LIBRI E RECENSIONI. GIANNI TETTI - GRANDE NUDO

UN´APOCALISSE SARDA


Il grande nudo


Non mi pare ci siano dubbi che questo Il grande nudo di Gianni Tetti, terzo capitolo di un´ideale "trilogia del vento" (ma che può appunto essere letto come a sé stante) sia un romanzo apocalittico o post-apocalittico.
Guerre e guerriglie, imbarbarimento di usi e costumi, crollo morale e materiale, orde di disperati (umani e a quattro zampe) che si aggirano in città squassate da attentati e ben presto in avanzato stato di rovina. Non sembra quindi mancare nessuno degli stilemi tipici di questo tipo di romanzo, ma per fortuna (anzi per bravura dell´autore) e in nome della soddisfazione del lettore c´è di più.

In effetti questo non è un romanzo apocalittico generico, ma lo riterrei specifico, dove la specificità viene rappresentata in primis dall´ambientazione sarda, precisa, calzante, caratterizzante, in seconda battuta dalla capacità dell´autore di tenere sotto controllo la trama, calibrare i diversi piani e registri (realistico /favolistico e ieratico/ pulp-orrorifico /biblico-millenaristico, senza mai dimenticare un ospite particolarmente inatteso e gradito, ovvero un certo tocco ironico-comico che rischia di essere quasi impercettibile in un contesto tanto cupo e compresso ma davvero ben giocato, si vedano ad esempio alcune interazioni tra Don Casu e le suore).

Dicevamo della Sardegna: con le sue tradizioni, il dialetto, la saggezza popolare che sfocia (o potrebbe farlo) nella credulonitá, l´afflato pan-naturalistico, se vogliamo anche il peso di echi e riflessi letterari (la prevalenza patriarcale e terragna che fu di Ledda e Padre padrone, il rapporto tra fissità delle tradizioni e inesorabile avanzamento del progresso sociale e tecnologico nella Deledda) fanno da perfetta quinta, costituiscono un´ambientazione quasi necessaria per la travolgente spirale di bassezze, violenze, perversioni che si succedono nel romanzo, in un crescendo che porterà (o potrebbe farlo) inevitabilmente all´autodistruzione: cercata, bramata, voluta, realizzata.

Proprio qui si nota la buona mano di Tetti, i rischi c´erano e vengono evitati quasi tutti: violenze e perversioni non sono (quasi) mai fine a se stesse o rispondenti a un puro gusto horror-accumulatorio, i personaggi - anche quelli programmaticamente negativi - hanno di norma un buon grado di caratterizzazione e tridimensionalità (si veda ad esempio l´aguzzino Signor Mario), il continuo variare dei piani in montaggio parallelo soccorre il lettore fornendo un po´di respiro e ristoro nei momenti dove la tensione e la cupio dissolvi sembrano farsi insostenibili.
In questo contesto, anche una forte scelta narrativa dai caratteri potenzialmente mitologico-simbolistici come quella della rivolta degli "umili" (gli infetti, confinati nelle campagne, guidati dal majarzu e dal suo flauto) e dei cani non sembra voler avere un carattere di catarsi o redenzione, non guida l´umanità o il lettore verso un percorso di comprensione definitiva e univoca delle vicende narrate. Insomma: il dubbio resta, i cattivi sono davvero cattivi, ma i buoni non lo sono completamente (e non sono completamente chiari nelle proprie motivazioni) e se un messaggio di speranza c´è (e mi pare ci sia) è affidato alle venti pagine finali, e anche di quelle non viene fornita
un´interpretazione autentica.

In ogni modo, al di là dei messaggi reali o presunti qui contenuti, questa è in sostanza una grande narrazione (una narrazione di grande respiro, seppur sulfureo) e mi pare importi maggiormente come si arriva alla fine, con quale struttura, con quali personaggi, con quali scene e sotto-scene, con quali emozioni e se vogliamo ripulse: mi pare che in questo, in questa estrema densità gestita con ottima cura per i singoli ingredienti, in questo "non-negarsi-nulla" tutt´altro che auto-indulgente o spontaneista risiedano il senso e il motivo d´essere di questo libro.

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Informazioni sul libro
Gianni Tetti - Grande nudo
Ed. Neo 2016
678 pg.
Attualmente in commercio 
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Commenti

  1. Ho letto tantissimi libri ma pochi come questo hanno lasciato un segno dentro di me,ho finito da poco di leggerlo, devo dire che son rimasta affascinata, scossa e sorpresa e divertita da questo libro, unica cosa, adoro i cani ma ora ho quasi timore ad accarezzarne uno dopo aver letto l'interpretazione che ci regala Tetti.

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