LIBRI E RECENSIONI. GIORGIO FONTANA - UN SOLO PARADISO

FONTANA E LA MILANO DA PIANGERE


Un solo paradiso, su Recensireilmondo

Il nuovo libro di Giorgio Fontana era discretamente atteso dopo la vittoria del Campiello con Morte di un uomo felice, romanzo di grande compostezza e maturità, applicate a un tema non facile per uno scrittore di classe ´81 (gli anni di piombo e la lotta "etica" di un magistrato solitario - in molti sensi).

Con Un solo paradiso, Fontana cambia temi (ma non ambientazioni) come fanno gli scrittori sicuri dei propri mezzi, scegliendo una storia introspettiva e non originalissima, e proprio per quello non facilissima da scrivere. E uscendone bene, forse benissimo.

Un solo paradiso è la storia di Alessio, di un suo amore e delle conseguenze che questo porta nella sua vita fino a quel momento improntata a una forma di particolare distacco, di disincanto verso le cose, un non volersi ferire, evitare di farsi coinvolgere dalle cose, dai sentimenti.

Non si riconoscerà in quello che dico chi legga la fascetta o sfogli le prime pagine, in quanto chi prende immediatamente la parola, chi narra non è Alessio ma un osservatore esterno che lo incontra in un bar - sono due vecchi amici che si rivedono dopo un anno, e in quell´anno tutto sembra essere cambiato. Al bar, Alessio inizia a raccontare la sua storia, che l´amico ci riporta.

Una storia non originalissima come dicevo, e un escamotage risaputo: ma da questi mezzi Fontana tira fuori un romanzo lirico, vero e struggente, lineare, doloroso e pudico; trovo un punto di contatto col precedente, mi pare che questo scrittore si trovi infatti a proprio a agio nel narrare di destini e vite di rinuncia e sacrificio, seppure quello di Alessio sia di natura e qualità molto differenti rispetto al Colnaghi di Morte di un uomo felice.
La dialettica e le contrapposizioni sembrano essere tra compromesso/ricerca di un´impossibile e ben misera felicita e oltranzismo autodistruttivo, e quest´ultimo pare porsi ai nostri occhi in maniera ambigua. La sofferenza in nome di un amore stra-idealizzato è morale? Se vissuta con coerenza, senza limiti, supera per valore e partecipazione il semplice accontentarsi di dolorini da cuore spezzato passeggeri e quindi trascurabili? La vita da sogno (l´altra vita) rispetto alla mediocre normalità, insomma.

Fontana non fornisce risposte, ma attraverso lo sguardo dell´amico pone il lettore in un rapporto ambivalente con Alessio, uno degli aspetti più disturbanti, sgradevoli (che in senso letterario corrisponde a un plauso per lo scrittore) del romanzo. E leggendo potrete capire ciò che voglio dire, facendomi evitare troppi spoiler.

Come nel precedente, un altro grande personaggio del romanzo è Milano, descritta in maniera immaginifica, città-spettatore osservata e osservatrice, descritta con particolare incisività in certe scene di periferia in vista di degrado, nel suo morbido incorporare stranieri e marginali - li inghiotte e ce li fa apparire amichevoli, consueti, integrati, benevoli - ma anche negli squarci di vita e luce che alcune strade sanno regalare, durante l´incessante passeggiare dei personaggi.

Ho usato l´aggettivo sgradevole: in alcune parti anche per i numerosi riferimenti musicali e letterari il romanzo può essere "usato" (a beneficio del lettore) come versione sanamente maligna e non pacificatrice di Atti osceni in luogo privato di Missiroli. In quello perfino la fine degli amori, i tradimenti, la malattia, erano armoniosi.
Qui la scena si ribalta, l´armonia è perduta, prevalgono freddezza, stupore, inimicizia e senso di una fine. Se la speranza venga definitivamente ammazzata, ecco, credo tocchi alla sensibilità di ogni lettore dirlo.

Il romanzo è meno complesso e composito rispetto al precedente, il tratteggio dei personaggi e delle vicende forse meno netto e geometrico, ma uno scrittore di valore - e Giorgio Fontana lo è - non deve scrivere sempre la stessa storia e non deve scriverla sempre allo stesso modo.

Da De Carlo a Pontiggia il romanzo milanese di sentimenti e solitudini ha sempre avuto tradizione e riuscita: con Un solo paradiso si mette mano con grande maestria e partecipazione a questa tradizione, portandola (rispetto a Pontiggia, ad esempio) negli esterni, nei grandi, eleganti o desolati esterni che la città concede e mettendo il lettore in grande imbarazzo, di fronte a un personaggio, a un atteggiamento e a una storia che costringono a schierarsi. Altamente consigliato.

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Informazioni sul libro
Giorgio Fontana - Un solo paradiso
Ed. Sellerio 2016
194 Pg. 
Attualmente in commercio 
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