LIBRI E RECENSIONI. CORMAC MCCARTHY - LA STRADA

AMORE E DEVASTAZIONE


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Parlando di La strada di Cormac McCarthy esibisco e confesso una difficoltà: non posso far finta che questo non sia il suo primo romanzo che leggo, mi manca quindi la dimensione comparata, il confronto, e questo su un libro che mi risulta atipico nella sua produzione, per il resto di taglio gotico/noir/western, volendo metterla sui generi e premettendo che mi è chiaro che un grande scrittore li supera e nei casi migliori li trasforma.

La trama, le atmosfere sono celeberrime: un mondo devastato post-apocalisse, un padre e un figlio che cercano faticosamente di sopravvivere tra paesaggi esacerbati e orde di disperati (nel migliore dei casi) da cui guardarsi. In questo il libro - a sua volta influenzato credo da certa fantascienza prima di lui (Dick? Matheson?) - è stato seminale e con la sua indubbia suggestione ha sicuramente ispirato e creato epigoni negli anni successivi alla sua uscita, fino ai nostri tempi.

Fin qui un tentativo di contestualizzazione. Ovviamente leggendo ci si trova davanti a una mano da grande scrittore, ipnotica e immaginifica, in grado di alternare lo scandito secco dei dialoghi (senza virgolette) tra padre e figlio e le aperture visionario-liriche nella descrizione di questo mondo desertificato, letteralmente incenerito, al suo stadio finale (si immagina). Al passivo una certa ripetitività della struttura (forse voluta) e degli stessi dialoghi sopra citati, chiaramente va sottolineato come il contesto stesso non permetta particolari variazioni.

Visto il cuore della faccenda - il rapporto di amore tra padre e figlio e la loro lotta contro la morte - a volte la tensione emotiva si fa quasi insostenibile tanto che mi sono chiesto qua e là se si arrivasse addirittura al ricatto. Ma direi che l´insieme rimane potente e allo stesso tempo composto, l´emozione non nasce mi pare dal patetismo ma dalla constatazione della fragilità dell´uomo - diciamo una possible fragilità - di fronte alle conseguenze delle sue stesse azioni scellerate (non viene naturalmente svelato, ma si immagina che il declino della terra sia dovuto a una combinazione letale di spregio per l´ambiente e incombente avidità).

Detto questo, avrei identificato altri due livelli, uno direi messianico/religioso - mi paiono evidente i riferimenti biblici e la stessa natura del "figlio" che può essere interpretata come salvifica - ma anche una certa insistenza sui gerghi tecnici: è evidente l´attenzione, la cura con cui McCarthy descrive le azioni del padre nel tentativo di procurarsi qualcosa di utile montando e smontando, riciclando, pulendo, tornendo con strumenti improvvisati, affilando e sterilizzando e ancora il particolare rapporto col cibo, in particolare con frutta e verdura miracolosamente scampate alla distruzione e al decadimento. Questo mi sembra alludere (e direi che è l´altro cuore del libro) a una possibile via di salvezza che si affianca all´amore, ovvero il gusto per le vecchie cose artigianali, in termini più generali per il lavoro manuale e le cose fatte bene, o addirittura a un messaggio ecologista. Che per fortuna non assume mai le dimensioni del grettamente ideologico.

Come vedete, ho provato a riscattare la mia relativa ignoranza Mc-Carthiana con un tentativo di andare in profondità. In estrema sintesi si potrebbe comunque semplicemente dire che è un libro breve, potente, incisivo, forse non perfetto ma che certamente si fa riconoscere come opera di un grande scrittore, di cui (ovvio) leggerò altro.

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Informazioni sul libro

Cormac McCarthy - La strada
Traduzione di Martina Testa

Ed. Einaudi 2010
218 pgg.
Attualmente in commercio

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