LIBRI E RECENSIONI. JUAN JOSÉ SAER - CICATRICI

LA CUPA PIOVIGGINE


Cicatrici (La nuova frontiera)


Argentino trapiantato a Parigi, Juan José Saer detestava il latinoamericanismo pittoresco in letteratura, il realismo magico, tutto ciò che odorava di stolidamente esotico.
Leggendo questo romanzo in quattro racconti si sente, si capisce: non ve ne é in effetti traccia, sostituiti (il pittoresco, l´esotico) da atmosfere cupe, da un senso di costanti decadimento e disperazione, di presa di coscienza dell´assurditá delle cose, che dà il tono alla narrazione.

I quattro racconti di cui si compone Cicatrici (che é comunque opera unitaria, non una semplice raccolta) rispecchiano quattro diversi punti di vista e hanno in comune alcuni personaggi e una sorta di evento chiave, un assassinio (il marito uccide la moglie a fucilate dopo una battuta di caccia alle anatre) che - nella sua versione reale, letto sul giornale - fu lo spunto che aveva ispirato lo scrittore.

Uno dei veri protagonisti é la città di cui si narra - Santa Fé (che non viene nominata) - scura, buia, cisposa, costantemente spazzata dalla "pioviggine", in un atmosfera quasi da Blade Runner, o più realisticamente da noir americano; in questa scena si svolgono le quattro storie, o meglio vengono dispiegati i quattro punti di vista: il giovane cronista Ángel in rotta con una madre troppo sensuale, il giocatore d´azzardo Sergio, il giudice Ernesto - non a caso traduttore amatoriale del Ritratto di Dorian Gray - infine l´assassino Luis Fiore.
Con grande maestria e partecipazione lo scrittore riesce ad adeguare il tono al modo di vivere dei personaggi: cinico/picaresco (e vagamente ispirato a Chandler) per Ángel, elegantemente dissoluto per Sergio, cupo e paranoico per Ernesto, secco e diretto (come un Jim Thompson o un Brautigam) per Luis Fiore.

Viene fuori una sorta di "trattato" in forma di storie sull´insensatezza della vita, lo spreco della quotidianità, dove il nichilismo viene appena temperato da una sorta di assurdo idealismo dei personaggi (per Sergio la religione del gioco d´azzardo e l´etica della scommessa, per Erenesto la missione plenoastica di tradurre il Dorian Gray, per Luis Fiore la volontá incrollabile di cacciare le anatre, nonostante le resistenze della moglie).

Le parti di Sergio e Luis Fiore sono magistrali, lo é poco meno quella di Ángel e solo nella terza narrazione - dove prende la parola il giudice - ho trovato un po´pesante l´allegoria dei gorilla e ripetitiva la struttura.

D´altra parte Saer aveva appena 32 anni quando ha scritto e pubblicato Cicatrici. Se tanto mi dà tanto, ho trovato uno scrittore sudamericano stupendamente alternativo (al filone più tradizionale), probabimente associabile alla "cordata cupa e dell´assurdo" dei Sabato, degli Arlt, dei Piglia e da seguire nella sua evoluzione, grazie anche a La nuova Frontiera che ne sta riproponendo l´opera.

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