PORDENONELEGGE2016. SANTAROSSA - STANCANELLI - SHALEV

MISTO SCRITTORI



Santarossa, Stancanelli, Shalev


Faccio un pout-pourri dei tre incontri di Pordenonelegge2016 su cui non mi ero ancora espresso, non perché ognuno non meritasse uno spazio individuale, ma per motivi differenti che riporterò tra poco.
Qui si conclude quindi il mio report di un´edizione che ha come sempre riservato un´ottima atmosfera con la città che si raccoglie attorno "al libro" e incontri piuttosto interessanti. Chiaramente io vado a cercare (anche) cose di nicchia, ma non mancano i momenti simil-mainstream (penso a Welsh, a Recalcati, Enrico Ruggeri, i comici).

Massimiliano Santarossa - Padania (Biblioteca dell´Immagine)
L´incontro è stato interessante, ma tanto più credo parlerà un libro che si propone - mi pare - di dare un´immagine apocalittica di quel Nord che sta tra Pordenone e Torino.
Dalle parole di Santarossa emerge una visione, certo non nuova ma per i passi letti portata sulla pagina con lingua espressionistica, di una terra di capannoni, villette, traffico, centri commerciali, smarrimento dei valori, e nuovi poveri dai carrelli pieni e obesi e nuovi ricchi dai carrelli vuoti e magri.
Qualcuno mi faceva notare che questo tipo di descrizione del nostro Nord potrebbe aver stancato. O che ad esempio il Friuli (Santarossa è di Pordenone) non è realmente così.
Credo personalmente che nei nostri tempi a ogni latitudine ci possa stare la visione apocalittica e smarrita di ambienti e paesaggi squallidi, luccicanti o deturpati, di città in preda alla gentifricazione o alla edificazione semi-selvaggia (venite a Monaco di Baviera in questi giorni). É di fatto un genere o sotto-genere, romanzesco e saggistico.
Il libro è dotato di un discreto apparato di note e documentativo, chiaro segnale che lo scrittore
(un po´alla Saviano) vuole avvalorare ciò che scrive, dargli un sigillo di verità storica e romanzo di denuncia.
Personalmente, di Santarossa ho letto o sentito parlare molto bene o molto male, ho preso il libro segno che la presentazione è stata incisiva: poi la scrittura e il piglio decideranno.

Elena Stancanelli - La femmina nuda (La nave di Teseo)
Voglio premettere che quando parlo di trash rispetto al Elena Stancanelli e al suo romanzo che qui ho recensito non intendo ovviamente mancare di rispetto a una persona, e tantomeno mettere in dubbio la professionalitá della scrittrice (insomma, non ci crederete: il libro è scritto bene).
Questa premessa buonista perché il rischio di colpire sotto la cintura un po´sussiste.
In effetti sono andato all´incontro un po´perché moderato dalla sempre vivacissima e spiritosa Chiara Valerio, ma soprattutto per capire dall´autrice come fosse nato quel libro, se ci fossero ad esempio intenti comico-parodistici che provavo a suggerire (una pallida speranza, mi rendo conto) nella mia recensione.
E invece no: la Stancanelli é convinta di aver scritto un romanzo di sentimenti, corna e ossessioni ai tempi dei Social Media e della facile localizzazione via GPS. Ne è convinta e io non potrei smentirla, effettivamente è quello, sentimenti, corna e ossessioni, raccontate come avrebbero potuto fare i Vanzina dei bei tempi. O forse Roma e i suoi personaggi, le persone che la Stancanelli vuole raccontare sono proprio così. Non lo escludo. In tal caso almeno riconosco al romanzo un valore documentale.
A sottolineare comunque che questa autrice non disdegna il buttarla in caciara e lo scivolamento nel trash-burino, l´aneddoto finale che ha raccontato, tra il pubblico sghignazzante (io ero più sconcertato), ovvero come si fosse cercato di far ingravidare la propria cagnetta dal cane Leaf, di come i due animali - per consentire loro un po´di privacy - fossero stati condotti sul terrazzo al settimo piano del palazzo dove abita la scrittrice, e di come Leaf forse troppo entusiasta, forse abituato agli spazi larghi delle campagne, fosse caduto dal settimo piano.
Ecco a questo punto ho sperato almeno in una deriva trash-politically uncorrect, il cane muore, gli animalisti tra il pubblico si scandalizzano. Invece Leaf (da quel momento soprannominato Life) ne è uscito illeso, e la storia ha avuto un ulteriore lieto fine nella ripetizione dell´incontro amoroso, nel riuscito ingravidamento con nascita - se ricordo bene - di sette adorabili cuccioli (l´aggettivo adorabili è mio).
Cosa dire di più? Purtroppo nel libro l´episodio di Leaf non c´è, ma c´è un finale altrettanto scatenato.

Zeruya Shalev - Dolore (Feltrinelli)
Questo è stato un incontro che a mio modo di vedere ha mantenuto meno di ciò che prometteva, per due motivi principali.
Intanto la scrittrice ha parlato in inglese, quindi non nella sua lingua madre, pur essendo piuttosto fluente, la differenza c´è, specie quando si devono esprimere concetti per loro natura "empatici" come i contenuti di un romanzo o la spinta alla scrittura.
Il moderatore non è stato con tutto rispetto granché: aveva terminato le domande quindici minuti prima della fine (e ha dovuto esortare il pubblico a porne) e non ha secondo me particolarmente approfondito la "poetica" della Shalev.
Che sarebbe interessante: nel libro si esplorano dinamiche di relazione "esposte" a un evento traumatico (un attentato terroristico nel quale rimane coinvolta la protagonista). Insomma una dimensione sociale/politica ben presente nel romanzo israeliano esplorata nelle sue conseguenze intimo/personali in una vita di coppia (che poi diventa un triangolo).
In effetti la Shalev non mi sembra particolarmente versata nella dimensione politica (alla domanda corrispondente sulla situazione di Israele ha risposto in termini molto generici) ed è probabilmente scrittrice di interni familiari e sentimenti. Sarebbe stato interessante approfondire questo punto: un disimpegno impegnato, si potrebbe dire.
La mia blogger-sorella Elisa Gelsomino è invece rimasta indignata dall´ultima domanda, su come si tengono insieme le attività di scrittrice e di mamma/moglie. Ed Elisa non è una che si indigna facilmente.

Ora, ottemperati quei doveri che mi consentiranno sperabilmente di avere anche il prossimo anno il fatidico e giallo Badge (a meno che non vi siano altri cambiamenti e downgrade) vi saluto virtualmente da Pordenone. Was again great fun.


Commenti

  1. il problema è non travestire il romanzo da saggio; in soldoni: confondere fantasia e realtà. (altra osa può essere il romanzo-saggio)

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