LIBRI E RECENSIONI. ANNARITA BRIGANTI - L´AMORE È UNA FAVOLA

GIOIA (DI VIVERE)



Avevo conosciuto (come scrittrice, come giornalista la seguivo già) Annarita Briganti e il suo personaggio (autobiografico) #Gioia con Non chiedermi come sei nata, del 2014.
Si trattava di un romanzo vero, vivace e drammatico, la storia di una maternità mancata e delle vite di una giornalista-precaria-piena di passione; per quanto riguarda l´elemento drammatico, esso non portava mai alla commiserazione o a una cupezza eccessiva, anzi da ogni pagina emergevano voglia di vivere, di combattere, di raccontare e confessare.

Le stesse qualità e caratteristiche si trovano in questo nuovo L´amore è una favola dove torna Gioia, alle prese coi suoi (benedettissimi) impegni, la ricerca dell´amore, il circolo delle amiche, la letteratura, la musica, una vita "in solitaria" in mezzo alle folle, tra presentazioni, premi letterari, viaggi nell´Italia della cultura (dove soldi, si legge in sottotesto, ne girano pochini).
Come nel primo libro, la scrittura di Annarita Briganti è vivace, sciolta, sveglia, attenta alla modernità (prodotti, inglesismi, gerghi, ogni tanto la ricerca della "frase scolpita", dell´aforisma da Facebook) ma mai sovraccarica, mai pedante.

Il lettore si trova trascinato in quella che è fondamentalmente una storia d´amore, una narrazione al femminile dove non manca l´ironia ma non si trova l´accondiscendenza morbida e talvolta consolatoria del chick-lit.
La scrittrice descrive le cose come sono, non nega i dolori, le viltà, le bugie, le violenze psicologiche, i corpi e le loro esigenze (cibo, alcol, sesso) e non ha neppure troppa voglia di riderci sopra, la consolazione nasce dal riscoprirsi, dal superare i propri limiti e trovasi ammaccati ma migliori, e riesce al contempo a non ricattare psicologicamente il lettore, perché il tono su cui è condotta la narrazione - il tono di Gioia - è quello di una donna che desidera combattere, essere amata e (assolutamente) decidere.

Racconto al femminile, dicevo, che penso possa piacere (e addirittura "aiutare", sostenere) appunto a un pubblico "omologo". Ma anche io da maschietto ho (nuovamente) apprezzato.

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