LIBRI E RECENSIONI. CLAUDIO MAGRIS - NON LUOGO A PROCEDERE

NON LUOGO A PROCEDERE (PER IL LETTORE)


Non luogo a procedere



Non luogo a procedere di Claudio Magris è stato giudicato nel 2015 da giornalisti e critici del Corriere-Lettura miglior libro dell´anno.
Magris è gran pensatore, "columnist" di vaglia (e spesso acuto) proprio sul Corriere, nella quarta Vargas Llosa lo definisce uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.

Il lettore si avvicina quindi con grande soggezione e rispetto, registra alcune pagine iniziali non prive di fascino e struttura ma progressivamente si rende conto che qualcosa non va, non funziona.

Magris vuole ricostruire una sorta di storia infame dell´epoca fascista-nazista nella propria città, Trieste,l´unica ad avere ospitato un campo di sterminio (la Risiera di San Sabba, che compare anche nel piú recente Conforme alla gloria di Demetrio Paolin).
Nel fare questo, lo scrittore si ispira alla figura dell´eccentrico studioso e collezionista Diego de Henriquez, con il suo sogno-utopia (ora in via di parziale realizzazione) di costruire un Museo della Guerra, che raccogliesse reperti e cimeli di tutte le guerre del mondo.
Questa figura fornisce a Magris la possibilità (o il pretesto) di affrontare tutta una serie di rivoli, racconti e narrazioni su ulteriori conflitti e violenze varie.

Ora, la passione civile e il fare i conti con la storia li giudicherei in astratto come meritevoli e positivi. E nessuno dovrebbe essere (sempre in astratto) condannato per aver scritto romanzi od opere magmatiche, destrutturate e contraddistinte da scrittura barocca.

Eppure qui non funziona, non va.
Intanto mi viene complesso giudicare Non luogo a procedere come un romanzo, ma non perché ci sia qualcosa di nuovo o sperimentale che lo supera e lo mette in discussione.
Questo libro è popolato di nomi e figure, ma a mio modo di vedere non vi è alcun personaggio. Nemmeno uno. Anche quelli che dovrebbero essere i principali (De Henriquez, di cui comunque non si fa il nome, e la sua assistente Luisa) sono privi di personalità e profondità, non suscitano alcuna empatia, meccanici nelle loro elucubrazioni e motivazioni, fondamentalmente perché sono meri strumenti nelle mani di uno scrittore esageratamente invadente e compreso nella realizzazione di un suo programma stabilito a tavolino.

Le varie storie-satellite si muovono nei territori dell´esotico, del curioso, dello pseudo-poetico, senza mai secondo me interagire veramente con la vicenda principale, o aprire squarci e rivelazioni di senso.
Ok, la guerra è brutta. Ok, la morte è crudele. Ok, l´uomo crea la guerra, quindi è brutto e crudele.

Questo anche a causa della scrittura barocca, cupa come un tizzone, involuta, e che spesso
nell´affastellare sostantivi, aggettivi, allitterazioni, e profluvi di altre figure retoriche sceglie la soluzione più facile, fragorosa e in ultima analisi scolastica, come in un esordiente che vuol mostrare al mondo di aver studiato, di saperci fare.

Ora, nel Magris saggista, editorialista, germanista da me ogni tanto letto, spulciato, ho trovato ricchezza di spunti, chiarezza di pensiero e di scrittura e anche una certa misura, quindi direi che in discussione sono le riuscite di questo libro, il progetto e come è stato realizzato.
Leggo che si tratta di opera che è costata all´autore anni di lavoro. Troppo forse? Fallimento per troppo amore e poca lucidità? Troppo spazio a ricercatori e ghost writer a latere? O al contrario, troppa ricerca fatta da sé che ha lasciato poco spazio alla distanza, a una rielaborazione rigorosa e strutturata? Nulla di tutto ciò?

Penso che un Magris che raccogliesse alcuni di questi materiali e aneddoti e ne facesse editoriale, singolo brano, spezzone o addirittura occasione di divulgazione orale sarebbe ben più efficace, perché la materia grezza di cui è costituito il libro aveva e ha un potenziale poi totalmente disatteso dagli esiti (anche qui, si faccia un confronto con Conforme alla gloria che partendo da storie tutto sommato non dissimili applica una ben maggiore disciplina e volontà di porre degli argini a favore del lettore e in ultima analisi di se stesso, come scrittore, come romanzo).

Da parte mia è stata lettura faticosissima (senza che la fatica mi ripagasse anche solo ogni tanto con qualcosa di nuovo o di sentito o di emozionante o di abissale o di poetico) e direi in certi passi discretamente insulsa. Forse il vero Magris sta da un altra parte. Non lo so. Immagino lo scopriranno altri. Io ho già dato.

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