LIBRI E RECENSIONI. RICHARD STERN - LE FIGLIE DEGLI ALTRI

NON SEI LOLITA

Recensireilmondo



Quello che chiamerei l´effetto-Stoner porta gli editori a portare nelle nostre librerie romanzi di scrittori americani ammirati dai colleghi, con l´aria di "segreto meglio custodito della letteratura USA" e immancabilmente poco conosciuti da noi.

Abbiamo avuto Salter (bene), Williams con Harold Roux (benino), Carpenter (il migliore di tutti) ed ecco che ora Calabuig (una costola di Jaca Book, molto bello il formato "orizzontale" del libro) ci fa conoscere Richard Stern, amico e se vogliamo mentore - il perché é spiegato nella prefazione - di Philip Roth.
É lo scrittore di Newark a definire questo Le figlie degli altri con un paragone decisamente importante. É come se Cechov avesse scritto Lolita.
Di solito non contraddico Roth, ma se di Cechov ci può essere qualcosa nella "descrizione di interno borghese", non ho visto o sentito riflessi di Nabokov e della sua storia (im)morale e conturbante.

Abbiamo qui un professore di Harvard nel mezzo del cammino della propria vita, infelicemente sposato, padre di famiglia, che si innamora - ricambiato - di una giovane studentessa, mi pare che a Stern non interessi però riempire di interrogativi etici la storia d´amore, descrivere la "caduta"
dell´uomo e la perdita dell´innocenza dell´adolescente (Cynthia, così si chiama la studentessa, innocente non lo é mai), mi sembra che invece sia molto attento nel descrivere le conseguenze di questa situazione su chi sta intorno alla coppia, le rispettive famiglie, il matrimonio di lui che si disfa definitivamente, la necessità (e la difficoltà) di continuare una vita normale e di provare a giudicarsi "Non troppo male".
Inoltre, mi sembra che ci sia in Stern una ricerca e analisi solidale di alcune classiche contraddizioni e meschinità da uomo: la pigrizia dominante nei rapporti di forza casalinghi, la difficoltà a scegliere, e (certamente) l´infedeltá.

Stern scrive benissimo, forse troppo (dalle frasi scolpite si passa spesso a quelle più propriamente e manieristicamente infiorettate) e ha mano felicemente realistica nelle descrizioni di interni borghesi (compresa la vita universitaria), come dicevo sopra.
Peraltro nel continuo rimuginare scientifico del professore-protagonista ho ritrovato alcune tendenze del Richard Powers che verrà (non so se involontarie, cioè ignoro se Powers abbia mai letto Stern).

Detto di questi pregi e difetti, é un romanzo valido ma molto di cervello, solo in poche pagine ci si imbatte in emozioni vere, in pulsazioni di vita e dolore, in ultima analisi per comprendere l´ammirazione incondizionata di Roth si dovrebbe forse leggere altro di questo scrittore o scandagliare meglio il loro rapporto di amicizia.
Io ho trovato come dicevo un libro valido, ma certamente non irrinunciabile.

Commenti

  1. Nel romanzo si parla di psicologia: chi sa dirmi cos'è?

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