LIBRI E RECENSIONI. ESHKOL NEVO - SOLI E PERDUTI

CON SENTIMENTO E LEGGEREZZA


Soli e Perduti



Nevo sta attraversando con stile e varietà di ispirazione i percorsi della letteratura israeliana; il suo libro credo più noto e apprezzato é stato La simmetria dei desideri, che a mio modo di vedere era quel tipo di romanzo europeo sentimentale ma non melenso, leggibile ma non corrivo e capace di affrontare con leggerezza temi importanti come amicizia, amori, destino, casualità, che ad esempio riesce bene agli inglesi e penso qui al miglior Coe, a Nicholls, Lanchester, allo stesso Hornby.

In questo Soli e Perduti (ma non é la prima volta in carriera) troviamo un Nevo molto più tipicamente israeliano, pronto - sperabilmente tra molti anni - a farsi passare il testimone da Yehoshua al quale lo accomunano l´abilitá nel parlare di sentimenti (nello scrivere d´amore) senza però mai lasciar fuori la realtà israeliana contemporanea, oltre che una mano particolarmente felice
nell´usare (senza abusarne) simbolismi e allegorie, specie quando si affronta (inevitabilmente, direi) la tematica religiosa.

Soli e Perduti ha in comune con l´ultimo Yehoshua (La comparsa) anche il mettere al centro (o comunque in posizione prominente) come in una sorta di cortocircuito il tema dell´ebraismo ortodosso e della sua influenza nella vita di tutti i giorni delle persone in una società per il resto moderna, fortemente avanzata.

Affrontate queste similitudini e supposte derivazioni, si può tranquillamente dire che Soli e Perduti é un romanzo riuscito, poetico (ma di buona poesia), ricco di umorismo e piccole grandi tragedie personali affrontate con pudore; Nevo domina nuovamente con abilità una certa quantità di personaggi (Ben Zuk dal passato tormentato e assistente del sindaco, la selvaggia Ayelet, la comunità di Russi "nuovi immigrati" che si trasferisce nella città dei giusti, l´ornitologo Naim, il sig. Mendelstrum deus ex machina della vicenda, che vuol far costruire nella città una sala da bagno rituale da dedicare alla moglie morta), alcuni dei quali non facilissimi proprio per il contenuto simbolico che si portano dietro.
Eppure poco o niente sfugge di mano allo scrittore, anche i momenti in cui sarebbe facile cadere nel patetico o nel pesantemente metaforico Nevo lascia che siano i personaggi e la narrazione a convincerci, li rende veri, vicini, terribilmente umani e imperfetti.

Per far comprendere quella sua qualità profonda e lieve, sintetica ma mai sentenziosa nel descrivere stati d´animo e il semplice fluire della vita nei pensieri, mi/vi regalo una piccola citazione che trovo appropriata, a parlare (o pensare) é Ayelet, donna sensuale e mai doma:

"...e (sottointeso:lei) rimandava il resto, ogni volta insegnandogli un altro segreto intimo..., l´idea che se il Kibbutz aveva ucciso la fede ebraica avrebbe per lo meno dovuto proporre un valido rimpiazzo, non abbandonarli così, perplessi, e cosa, fra la strofa e il ritornello di Penny Lane, riempie di pura felicità chiunque l´ascolti, e perché la musica, secondo lei, era l´unica religione a cui valeva ancora la pena di credere, se Dio esisteva doveva essere un DJ"

Mi pare insomma che a Nevo sia riuscito un altro libro pieno e partecipativo, ricco di idee e in qualche modo "istruttivo" (sulla società israeliana, le tradizioni, il contrasto tra modernità e queste ultime) ma in cui é comunque facile ritrovarsi, commuoversi, identificarsi, soli e perduti come i personaggi di cui si parla.


Commenti

  1. Andrea Voiello11 gennaio 2016 10:50

    Grande Marco: grazie. Ai tempi avevo letto Simmetria, che mi era piaciuto moltissimo, e speravo che si confermasse. Ho lì anche Neuland, ma deve essere un Nevo diverso.

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