IL SALONE DI TORINO 2017 E QUALCHE CONSIDERAZIONE A LATERE.

LA DISFIDA PRIMAVERILE


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Alcune considerazioni sul Salone di Torino 2017

Le notizie ufficiose dicono che Il Salone di Torino 2017 già il Sabato sera avesse superato il sé stesso dell´anno precedente, con 126.000 biglietti, il medesimo livello dell´intera edizione del 2016.

A questo va fatto un po´di tara, va capito ad esempio quanto abbia influito la generosa politica di accredito per i Blogger (ingresso gratuito per tutti), quanti biglietti omaggio siano stati concessi alle scuole, ma - sulla base anche delle dichiarazioni dei vari editori sul venduto - si può credo già dire che questo Salone è stato un grande successo, una risposta importante non tanto a Tempo di Libri, che per essere una Premiere è stato un evento decoroso, quanto alle modalità dello strappo da parte dei grandi editori che hanno portato alla duplicazione degli eventi editoriali primaverili.

La tradizione e il radicamento pesano, insomma, e per come è costituita la cerchia dei lettori forti un salone o una manifestazione senza piccola editoria è senza colore e senza mordente, mentre una senza i grandi può anche essere vissuta come una boccata di aria fresca, senza stand affetti da gigantismo e stipati di libri che si possono benissimo trovare in qualche libreria (eh sì perché i grandi editori ai Saloni mica portano il meglio del catalogo, o le parti di esso nascoste, portano i libri che si vendono).
Ma queste sono supposizioni.

Di certo un successo di queste dimensioni ha una natura quasi "elettorale" come quando la vittoria di un certo partito funge da monito alle altre forze politiche da spinta per il fatidico "ok, abbiamo capito, sediamoci e parliamo".
Non credo sia fondamentalmente negativo che ci possa essere una manifestazione di libri a Milano, ma il modo ancor mi offende. Piazzato in fretta e furia a fine Aprile, senza tener conto di peculiarità come il fatidico weekend del 25 Aprile, ancora poco radicato nel contesto milanese (esperienza quantitativa: per un milanese medio la fiera di Rho è "a casa di Dio"!), è sembrato un vero e proprio guanto di sfida. Sfida persa. Ripartire potrebbe essere cercare altre date, farne ad esempio un evento autunnale, in sinergia per esempio con Bookcity, un qualcosa di diverso e non antagonista, e soprattutto senza fomentare inutili (per come vivo il contesto editoriale italiano) contrapposizioni o separazioni tra Grandi e Piccoli.

In ogni modo in un certo senso (diciamo se parliamo di dati e ricavi lordi) i visitatori e le vendite delle due manifestazioni si sommano, quindi se la scorsa primavera c´era stato un Salone di Torino da 126.000 visitatori, ora abbiamo avuto due Saloni o manifestazioni che hanno superato le 200.000 presenze. Può apparire scontato dirlo ora, ma prima non si sapeva, avrebbe potuto ad esempio esserci un´elisione, una cannibalizzazione, che questo non sia successo funge da segnale di ottimismo, cosa che non guasta vista la presenza costante di prefiche che sulla base di dati spesso discutibili salmodiano sull´estinzione del lettore.

Esperienze sul Salone del Libro di Torino 2017 e su Tempo di Libri

Da visitatore/Blogger è abbastanza divertente far confronti, specie se essi non diventano inutili prese in giro per l´una o sterili peana per l´altra manifestazione. Vediamo i diversi punti, alcuni naturalmente semiseri.

Organizzazione: direi quasi perfettamente oliata quella del Salone, mentre a Tempo di Libri i primi giorni non erano disponibili i cataloghi cartacei. Naturalmente in presenza di folle oceaniche (Torino) qualche difficoltá di gestione può risultare più evidente, sarebbe quindi ozioso mettersi a parlare di file ai bagni, agli ingressi etc.
Una cosa non solo torinese ma che le manifestazioni letterarie italiane mi paiono portarsi dietro è la non sufficiente definizione di "cosa ci si faccia" con un pass-stampa agli eventi più affollati. Per Richard Ford ad esempio i diligenti giornalisti e blogger si erano muniti di talloncino nominativo per avere ingresso e posto garantito, eppure hanno dovuto aspettare fino all´ultimo e alla fine un collerico inserviente/organizzatore li ha fatti entrare insieme alla massa del pubblico che era in fila. Va bene tutto, ma allora perché prendersi la briga di fare accreditare nominalmente? E poi io non penso a me, ma a chi con la professione ci campa e magari ha bisogno del posto nelle prime file per miglior acustica, foto, etc.

Accoglienza Blogger: a Milano tuttogratis, a Torino tuttogratis con privilegi, in pratica di essere considerato "Stampa" a tutti gli effetti. Non so quanto questo modello sia sostenibile (immaginiamo se a un certo punto tutti i Blogger cominciassero a usufruire della Sala Stampa e così via), ma sicuramente fa piacere e concettualmente potrebbe non essere tanto sbagliato quanto sembra (un giornalista vero potrebbe eccepire i sacrifici effettuati per fare la tessera ufficiale e il proprio status di professionista, ma empiricamente credo esistano Blog più seguiti di alcune rubriche librarie sulla stampa cartacea).

Qualità Eventi: anche quelli di Milano mi erano parsi di buon livello, certo a Torino c´è stata un´abbondanza maggiore e una maggiore versatilità (a Milano c´erano i vari Siti, Fois e non molti altri come moderatori multiuso). In ogni modo certi nomi (Ford, Lethem, Cartarescu) si commentano da soli, come dice il bravo giornalista.

Qualità Offerta Libri: qui stravince Torino, logico, come dicevo i piccoli e medi editori sono nerbo e colore, NN, Iperborea, Nutrimenti, e/o, Minimum Fax, Giuntina etc etc etc, diciamo anche qui empiricamente che si sente più la mancanza dei piccoli dove ci sono solo i grandi, che dei secondi dove ci sono i primi, anche per le banali considerazioni che facevo prima (i grandi li trovi comunque in libreria, i piccoli non necessariamente) e anche per questioni di "dialogo", nei grandi stand trovi dei commessi, dai piccoli parli con l´editore, l´addetto stampa, a volte con il traduttore e lo scrittore.

Varie ed eventuali: bella e furba l´idea della Piazza con il consorzio di librai indipendenti torinesi, una maniera di far rientrare dalla finestra i libri dei Grandi Editori, aumentando ulteriormente la gamma.
Tanto spazio dato agli Stand delle Regioni, obbligatoriamente visto che anche otticamente l´assenza delle big avrebbe lasciato dei vuoti. Non so se tali spazi siano stati venduti a prezzo pieno, in un ottica di economicità della manifestazione spero di sì.

Offerta Gastronomica e gradevolezza ambienti: il Lingotto un po´risente del peso degli anni  e va ammesso che Rho ha una struttura più ariosa, c´é più verde, ci sono i vialetti e i vialoni, insomma il tutto fa meno effetto "Son rinchiuso in un blocco di cemento". 
A Torino non si andava oltre il panino, la pizza e i patti caldi "qualità autogrill" mentre a Milano la scelta nei ristoranti esterni era più ampia, tra porchetta artigianale e sushi. 
Non so cosa fosse successo Venerdì, ma a Torino Sabato e Domenica la temperatura era più accettabile e per la prima volta non ho sudato in maniera indegna.



Commenti

  1. Credo di essere stata la sola blogger a non aver usufruito dell'accredito e del tutto gratis. Colpa mia che non ho eseguito le operazioni di accredito per bene. Ma non importa, non mi sento a mio agio con quel cartellino che mi accomuna ad un professionista vero (cosa che non sono); preferisco la libertà dell'anonimato. Non essendo stata a Milano, non posso fare confronti. Ma Torino è stata più straordinaria di sempre, con tutti i difetti che ci son stati quest'anno come nelle scorse edizioni. Grandi incontri, eccezionale Leogrande (ho seguito buona parte degli eventi da lui coordinati); insomma, si è confermato un gran Salone.

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