LIBRI E RECENSIONI. VLADIMIR NABOKOV - LA VERA VITA DI SEBASTIAN KNIGHT

NABOKOV E UN LIBRO DI LIBRI





Non è che venti o trent´anni fa tutti leggessero subito o subito e solo o solo classici. È che non esistevano i Blog.
Non esisteva quindi questo incessante dichiarare le proprie letture e propensioni, che vale anche come ammissione di limiti.

Per cui, questo è solo il mio terzo Nabokov, ed il terzo capolavoro, da cui deriverei che Nabokov scrivesse solo capolavori, o di dover leggere solo Nabokov.

La vera vita di Sebastian Knight passa per essere il suo primo romanzo scritto direttamente in Inglese, e in effetti qui si parla di uno scrittore russo che scrive i propri romanzi in inglese. Ma questa è anche l´unica lettura semplicistica che si possa dare del romanzo.

Nella postfazione - utilissima - Manganelli parla di una "macchina" (romanzesca) "complicata e inutile". Oh, quanta verità. Te lo chiedi, da lettore ingenuo, incolto e immerso nella contemporaneità, cosa abbia spinto Nabokov a scrivere di un personaggio che - non scrittore - cerca di ricostruire la nebulosa biografia del fascinoso e sfuggente fratellastro - scrittore - pescando peraltro a mani basse nei suoi bellissimi libri (immaginari) di cui vengono citati profusamente ampi passi (con una scrittura, come dice Manganelli, ben più colorata di quella sobria e quasi raggelata che Nabokov attribuisce allo pseudo-autore della pseudo-biografia).

(Il bravo recensore deve specificare che Knight significa Cavallo, come negli scacchi, che il protagonista porta l´iniziale V. come Vladimir e chiaramente ci sono tanti altri di quei giochetti che Nabokov amava ma che per fortuna non cauterizzano e calmierano la sua scrittura).

Dove eravamo? Roba da far venire il mal di testa a Calvino.Libri nei libri, giochi di trame etcetera. Nabokov comunque dispiega qui il proprio talento a piene mani, quello comico, quello tragico, le scene di massa (memorabile il viaggio in treno del fratellastro nel finale), gli equivoci (onnipresenti), gli infingimenti e scambi di persona,i doppi, le lingue spurie messe in bocca ai personaggi, Di cosa voleva parlare veramente Nabokov? Voleva farci avere le sinossi dei libri che non ha avuto il coraggio di scrivere? Giocare? Fare la parodia del formalismo russo - il che pare una frase di una canzone di Battiato (e secondo me le due cose c´entrano)?

Non lo so. Ma questo è un libro raffinatissimo, ricco di intelligenza e di emozione, che credo abbia influenzato generazioni di scrittori (ne dico uno perché lo so: Amis) e che va letto. Va letto.

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