rischiare, in un mondo parallelo e privo di scrupoli, di diventare un genere a sé. Ma nel globale cicaleccio promozionale, solo a tratti sincero, pare evidente come non tutti possano essere dei John Williams o dei Kent Haruf, e che se alcune opere dopo una fiammata iniziale sono state messe da parte, forse c´erano dei buoni motivi.

Questa introduzione per dire che invece nel caso di Don Carpenter, di cui avevo già decisamente apprezzato I venerdì da Enrico´s e che torno a leggere con questo La sceneggiatura, mi risulta difficile trovare buoni motivi per cui possa essere stato dimenticato o - pur non pretendendo ora io di riscrivere un qualche canone - non possa essere considerato un grande scrittore tout court, una sorta di Fitzgerald (ancora) più disilluso, più modesto e meno stilista, direi.

Se I venerdì da Enrico´s era immerso, ambientato in una certa scena letteraria, attorno alla beat generation, questo romanzo (in originale The turnaround, del 1981) è la visione - credo molto autobiografica - di Carpenter sul mondo di Hollywood, una sorta di The last tycoon meno struggente, forse più pervaso da una certa ironia e non continuamente attraversato dalla consapevolezza della fine imminente.

Ne La sceneggiatura abbiamo tre protagonisti apparentemente archetipici: Alexander, appunto il tycoon, Richard, il regista emergente e ambizioso, Jerry, il novizio, lo scrittore che si affaccia nel mondo degli studios (in)deciso ad entrarvi e farne parte, e Carpenter è un maestro a renderli reali e a tutto tondo, a non cadere nella tentazione della macchietta o del ritratto inacidito o stereotipato, oh certo, anche qui si beve e sniffa a non finire, si tradisce e si viene traditi, sia ama e si dubita, si è pronti a passare sui cadaveri, ma c´è un equilibrio complessivo che rende i personaggi gradevolmente reali, "large" ma mai veramente larger than life, per così dire, come se tutto sommato di fronte a vicende che conosce bene Carpenter non volesse epicizzare o neanche abbandonarsi a vendette trasversali (si sa, lo scrittore idealista vittima del cinismo affaristico del produttore).

Attorno ai tre maschi della faccenda, appaiono alcuni ritratti femminili davvero fulminanti, e ancora personaggi di contorno che assurgono al ruolo direi di "caratteristi" e  questa dinamica, questa ricchezza di ispirazione direi "plastica" o cinematografica, fa nascere una serie di scene madri (alcune molto divertenti, peraltro), di frasi scolpite ma non artificiose, di notazioni fulminanti che conquistano e che fanno pensare a uno scrittore allo stesso tempo molto sincero e molto capace, che poi mi pare la giusta combinazione per diventare grandi.

È il secondo libro che Frassinelli fa uscire di Carpenter, nella sua produzione ce ne sono stati undici complessivamente, e dopo questi due "centri" non posso che sperare che sia una storia che prosegue.

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Informazioni sul libro

Don Carpenter - La sceneggiatura
Traduzione di Stefano Bortolussi
Ed. Frassinelli 2017
288 pg.
Attualmente in commercio

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