LIBRI E RECENSIONI. LUCA DONINELLI - LE COSE SEMPLICI

LUCA DONINELLI E I MASSIMI SISTEMI




Le cose semplici


Riferimenti: La Bibbia, la Divina Commedia, i Promessi Sposi, Mondo Nuovo, 1997 Fuga da New York.

Ogni tanto tornano, il sogno e l´ambizione del Grande Romanzo Italiano. Non basta la dimensione, la lunghezza (altrimenti concorrerebbe anche Moresco, che però mi pare sia focalizzato in maniera differente) ma ci vuole anche una certa aderenza ai temi della modernità, una volontà di affrontare in maniera diretta e a volte saggistica i temi dell´attualità, la politica, la cronaca, fino alle scienze, la religione, il male, i massimi sistemi.

Ci aveva provato Genna con Dies Irae, fallendo su diversi piani pur nell´ambito di un´operazione fascinosa, condotta poi in tempi in cui non era ancora di moda dichiarare un´ambizione superiore alla dimensione strapaesana, provinciale (anche in senso positivo) che a volte pervade la nostra letteratura, a cui a lungo - secondo me - é mancata una vocazione maggiormente enciclopedica, postmoderna, inclusiva, quello che molto spesso ha caratterizzato analoghi tentativi oltreoceano*.

Ora ci riprova quello che secondo me é un insospettabile: un pensatore un po´ritirato come Luca Doninelli, che certo - da cattolico problematico - non è nuovo a riflessioni "alte" ma altrettanto sicuramente non ha finora frequentato queste dimensioni (in tutti i sensi possibili del sostantivo) del romanzesco.

E nell´anno 2015 se ne esce con Le cose semplici, un romanzone di 800 pagine, distopico, utopico, che non teme il confronto con i sopra citati massimi sistemi, la riflessione scientifica e teologica, le grandi (immense) domande, l´identità di Dio, la fede, l´atteggiamento del cattolico o dell´ateo nei confronti del dolore e della distruzione (del mondo, in questo caso), la morte, l´amore, e ancora molto altro, vedete anche quali modesti riferimenti ho (altrettanto modestamente) ricostruito, riportato sopra.

Molto in breve, si immagina che il mondo vada in rovina, imploda su se stesso (ecco la parte distopica) per...per un micidiale miscuglio, incrocio di sofismi, pressapochismo, edonismo, conformismo, individualismo degli esseri umani.
Poco prima del crollo nasce la storia d´amore tra il protagonista - letterato problematico e programmaticamente "senza qualità" - e la geniale giovanissima matematica Chantal.
Il disastro li dividerà, lui in una Milano trasformata in giungla urbana (tra le pagine migliori e più avvincenti del romanzo quelle dedicate alla "traversata" della città verso il quartiere cinese, pagine davvero dantesche o manzoniane) lei a New York, impegnata in una difficile ricostruzione delle arti e dei valori (ecco la parte utopica), la "santa Chantal" (attorno alla sua figura girano le pagine e le questioni teologicamente più profonde e anche impervie) che per indirizzare tale rinascita ricorre appunto alle cose semplici citate nel titolo, il lavoro manuale, la necessita di tramandare i grandi interrogativi morali ma anche i principi della manualità, per esempio della semplice progettazione di un mobile in legno massiccio.
Di tutto questo leggiamo in una serie di quaderni scritti direttamente dal protagonista, più altri documenti e trascrizioni di discorsi "curati" dal di lui figliastro Mark.

Come vedete non manca la carne al fuoco, inoltre Doninelli davvero prova a "includere" tutto, una torma di personaggi spesso bizzarri quasi pynchoniani (o meglio, una interpretazione doninelliana e un po´piú austera del metodo pynchoniano), vere e proprie parti saggistiche, digressioni religiose, una lettura densa e non proprio elementare.

E no: neanche a Doninelli riesce appieno tenere dietro alle proprie ambizioni, intanto non é credo uno scrittore baciato da un particolare talento linguistico, dà il meglio nella parte ambientata nella Milano post-rovina, ma fatica un po´a tenere alta la tensione e viva l´attenzione, questo anche a causa di alcuni difetti strutturali, rallentamenti, frammentazioni eccessive della narrazione.

Però era un tentativo che andava fatto, é un libro molto diverso da quelli che si leggono abitualmente e anche differente dalle tante (troppe?) distopie che si trovano in libreria attualmente, ragionevole ma un po´esagerato tentativo di sfruttare o far fruttare un filone apparentemente apprezzato dai lettori.

Doninelli va capito anche nel suo parziale - meno fragoroso di quello di Genna - fallimento, le domande rimangono senza risposta ma questo era chiaro, ma se non altro c´è il coraggio di affrontare il cimento e di farlo in una forma romanzesca, una forma che non esclude l´intrattenimento del lettore e le ragionevoli dosi di amore, romanticismo, violenza e sesso che - dalla Bibbia in poi  - ci si aspettano da qualsiasi narrazione (o dalla maggior parte di esse).

Non credo che questo libro sarà molto letto - forse verrà più recensito e discusso, magari entrerà in qualche cinquina o dozzina eccellente - ma vale la pena che sia stato scritto e pubblicato, e vale la pena credo affrontarlo problematicamente, anche facendo fatica, e discuterlo.

* semplifico un po´ chiaramente la discussione sul romanzo postmoderno-distopico-enciclopedico.

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