Passa ai contenuti principali

LIBRI E RECENSIONI. DAVID LAGERCRANTZ - QUELLO CHE NON UCCIDE (MILLENNIUM IV)

FAMILIARITÁ E DECADENZA






La mia sfida con questo Quarto capitolo di Millennium é stroncarlo senza fargli troppo male. Voglio dire: non c´é più Larsson e c´é Lagercrantz (giornalista piacione e biografo di Ibrahimovic) e allora vale il giochino "Ma cosa direi se fosse un romanzo nuovo a sé, non legato a Millennium?". Ma non funziona perché ci sono Lisbeth e Blomqvist e le loro storie e l´ereditá di Zalachenko ed é chiaro che non riesci a essere così distaccato.

Diciamo questo: consola che ancora essere uno scrittore vero abbia un senso, Lagercrantz ci mette tanta buona volontà ma rispetto a Larsson manca di raffinatezza, va giù con l´accetta, la trama fa acqua da tutte le parti, i passaggi logici vengono risolti affidandosi furbescamente all´Hackeraggio, perfino la lingua (che in un giallo di questo genere non dovrebbe essere così caratterizzante) é troppo piatta e ordinaria rispetto a Larsson ma anche ad altri giallisti svedesi della "scena". Compreso un terribile "che la metà basta" (spero sia colpa del traduttore).

Insomma, tutto male?
Ma no: in un contesto di lettura disimpegnata e abbandonate circa a pagina 80 le speranze che Larsson abbia trovato un proprio degno epigono, qua e là ci si diverte, Lisbeth é sempre lei, Blomqvist é ben "inquadrato", alcune scene funzionano, la ripresa là dove Larsson aveva abbandonato (con la allora non meglio identificata gemella di Lisbeth) é intrigante.

Il problema é che leggendo Larsson si aveva molto di più, intanto un´altra gestione della tensione ma anche  - come tipico per il giallo svedese - una documentazione spesso molto precisa di storture della società e della economia svedesi, elemento che con Lagercrantz sparisce (forse non ha altrettanta passione civile).

In altri termini: si può leggere, ma Millennium - quello vero - probabilmente finiva con il terzo, accettata questa premessa chi é terribilmente orfano di Lisbeth e Blomqvist può accomodarsi qui, senza troppe pretese ma anche senza troppo timore di rimanere supremamente deluso.