LE ANTICIPAZIONI. VARVELLO. SHALEV. AGEE. BOURGET. GONCAROV

SENZA PARTICOLAR COERENZA






Non cambio il nome della rubrica ma parlo qui di libri appena usciti o in uscita imminente, che hanno come comun denominatore solo il fatto di avermi incuriosito. D´altra parte è come girare in una libreria e toccare, annusare, sfogliare. Non sempre c´è un criterio e anzi dà soddisfazione rinunciarvi scientemente.

Inizio da un´uscita italiana recente che mi ha attirato grazie al titolo. La vita felice di Elena Varvello, per Einaudi.
Scrittrice e poetessa dalla produzione parca, la Varvello passa a una Big con questa sua storia di adolescenza, drammi e violenze, di ambientazione provinciale, una chiara presa di distanza dal titolo consolatorio.
Tra critica e lettori ho sentito paragoni interessanti: Ricci sul Messaggero parla di scrittura carveriana, altre vedono suggestioni Ammanitiane. Da guardarci dentro, insomma.

Altra scrittrice, altro paese: nei miei giri per la letteratura irsraeliana - e non ne ho letto poca - ho finora sempre trascurato Zeruya Shalev,
Riparo se non altro incuriosendomi e segnalando il suo ultimo romanzo Dolore, nuovamente da Feltrinelli come i due precedenti.
Come molto spesso nel romanzo israeliano, si mischiano i piani sentimentale e sociale-politico, abbiamo qui un attentato che ha ferito (fisicamente e mentalmente) la protagonista Iris, e un vecchio innamorato che torna.
I due piani insomma dialogano: Iris è allo stesso tempo vittima e carnefice (nei confronti della propria vita famigliare, messa in pericolo da questo vecchio/nuovo amore), il dolore del titolo rischia di essere sia subito che arrecato.
La scrittura della Shalev mi pare elegante e trattenuta, forse più piana rispetto a un Yehoshua o un Oz. Credo che lo guarderò con attenzione.

Mi sposto repentinamente per un americano che direi sta tra il parimenti trascurato e il "in via di riscoperta". Si tratta di James Agee, scrittore e sceneggiatore, precursore di un certo tipo di non-fiction poi perfezionata dai vari Capote, Didion, Wolfe (mi riferisco chiaramente a "Sia lode ora a uomini di fama" suo esteso reportage sulla vita dei coltivatori di cotone alla fine delle morse della Grande Depressione).
Agee ha vissuto una vita breve e tormentata, e ha lasciato nel romanzo in particolare due "testimonianze" che Il Saggiatore sta opportunamente riportando in libreria.
Lo scorso anno è uscito Una morte in famiglia (che fu un Premio Pulitzer postumo) e ora è il turno de La veglia all´alba, che fu finalista del National Book Award.
Si tratta di una classica storia di formazione, che si svolge in un solo giorno e segue una sorta di tormento e iniziazione spirituale di Richard, un dodicenne in cambiamento verso i turbamenti dell´adolescenza.
Per quanto la trama sia praticamente inesistente - si tratta comunque di un romanzo breve - viene descritto come una toccante e fulminante introduzione alla scrittura di Agee, poi compiutasi più pienamente nel romanzo che citavo sopra.

Rimango nei dintorni di classici, pur cambiando epoca e paese.

Paul Bourget fu scrittore francese vissuto a cavallo di 800 e 900, seguace del realismo psicologico in opposizione al naturalismo di Zola, Bourget è stato sempre scrittore di ideologie e teorie, uno di quelli che oltre a mostrare pare sempre intento a di-mostrare, cosa che forse ne ha fatto invecchiare
l´opera rischiando di renderla lontana da una sensibilità attuale.
Detto questo, lo si continua a tradurre e riproporre, e ora tocca a Rizzoli ristampare per BUR il classico Il senso della morte, dove si seguono le vicende di un chirurgo di chiara fama, messo di fronte alla tragedia della prima guerra mondiale, che "gli" riempie di feriti l´ospedale, e a dubbi di natura esistenziale (l´amore per la giovanissima moglie e la consapevolezza di non poterle sopravvivere, le domande sulla propria fede).
Le questioni sono di quelle fondamentali: il dolore e la sua legittimità, la religione, il senso stesso della vita.
Secondo alcuni il testo (come altri dell´autore) sconta eccessi di ideologizzazione e melodrammaticitá, secondo altri si tratterebbe di un piccolo classico da riscoprire, A noi - a voi - la scelta.

Un classico senza se e senza ma è fuor di dubbio Ivan Goncarov. 
La sua fama è senza dubbio legata a Oblomov, ma ora Fazi tenta il colpaccio riproponendo Una storia comune che fu il suo esordio e che lungamente è stato dimenticato - a torto, riterrebbe Tolstoj che chiosò così "Una delizia, leggetelo tutti".
La storia ruota attorno al giovane sognatore Aleksandr che si trasferisce dalla provincia in città, ed entra in contatto con lo zio Pjotr, pragmatico e capitalista.
La dialettica è appunto quella dell´incontro e scontro tra due mondi: quello del denaro e dei valori reali contrapposto alla visione spirituale e idealistica di Aleksandr.
Credo che il consiglio di Tolstoj valga più del mio e in effetti il libro l´ho già preso.

Per il momento finisco qui, ma tornate su queste pagine, perché altre anticipazioni si annunciano, per l´estate e anche per la ripresa autunnale. Stay tuned.

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