LIBRI E RECENSIONI. JOSEPH O´NEILL - LA CITTÀ INVINCIBILE.

SOGNO E SPAESAMENTO


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Pensando a questo La città invincibile di Joseph O´Neill si potrebbe in sintesi dire che a uno scrittore irlandese è riuscito di fare un grande romanzo su New York, piazzando al centro della scena il gioco del cricket, un protagonista olandese e un co-protagonista di Trinidad.
Questo chiaramente a una lettura superficiale o non completa: O´Neill non è solo irlandese (ha trascorso fanciullezza e adolescenza in Olanda) e questo non è solo un romanzo di New York, e tantomeno un romanzo sul cricket.

In poche righe ho citato quattro luoghi e/o nazionalità, in effetti  la chiave o una delle chiavi principali del libro mi pare essere lo spaesamento, in senso sia letterale che metaforico: il protagonista Hans si sposta da Londra a New York seguendo la moglie-avvocato inglese Rachel, come conseguenza degli eventi dell´11 Settembre tra i due si crea una frattura, Rachel torna in Inghilterra col figlio, senza che questo sancisca la separazione definitiva, a New York Hans sospeso in questa bolla di incertezza cerca con difficoltá un nuovo equilibrio, e nel farlo si imbatte in Chuck, immigrato da Trinidad nella Grande Mela, istrione, faccendiere, sognatore fermamente intenzionato a imporre il cricket, che Hans pratica insieme a una colonia di altri immigrati prevalentemente di pelle scura, come sport americano o per gli americani.
Questo cenno di trama per far capire in che atmosfere ci muoviamo, e di quanti e quali centri, o scentrature, viva il romanzo.

Da una parte c´è quindi l´aspirazione dell´immigrato, dello straniero, a poter vivere dall´interno il sogno americano, Hans ne rappresenta e ne vive prevalentemente il lato pratico (si veda la magistrale sezione in cui cerca di prendere una patente statunitense scontrandosi con una burocrazia folle e implacabile), Chuck è il classico personaggio più-grande-della-vita che avrebbe potuto uscire dalla pena di un Bellow, e in effetti le pagine con le scorribande dei due in auto per New York (a un certo punto Hans diventa quasi senza accorgersene chaffeur di Chuck) richiamano fortemente alcune parti picaresche e urbane dell´Augie March*.
In questo senso lo spaesamento di cui parlavo si declina in più modi: in Hans - che già a Londra era straniero - nel trovarsi sostanzialmente disperato, lasciato solo a New York in una stanza d´albergo alla ricerca di una direzione, tra flashback olandesi e viaggi a Londra per brevi visite a moglie e figlio**.
Dall´altra parte abbiamo questa torma di immigrati di diverso ceto e provenienza (Hans per esempio è materialmente tutt´ altro che disperato, opera infatti come benestante analista finanziario) che sembra destinata a non poter mai integrarsi appieno in una città, in una vita allo stesso tempo profondamente invitanti e subdolamente ostili. E quel sogno di Chuck, nonostante la sua parlantina e i suoi rapporti, può veramente realizzarsi?
In questo contesto il cricket diventa una chiave di interpretazione della realtà e dei dilemmi esistenziali dei vari personaggi: sport complesso, che vive di tempi lunghi, fortemente cavalleresco e con un proprio codice d´onore, il tentativo di farlo penetrare (o semplicemente di giocarlo) negli Stati Uniti pare un´utopia e una sfida al buon senso o  estremizzando un simbolo prematuro di sconfitta, inevitabile.

New York fa più da co-co-protagonista che da sfondo, il che giustifica e avvalora i giudizi di chi ne ha parlato come un romanzo "sulla" città (io direi un romanzo con la città). Il libro ne è pervaso: topografia, luoghi chiave, usanze, mattane, solitudini, il tutto filtrato dalla sensibilità di un europeo smarrito (smarrito anche nella propria estrema e solida razionalità da figlio della borghesia olandese, popolo che con il proprio insieme di regole ingegneristiche è riuscito a dominare il mare) e quindi in qualche modo più grande, più inquietante e più spostato, di quanto non possa già essere in realtà.

Come si è capito, è un romanzo multiforme, ma a O´Neill riesce magistralmente tirarne fuori un´unità compatta e in sé compiuta, mixando con capacità sano esistenzialismo urbano (che potrebbe ricordare alla lontana DeLillo) e - in senso lato - azione, e utilizzando con sapienza quelle tecnicalitá (in questo caso il cricket ma non solo) che spesso corroborano e innervano il romanzo americano contemporaneo (il principio/lezione è che quando ti occupi di qualcosa che è decisivo per il tuo romanzo, tanto vale approfondirlo e non tirare via temendo che il lettore si annoi). In altre e più povere parole: è un grande romanzo dei nostri tempi scritto da dio***.


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Informazioni sul libro

Joseph O´Neill - La città invincibile
Traduzione di Matteo Colombo
Ed. Superpocket 2009
283 pg.
Attualmente fuori catalogo - si trova Online usato.

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A detta dell´autore stesso, nel rapporto tra i due e in generale vi sono anche riferimenti e omaggi al Grande Gatsby. Qualcosa emerge "a posteriori"; nel senso che se non mi fossi documentato non ci avrei pensato, il che avvalora la tesi di come un libro a un certo punto sfugga dal completo controllo dell´autore (o forse non sono stato abbastanza acuto io come lettore).
** Il titolo originale è "Netherland" che si riferisce quindi alla provenienza del personaggio principale, ma ambiguamente gioca con il significato dell´aggettivo (arcaico) "nether" in inglese, quindi Olanda ma anche una sorta di "terra di sotto", come un livello inferiore (più arcano) di coscienza di sé o degli altri, temi che nel romanzo ci sono.
*** L´amico Francesco Romeo di Corrimano Ediizoni che me lo ha consigliato lo ritiene superiore a L´uomo di Dubai, ultimo lavoro di O´Neill, ampiamente lodato e uscito da non molto per Codice.

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