MUSICA. GIRL NAMES - ARMS AROUND A VISION

ITERAZIONI





Per fan di: Joy Division, Sonic Youth

Altri riferimenti: Bauhaus, Mission

Partendo da territori psyc-pop e di chitarre "jingle-janglanti" i Girl Names "invecchiando" e diventando pian piano più importanti si sono avvicinati a territori più cupi, dark-wave e post-punk e il loro ultimo album Arms around a vision ha goduto di ottima critica e già dal primo ascolto mi è sembrato lavoro compatto e riuscito. Quindi vediamocelo insieme.

Reticence: attacco forte di chitarra psyc-martellante, dopo un minuto circa il ritmo cambia come se tutto quello che abbiamo sentito fino a quel momento fosse stata una sorta di intro. I saltellamenti sono tipicamente new-wave, il ritmo e le melodie suonano fiche e attuali, uno spirito dei tempi post-punk e post-Depeche (il vocione del cantante) e post-filone Kaiser Chiefs e Bloc Party (quando erano in forma). Speculare all´""intro" strumentale, una coda che ci accompagna fuori da quello che è un ottimo gancio per iniziare un disco.

An artificial spring: piglio quasi Strokes in partenza, in questo caso il gruppo si concede un ritornello vero, dalle tonalità quasi New Order su ritmo motorik e sferragliate di chitarra. Ritmi e voce in costante sincope, la canzone vive poi di lunghi momenti lisergici prima delle aperture corali e del finale sfumato.

Desire oscillations: inizio "dronico", poi arpeggio di chitarra rock che potrebbe ricordare addirittura i primi Cult. Melodia spiccatamente new-wave, su voce che si situa tra Arctic Monkeys e Horrors. Nuovamente andamento Motorik. Alla terza canzone diventa chiaro che a questi Girl Names non interessano tanto i ritornelli, bensì il tono generale. Momenti alla Sisters Of Mercy o Mission ci conducono a una coda nuovamente strumentale e piuttosto ipnotica.

(Obsession): breve strumentale atmosferico/arioso a base di tastiere. Tocchi tra wave, techno rallentata e ambient.

Chrome rose: si parte con batteria e inserti di chitarra. Il ritmo è quasi funkeggiante, il basso si fa valere. Ancora una volta una sorta di intro strumentale con effetto "ritardante", entra poi la voce slacker-declamatoria , quasi un´esercitazione sui Fall. La melodia è oggettivamente pochina, ma tutto appare strumentale al disegno di canzone che ha la band. La cosa che appare più simile a un ritornello vive di un´inquietante ripetizione. Il finale è rumoristico, mette la chiosa su una canzone volutamente poco invitante.

A hunger artist: apertura con altro riff-arpeggio rock/wave. Ricorrono fascinazioni dei nomi già fatti fin qui. La melodia si adegua, acida e strascicata, poco accogliente, quasi speaking. Il ritornello vede però un apertura melodica, il cantante si trasforma in una sorta di Gahan dalle oscurità dark-wave. 
Dal minuto 3.40 circa dominano ritmi motorik, tastiere e gran stantuffamento di chitarre.

Málaga: inizio wave con dominio del basso, poi si aggiungono gli altri strumenti tra dissonanze e strisciate di chitarra. La canzone prosegue tra accelerazioni e frenate, il cantante si bea di nuovo del proprio baritono,si alternano parti strumentali, aperture e ripetizioni, in un utilizzo forse voluto di un effetto-monotonia.

Dysmorphia: più oscura e motorik che mai, melodia sprezzante, arrogante. Tensione che nasce dall´andamento ondulatorio e delle volute vocali, con rare aperture a dare respiro alla canzone, comunque tra le più brevi (tra quelle cantate) dell´album.

(Convalescenze): altro breve strumentale, viene ripreso il tema della precedente (Obsession), evidentemente i Girl Names non hanno paura delle ripetizioni, e gli interessa costruire un atmosfera, e osano abbastanza evitando comunque di annoiare l´ascoltatore.

Exploit me: inizio di tastiera, poi entrano basso e batteria, effetti ipnotici e oscuri percorrono la canzone, il cantante assomiglia nuovamente a Gahan e si esercita in una classica melodia-wave. Il ritornello è più definito e distinguibile che in altre canzoni, più catchy e quasi adatto a un singolo.

Take out the hand: partenza atmosferica, poi chitarra sferragliante e batteria marziale. E ancora wave, il cantante declama sicuro di sé, gli inserti di chitarra brillano, il ritornello batte, aspro come il resto della canzone, ma senza rinunciare alla melodia. Nuova coda strumentale di basso-batteria e chitarra, molto in terreno New Order.

I was you: partenza rallentata e molto scura, spezzettata, poi echi di Sonic Youth e rumorismo, prima che l´insieme scatti e prenda ritmo, degna chiusura dell´album, propagandone suono e scansioni, prima di un finale strumentale quanto mai indolente.

Voto (max. 5 stelle)







Punti di forza: costruzione delle atmosfere, perizia strumentale, ottima produzione, songwriting compatto

Punti di debolezza: direi pochi, certo i Girl Names non si nascondono dietro un dito, nel basarsi molto su loop, ripetizioni, iterazioni

Canzone da cui partire per farsi un´idea: An artificial spring

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