IL GRANDE ROMANZO ITALIANO E L´INFINITA FASCINAZIONE

LA DISCUSSIONE SUL MAGAZINE DEL SOLE24ORE


Rercensireilmondo


Lo speciale uscito questa settimana sul Magazine del Sole24Ore su Franzen e sul Grande Romanzo Americano e sull´aspirazione al Grande Romanzo Italiano è decisamente interessante. D´altra parte vedere un romanziere in copertina è cosa rara e già di per sé gratificante e di discussioni di ottimo livello come queste si sente secondo me il bisogno. Un mio breve riassunto e qualche mia considerazione sul tema del Grande Romanzo Italiano.

Il critico Matteo Marchesini si scatena in particolare contro Nicola Lagioia e Antonio Moresco. Più in generale l´accusa:
- scimmiottando modelli esteri, lo scrittore italiano presuppone di dover inserire nel proprio romanzo elementi presi dalla storia recente (il G8, l´11 Settembre) per dare uno sfondo sociale/attuale/catastrofico e/o premere sul ben noto pedale apocalittico. Ma non essendo capace (e di base Marchesini critica anche in una riga DeLillo per aver voluto a volte appiccicare i Grandi Eventi alla trama dei propri romanzi) alla fine descrive in maniera arzigogolata e contorta le solite dinamiche della "famigghia" (Lagioia) o rimane in assorta e immobilistica contemplazione del proprio ombelico (Moresco)
In positivo, Marchesini si ricollega a una nostra tradizione di romanzo solido, compatto, sociale ma senza bisogno di apocalisse o meglio "finito in se stesso" (ovvero sociale nella maniera in cui decide di esserlo senza dover inseguire l´attualità in maniera posticcia) e i riferimenti sono Moravia e I Viceré.

Dal mio punto di vista, mi pare che ad esempio Piperno sia un buon epigono di Moravia e infatti scrive ottimi romanzi borghesi ma non il Grande Romanzo Italiano, per quanto concerne I Viceré il rischio è di doversi trovare a maneggiare una materia così estenuata dalla cronaca (Andreotti, il bacio a Riina, il Berlusca etc etc) da arrivare con il fiato corto e non avere la potenza universale e allegorica di De Roberto. In effetti mi pare che sia certo Noir a potersi appoggiare - con la forza 
dell´esagerazione (?) e della discesa agli inferi - a determinati scenari politico/dietrologici. Ma con esiti diversi e forse meno ambiziosi o meno destinati a essere presi come riferimento.

Di base è difficile dare una risposta e peraltro é tutto da vedere se sia auspicabile scrivere il Grande Romanzo Italiano. Altri esempi positivi - portati da Christian Rocca nell´introduzione e che verificherò quanto prima sono Colombati (1960) e l´ultimo Nesi (L´estate infinita) ma viene citato anche Veronesi (nome su cui personalmente sono molto perplesso), in generale mi pare quindi che i critici del Sole siano a favore di un certo classicismo romanzesco vs. una volontà massimalista e sperimentale.
In generale per quanto sia banale anche per la critica é questione di gusti, ci si potrà scontrare fino alla nausea sulle frasi di Lagioia, se siano solo estetizzanti o se anche vadano a costituire un elemento di fascino e coerente scavo/illuminazione in una/della realtà distorta.

Aggiungo due considerazioni tutte mie

- Una strada abbastanza promettente al Romanzo è quella che definirei "della finanza malefica" o "del management distruttivo". Qui l´apocalisse è limitata all´analisi degli effetti devastanti su morale, psiche e fisico di un´aspirazione a guadagnare TUTTO o del tentativo di essere rispondente a QUALSIASI COMPITO. Mi vengono in mente Waler Siti - Resistere non serve a niente e Francesco Pecoraro - La vita in tempo di pace.
La sfida (vinta da questi due autori) è un´ottima documentazione sugli argomenti toccati, e il lasciare sullo sfondo la grande politica, il grande management, i veri "padroni del vapore" in maniera di mettere al centro l´uomo (essere umano) / protagonista e i suoi dilemmi, ben lontani da quei vertici ufficiali o oscuri che "ci" comandano come manichini.

- Molta attenzione va secondo me anche a quelle opere che propongono un mix di reportage, auto-fiction e romanzo, e che quindi (se riuscite) sono particolarmente efficaci a "informar intrattenendo", banalmente a dirci cose che non sappiamo e - se c´è apocalisse - è ahimè reale e ben circostanziata.

Non so se per caso mi vengono in mente due titoli Laterza, Vanni Santoni con il suo Muro di Casse (la cultura Rave) e Giulio Milani con La terra bianca (la distruzione del territorio al grido di "così dobbiam fare perché ci sia lavoro per tutti")

Staremo a vedere, ma intanto è bello che esistano e persistano queste discussioni.



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